07/12/2016

Capitone più che un sindaco

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Certa gente non sa che il capitone è un pesce femmina che può arrivare fino a cinque chili e a un metro di lunghezza, e quindi non bisogna comprare il maschio perché non supera il mezzo chilo e non ha sapore”. Così parlando, alcuni turisti napoletani richiamarono l’attenzione mia e di una specialista di storia antica nel chiostro di Santa Sofia. Erano stati incuriositi dal nome del personaggio di cui discutevamo, Gaio Oppio Capitone, inciso su una epigrafe romana. Un po’ imbarazzata, la studiosa si lasciò coinvolgere: non c’è nulla di strano, si tratta di un importante uomo politico di Benevento, si chiamava Gaio Oppio e aveva il nomignolo di Capitone per la sua testa grande, caput in latino, così come il poeta Ovidio era detto Nasone per via del suo naso lungo. “Importante voi dite - commentò uno dei turisti - ma se a Benevento questo Gaio Oppio era più che un sindaco e permise che scrivessero ’ncoppa ’a ’na preta eterna il soprannome con cui lo sfottevano, secondo me era più… capitone che sindaco!”.

Il gruppo si appartò senza dare all’archeologa il tempo di chiarire che a quell’epoca il soprannome era soltanto un identificativo, privo di senso ironico. Autrice poi di uno studio sulla Benevento romana, lei continuò con me a porgere l’orecchio a quei turisti, passati a discutere i diversi modi di cucinare il capitone. Così, grazie a una epigrafe romana del Museo del Sannio, venni a sapere che nei giorni di dicembre a Napoli, al mercato del pesce fra le due torri di Porta Nolana non lontano dalla stazione centrale, ogni mattina un artista ittico si guadagna da vivere facendo il make up al capo-capitone di ciascun pescatore, cioè quello più grosso da esporre in prima fila sulla bancarella: tenendolo ben fermo, l’artista ittico ne allarga gli occhi troppo piccoli con le forbicine, aggiunge ciglia finte e li colora per renderli brillanti. Spettacolo forse da vedere, anche se per me Porta Nolana è stato sempre un luogo da evitare perché lì i napoletani devoti a una macabra tradizione vanno a comprare ’o capitone trattato a purpetiello, vale a dire preso per la coda, fatto ruotare più volte in aria, sbattuto contro una pietra come si fa con i polpi e ucciso sotto gli occhi dell’acquirente.

Inutili i tentativi della studiosa di riportare la conversazione al tema storico: …importantissimo quel Capitone, un uomo stracarico di cariche politiche come nessun altro nel primo secolo avanti Cristo… fu questore, pretore, interrex, censore… governò Benevento con poteri assai più ampi di quelli del sindaco che avete oggi… una perdita grave per la città, ci pensate…

Ma queste e altre tracce di quel personaggio dal ruolo politico apparentemente sminuito dal soprannome ormai non toccavano più i turisti, che si allontanarono lamentando una perdita per loro molto più dolorosa: “guagliù, ce pensate, alla Duchesca nun ce sta chiù ’a famosa barchetta con le onde del mare blu pittate sul fianco, dove fino a qualche Natale fa i tre fratelli pescatori vendevano il brodo di purpo, saporito e bollente, in vecchie tazze scardate... ormai so’ scomparsi pure loro co' tutta 'a barchetta, c’è rimasto sulo ’o capitone... che peccato!”.     

ELIO GALASSO

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