24/11/2016

Il cambiamento comincia dal Sud

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“Questa città è ricca di storia e di bellezza. I sanniti contro i romani sapevano come fare a sconfiggerli”. Con queste parole  semplici e accattivanti, il premier Matteo Renzi  si è presentato al foltissimo pubblico del Teatro Massimo di Benevento, sbucando col microfono in mano da un ingresso laterale del palco. Il suo arrivo, annunciato da una colonna sonora pop, è stato salutato da scroscianti applausi.

Il presidente del consiglio ha spiegato le ragioni del sì alla riforma costituzionale, attraverso filmati e slide, frecciate ironiche agli esponenti del fronte del no, illustrando i dati positivi raggiunti dal suo governo, sbandierando i 656 mila posti di lavoro creati, la crescita del Pil e l’aumento delle esportazioni. “Voglio restituire bellezza, valori e dignità alla politica - ha affermato Renzi - col referendum che punta a tagliare le poltrone costruiremo un tassello importante del nostro futuro. Ho 41 anni, mi sono laureato con 109 e vengo dai boy scout della provincia di Firenze. Se sto qui - ha aggiunto scherzando - vuol dire che la situazione era messa veramente male. Così hanno detto: “Proviamo anche con questo”.

Dalla platea un contestatore, Andrea Maio, candidato al comune nella lista civica di sinistra “Fa Bene”, lo ha interrotto dandogli il benvenuto “nella città dove il Pd ha perso”. Molti gli hanno gridato contro “fuori, fuori”, ma Renzi li ha fermati invitandoli a dire “dentro, dentro”, perché “ascoltiamo tutti e non cacciamo nessuno”. Il racconto del premier ha puntato molto  sulla storia delle bicamerali fallite, sui tanti tentativi di riforma, perché tutti i partiti dicevano che il senato è un doppione inutile e che il bicameralismo paritario andava superato. Ha ricordato che il Cnel (Consiglio Nazionale per l’ Economia e il Lavoro) è servito solo  ad occupare 63 poltrone, è costato un miliardo di vecchie lire in 60 anni senza produrre alcuna legge.

“Qualcuno come Ciriaco De Mita - ribatte Renzi - mi accusa di aver fatto una riforma frettolosa. Proprio lui che ha partecipato a tre bicamerali e sa che ne parliamo da decenni. Altri come Berlusconi temono “l’uomo solo al comando e la deriva autoritaria”. Tra questi anche Casa Pound e ultimamente Totò Cuffaro, l’ex presidente della Sicilia, condannato per collusione mafiosa. Ma molti dimenticano che è stato Giorgio Napolitano, richiamato per la seconda volta al Quirinale, che ci ha invitato a fare le riforme. Come si spiega che oggi quasi tutti gli ex premier fanno squadra contro di me?”.

Dalle ultime file del teatro parte una nuova interruzione. Una giovane militante grillina, Concetta Scarinzi, candidata alle recenti comunali di Benevento, domanda al premier perché non si dimezza lo stipendio e perché ha comprato l’aereo presidenziale. “Attualmente i parlamentari Cinque Stelle e lo stesso Lugi Di Maio prendono il doppio di me - risponde Renzi - io sono favorevole a dimezzare gli stipendi. Anzi propongo di pagare i parlamentari in base alle presenze. Cominciamo intanto a tagliare le poltrone dei senatori. L’aereo del presidente non esiste. Ce n’è uno che serve per le missioni internazionali e sta lì dal 1998. Non ci sono mai salito e non l’ho mai visto. Quando lo utilizzerò le manderò un selfie”.

Nel discorso-show sulla riforma il presidente del consiglio trova il tempo per un riferimento al Sannio. Guardando lo stato maggiore del Pd in prima fila ed in particolare il sottosegretario alle infrastrutture Del Baso De Caro, visibilmente emozionato, ricorda sinteticamente gli interventi del governo. “Negli ultimi due anni – evidenzia - abbiamo destinato a Benevento tre miliardi  euro. Caro Umberto, ti confermo tutti gli impegni presi per la tua terra”. Alludendo chiaramente ai finanziamenti stanziati per l’alluvione, per le grandi opere ferroviarie e stradali, ai 18 milioni di euro previsti per i progetti delle periferie della città e alla decontribuzione annunciata per le imprese del sud che assumono.

Ad accogliere il premier c’erano dirigenti e sindaci del Partito Democratico, semplici militanti e simpatizzanti, alcuni imprenditori, tra cui Cosimo Rummo, Biagio Mataluni, Filippo Liverini, Antonio Minicozzi, rappresentanti del mondo agricolo, come Gennaro Masiello della Coldiretti, il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, quello alla Difesa, Gioacchino Alfano, il presidente della provincia, Claudio Riccil, gli ex deputati Costantino Boffa e Carmine Nardone, il consigliere regionale Erasmo Mortaruolo e la presidente del consiglio della Campania, Rosetta D’Amelio. Il Pd sannita sembra ormai tutto schierato per il sì, perché i bersaniani e i dalemiani, maggioranza all’ultimo congresso provinciale, stanno col segretario nazionale, convinti dalla scelta fatta da Gianni Cuperlo con l’intesa sulla legge elettorale.

La manifestazione referendaria ha provocato le proteste di alcuni movimenti giovanili e studenteschi, schierati per il no e contro il governo, fermati con durezza da un massiccio schieramento di forze dell’ordine. Le misure adottate sono apparse davvero spropositate, per l’ampio spazio bloccato per troppe ore e senza alcun preavviso da parte del comune e della questura, e perché hanno danneggiato le attività economiche di Via Perasso, dei bar e dell’edicola.

La venuta di Renzi a Benevento aveva scherzosamente messo in allarme un giovane tifoso, che, richiamando  presunti precedenti sportivi negativi, aveva visto nel premier il rischio  che portasse “una sfiga pazzesca”  alla squadra di calcio, che si apprestava a scendere in campo nella stesse ore  contro il Brescia. Così,infatti,Scugnizzo69, ha scritto sul giornale on line “Ottopagine” : Mattè, sient a mme…vien n’atu juorn, sabat statt a cas! Poi, invece, la partita è finita con un trionfo da pocker per gli stregoni.

L’intervento del capo del governo ha insistito sul cambiamento necessario. “Siamo ad un bivio - ha precisato - la scelta non è tra sì o no, ma tra sì o mai. Non sono preoccupato per il mio futuro. Abbiamo il dovere di voltare pagina e di continuare il cammino della ripresa. E’ il tempo della velocità. Non possiamo avere un paese vetusto e burocratico mentre il mondo cambia. Anche i costituenti volevano  meccanismi più semplici. Se svoltiamo, incidiamo sulle scelte vere e contiamo di più in Europa. Se il popolo dice no, quando  arriverà un’altra occasione per ridurre i costi della politica? Io speriamo che me la cavo”.

Sullo schermo scorrono le immagini della fiction Rai “I Medici” e le parole dedicate alla costruzione della cupola di Giotto, un’opera importante per la città di Firenze, progettata e realizzata  da governanti che guardavano lontano. Lo spunto serve a Renzi per sottolineare che “l’’Italia è in grado di ripartire se ha un sogno e che la politica deve cambiare le cose”. “Possiamo avere tanti numeri positivi in economia -ha concluso il premier- ma se non cambia la situazione del sud, il paese rimarrà diviso. Per questo il cambiamento comincia dal Mezzogiorno e perciò ho scelto Taormina per il prossimo G7”.

ANTONIO ESPOSITO 

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