11/11/2016

Il corteggiamento è più veloce con le chat e WhatsApp

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L’evolversi dei costumi sociali è un fenomeno inesorabile. Talvolta i cambiamenti sono lenti ed impercettibili, in altri casi avvengono svolte epocali che fanno compiere un balzo istantaneo. Come in tutti i campi, anche il rapporto tra i sessi non è rimasto indenne: un secolo fa o poco più, sarebbe stato oltremodo sconveniente per una donna, sposata o meno, rimanere da sola in una casa con un uomo che non fosse il marito o un parente stretto. Oggi giovani di ambo i sessi convivono in appartamenti pur essendo perfetti estranei, semplicemente per dividere i costi dell’affitto.

E nelle fasi del corteggiamento, come sono cambiate le cose da quando esistono internet e i social? Bisogna riconoscere che una delle trovate più geniali, nonché più apprezzate dagli utenti, del creatore di Facebook è stata quella d’inserire nei profili di ciascuno la voce “status sentimentale”. In passato, chi voleva fare il primo passo con una ragazza (o con un ragazzo, il discorso vale per entrambi i sessi), doveva in primo luogo informarsi se questa fosse o meno single. Oggi invece i giovani (anche se la possibilità d’indicare la propria condizione di single o meno è opzionale) è come se andassero in giro con un cartello appeso al collo con su scritto “libero” oppure “impegnato”.

Lo stesso meccanismo dei social è costruito in maniera tale da facilitare gli approcci tra sconosciuti, purché con amici in comune: su Facebook è possibile impostare diversi livelli di privacy e filtrare i contenuti da mostrare a seconda se chi guarda il tuo profilo è un estraneo, un amico o un amico di un amico. Non sono poche le persone che inviano richieste d’amicizia ad amici di amici, se li trovano attraenti.

Dai social è possibile risalire anche agli interessi comuni: film, libri preferiti, squadre del cuore, interessi musicali o passioni sportive, tutto ciò che includiamo nel nostro profilo dice qualcosa di noi ed aiuta a conoscerci. In questo modo, si può scoprire molto di una persona pur senza averla mai incontrata faccia a faccia. Se poi questa accetta la nostra richiesta d’amicizia, allora è fatta: avremo libero accesso a tutto ciò che sceglie di condividere sui social.

Non dimentichiamo poi le funzioni chat e messenger: due persone possono dirsi molte cose senza parlarsi a voce, ma scrivendosi. Sono lontani i tempi della ragazzina che in un vecchio spot passava le ore al telefono con il fidanzatino, cantilenando “Mi ami? Ma quanto mi ami?” (mentre i genitori si facevano il fegato amaro sulla bolletta). Oggi la corrispondenza d’amorosi sensi non viaggia più né per posta né sui fili del telefono, ma scorre attraverso le chat o WhatsApp. È più economico, è più intimo (non ci sono sorelle impiccione, fratelli gelosi o genitori ansiosi che origliano) e, per alcune persone particolarmente timide, scrivere riesce più naturale che esprimersi a voce.

Non è più come negli anni ‘90, quando per chiedere ad una ragazza di uscire bisognava chiamarla a casa e sperare che al telefono rispondesse lei e non il padre. Oggi l’evolversi di un rapporto avviene molto velocemente: ci si prende e ci si lascia nel tempo di un clic, con la stessa facilità con la quale è possibile cambiare il proprio status su Facebook da fidanzato a single. E chissà che questo nuovo modo di comunicare non abbia conseguenze più gravi del tunnel carpale o delle infiammazioni ai tendini delle dita provocate dal troppo digitare. Ma in fin dei conti, l’amore, quello vero, non si può fermare con nessuna barriera, ma non si può nemmeno creare a tavolino con un programma.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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