11/11/2016

Mastella e De Mita ritornano insieme per promuovere il Sannio e l'Irpinia

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Solo facendo tesoro del passato è possibile guardare al futuro con fiducia. È questo, in sintesi, l’invito che De Mita e Mastella - di nuovo insieme dopo anni d’incomunicabilità e freddezza - lanciano ai sindaci del Sannio e dell’Irpinia le cui origini politiche risalgono alla mai dimenticata Democrazia cristiana. Con un obiettivo primario: contrastare le politiche messe in campo dai governi nazionale e regionale. Erano infatti loro, Renzi e De Luca, i due convitati di pietra nell’incontro promosso dall’Udc presso l’hotel Traiano, allo scopo di stringere un patto politico-territoriale tra il sindaco di Benevento ed il sindaco di Nusco.

“Quella su cui andremo a votare è una riforma costituzionale - ha affermato De Mita - che non dà alcuna speranza agli Enti territoriali, quando invece, per uscire dalla crisi, è necessario potenziare il governo locale”. “Sono anni che le aree interne combattono contro il napolicentrismo – ha aggiunto Mastella -, oggi c’è bisogno di uno sforzo in più, visto che anche Salerno è sulla stessa linea! Su questo dobbiamo chiamare a raccolta la nostra gente, per affrontare insieme una battaglia compatibile con la nostra storia politica”.

All’incontro moderato dal giornalista Pierluigi Melillo - sul tema “La Riforma imperfetta, le ragioni del NO” - hanno partecipato l'assessore alla Cultura, Oberdan Picucci ed il segretario regionale dell’Udc, Giuseppe De Mita.

Ecco di seguito alcune riflessioni dei due protagonisti. Per il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, se passasse il Sì “ci sarebbe una confusione incredibile. La Costituzione non si può cambiare a colpi di referendum, una scelta fatta peraltro dal presidente del Consiglio: normalmente, il referendum è scelto da chi si oppone alle norme verificate in sede parlamentare. Io credo che se Renzi voleva determinare una condizione ottimale, avrebbe dovuto farla, non a colpi di fiducia, ma col consenso popolare”. E sulla frase pronunciata dal Presidente del consiglio “Tutti assieme per odio rispetto a me”, Mastella ha aggiunto: “Io non odio Renzi, non devo fare più carriera politica. La mia è una battaglia ideale a difesa delle ragioni della nostra democrazia, della nostra libertà, della nostra costituzione repubblicana. Io e De Mita siamo consacrati oggi all’esperienza delle nostre comunità, e lo facciamo responsabilmente. Credo che sia una forma abbastanza strana e strampalata quella di ritenere che “siamo assieme appassionatamente per odio rispetto a Renzi”. Da parte mia non c’è nessun odio; anzi, ho anche motivi di amicizia, di rispetto e di stima: è il mio Presidente del Consiglio. Ma vedere che non si riesce a capire come sarà eletto il nuovo Senato, se con il voto dei consiglieri regionali o col voto popolare; non sapere, ad oggi, neppure come si votano i deputati, se con l’Italicum o altro, beh, è la prima volta che questo avviene in Italia!”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Ciriaco De Mita: “La conversazione fatta in tv con Renzi, mi ha dato la sensazione che egli sfugga alla realtà. La politica è ricerca paziente, individuazione delle difficoltà; direi che la semplificazione c’impedisce di capire. Fra l’altro io mi sarei aspettato, da uno che vuole cancellare la nostra storia, che ci parlasse della sua, perché sono tre anni che governa e non credo che il Paese sia migliorato. Rimproverare quelli che bene o male hanno fatto qualcosa, mi pare che sia più un segno della disperazione che dell’umiltà e dell’intelligenza”. Sulla consultazione del prossimo 4 dicembre, De Mita ha precisato che “stiamo sulla strada del referendum ormai da sei mesi, ma ancora non si capisce né il traguardo né la ragione della corsa. La fretta di presentare una proposta imperfetta, è più la copertura di un disagio, che la risoluzione di un problema. Io a Renzi volevo dare un suggerimento, ma me l’ha impedito: l’abbinamento referendum/legge elettorale è una combinazione disastrosa. Lo stesso Napolitano gli ha suggerito di modificare la legge elettorale, e lui viceversa, secondo me, si aggrappa alla legge elettorale, più che alla riforma, perché la legge elettorale lo innalza alla condizione di una divinità. Quindi lontano dalla terra!”. E ha concluso: “Il solo merito che gli si potrebbe riconoscere oggi, è quello di girare nelle zone colpite dal terremoto”.

GIUSEPPE CHIUSOLO

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