07/12/2016

Bene i controlli diffusi ma la privacy non si tocca

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Gli autori di fantascienza e le loro opere, siano esse racconti, romanzi, film o serie tv, si dividono fondamentalmente in due categorie: ottimisti e pessimisti. Per i primi, nel futuro (prossimo o remoto), la tecnologia garantirà all’umanità un benessere ed una prosperità quali oggi non potremmo nemmeno immaginare. Per i secondi, invece, l’uso distorto della tecnologia ci trascinerà, un domani non troppo lontano, in un mondo da incubo.

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, i pessimisti presero il sopravvento: l’esistenza di un’arma quale la bomba atomica, in grado di spazzare via intere città in un attimo, lasciava presagire che il genere umano fosse ormai vicino all’autodistruzione e che un ulteriore conflitto sarebbe stato l’ultimo che l’uomo avrebbe visto. In seguito, finita la guerra fredda, i timori si spostarono sulle malattie: non le armi, ma i virus avrebbero precipitato la civiltà odierna in un nuovo medioevo.

Tutto sommato, prevedere certe evoluzioni tecnologiche, soprattutto nel breve periodo, non è troppo difficile: gli esperti d’informatica e di robotica sono in grado sin da ora di dirci quali saranno le invenzioni che sbarcheranno sui mercati nei prossimi anni. Ciò che è realmente difficile pronosticare e che apre la strada a teorie ottimistiche o pessimistiche è l’impatto della tecnologia sui suoi utilizzatori finali, le persone.

Lo sviluppo di armi di distruzione di massa non ha catapultato il mondo sull’orlo di un apocalisse nucleare, ma ha stabilito un complicato e tutto sommato precario equilibrio tra le grandi potenze mondiali. Se oggi abbiamo ancora paura dell’atomica, non è perché temiamo che nelle stanze del potere a Mosca o a Washington qualcuno un giorno decida di premere il fatidico pulsante rosso, ma perché non sappiamo quale sarà il prossimo paese che si doterà di armamenti nucleari: se fosse un dittatore megalomane e privo di controllo a possedere la bomba, chi gli impedirebbe di usarla contro i suoi nemici? E dopo la prima bomba, chi potrebbe evitare un’escalation?

Il terrorismo poi ha sostituito la terza guerra mondiale nella classifica dei timori delle persone: abbiamo visto che i fautori della guerra santa contro il mondo occidentale sono pronti a colpirci nei luoghi e nei momenti più disparati: mezzi di trasporto pubblici, concerti, ristoranti, manifestazioni sportive. La paura dello sterminio dell’umanità è stata rimpiazzata dalla paura che la morte possa colpire quando uno meno se l’aspetta.

E le tecnologie che possono proteggerci e difenderci dal terrorismo globale, se usate in maniera distorta, possono trasformarsi in un occhio onniveggente in grado di monitorare chiunque violando la privacy. Proprio in questi giorni è uscito nei cinema l’ultimo film del regista americano Oliver Stone, che racconta la storia di Edward Snowden, l’ex tecnico informatico dell’NSA che ha pubblicamente denunciato come il governo degli Stati Uniti abbia attivato programmi di sorveglianza di massa delle comunicazioni.

Accusato di tradimento dal suo ex datore di lavoro, Snowden vive oggi in Russia. Le sue azioni, si giustifica, non sono un tradimento, ma un atto d’amore nei confronti del suo paese, per evitare che la paranoia e l’abuso di potere delle alte sfere rendano i servizi segreti americani una versione potenziata della Stasi, la polizia segreta della Germania est.

Qual è il confine tra tutela della sicurezza e intrusione nella sfera privata degli individui? Siamo pronti ad accettare controlli severi negli aeroporti, metal detector nei musei e nelle chiese, per prevenire possibili attentati, ma possiamo accettare che le nostre conversazioni private, le nostre email ed i siti che visitiamo siano vagliati da un grande fratello allo scopo di sventare ogni attività illegale? Non è la dittatura concepita da Orwell in 1984, ma fino a che punto può spingersi una democrazia per salvaguardare la vita e la salute dei suoi cittadini rimanendo tale?

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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