21/12/2016

Per non dimenticare 'l'emergenza terremoto': una proposta

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L’Ordine dei Geologi per bocca del suo presidente nazionale dott. F. Pedulo, documenta che In Regione Campania  4608 scuole, 259 ospedali e 865.778 fabbricati, pubblici e privati si trovano in zona ad elevato rischio sismico.

La  regione Campania con decreto Dirigenziale n° 1281 del 27/10/2016 ha destinato € 3.587.860,66 per la concessione di contributi per la realizzazione degli interventi strutturali di rafforzamento locale, miglioramento sismico, demolizione e ricostruzione di edifici privati approvando le relative “Istruzioni Operative”. Tali risorse sono rivolte a 426 Comuni che dovranno predisporre i consequenziali bandi pubblici.

Sta partendo una straordinaria macchina organizzativa per affrontare un problema di rilevanza ciclopica che sistematicamente viene avvertita solo in corrispondenza del verificarsi di eventi tellurici. Non manca lustro che in Italia si verifichi un evento che lascia tracce di distruzione e di morte. Ogni volta si piangono i morti, si fa la conta dei danni, si dichiara che il problema è prevenire. Siamo certi che altri terremoti verranno e che il patrimonio edilizio Campano/Italiano non è strutturalmente idoneo ad affrontare  questi eventi con accettabile sicurezza.

L’iniziativa della regione Campania dimostra la conoscenza istituzionale dell’esistenza del problema. La somma messa a disposizione è però del tutto insufficiente perché riguarderà solo 120 (dico centoventi) unità immobiliari: una goccia in un mare di necessità.

La discriminante tra gli annunci e i programmi concreti passa per l’effettiva disponibilità di fondi. Mettere in sicurezza il paese Italia in termini antisismici ha un costo enorme stimato dal CRESME attorno a 300 miliardi di euro, come dire almeno 10 miliardi di euro per i primi prossimi trenta anni. Le somme disponibili sono dunque infinitesime rispetto alle necessità. E pensare che un problema di tale dimensione dovrebbe essere anche accompagnata da specifica preparazione degli operatori e riorganizzazione delle procedure pubbliche attraverso l’adozione di strumentazioni tecnico-giuridico-urbanistiche coerenti.

Di fronte a risorse disponibili del tutto insufficienti le risposte che si sono avute si possono così sintetizzare:

-1. ci si rassegna aspettando il prossimo evento per piangerlo: è stata consuetudine per lungo tempo;

-2. si ipotizza di avviare una grande campagna di monitoraggio, scelta delle priorità, definizione degli incentivi e sgravi immaginando che consentano a tutti di procedere ai lavori salvo poi attivare solo simboliche iniziative pari alla infinitesime disponibilità economiche;

-3. si deve aggiungere una terza tipologia che impone di aguzzare l’ingegno per trovare soluzioni esaustive. Questa sfida riguarda la ricerca di “risorse intrinseche”nel territorio agendo nel quadro normativo vigente. Immagino che ciò potrà meravigliare i più e rendere la lettura del prosieguo pregiudizialmente incredibile.

Vi invito ad avere fiducia nella possibilità che esistono risorse nascoste frutto di lettura più attenta e disincantata della nostra dotazione concettuale al fine di giungere ad un circolo virtuoso che non dia spazio a sprechi e dove ognuno deve fare bene la sua parte.

La ricerca di risorse recuperabili a costo zero sono quelle che si devono scoprire nei momenti di crisi (quale quello che stiamo vivendo). Sicuramente esistono in tutto il territorio. Noi proviamo a sperimentarla su una parte di esso (sono escluse le zone territoriali omogenee dei PUC denominate “zone A”) riferendoci alla possibilità di demolizione e ricostruzione edilizia con risorse intrinseche.

Fanno presto  grandi e piccoli giornali a invocare una edilizia sicura a prova di sisma. La nuova edificazione può esserlo con una ragionevole certezza. Ma l’Italia deve fare i conti su un territorio prevalentemente ad alta sismicità con un patrimonio edilizio di quantità sovrabbondante ma fragile e insufficiente per consistenza e distribuzione. Qualcosa di veramente significativo bisogna fare per non piangere ciclicamente morti all’avverarsi di nuovi terremoti.

Ci riferiamo come risorsa alla legge della Regione Campania n°19/09 ( detta “il Piano Casa  come le similari che furono approvate in tutte le regioni italiane e ancora vigente per proroghe fino al 31/12/2017) non a caso con il seguente titolo originale: “Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa”. Così formulata sollecitò notevoli aspettative. I risultati sono stati vistosamente insufficienti nonostante il meccanismo di premialità che prevedeva. La legge aveva come fulcro un meccanismo che ammetteva deroghe ai vincoli della strumentazione edilizio urbanistico in cambio di un adeguamento strutturale del patrimonio edilizio. La insufficiente risposta non può imputarsi ad una resistenza culturale alla logica della deroga perché usualmente questa scorciatoia è stata ben utilizzata come abusivismo.

Forse invece la scarsa riposta è più facilmente riconducibile a:

a. La dimensione dell’incentivo è stata insufficiente

b. il processo di semplificazione non è risultato agevolmente operativo

c. non è stata creata un’accettabile rete di garanzia al fine di far acquisire sicurezza ai proprietari che aderiscono sull’azzeramento del rischio di trovarsi senza più la casa e con qualche debito aggiuntivo.

La strada intrapresa è interessante se inquadrata in una visione di rispetto di regole più dinamiche. L’interesse generale costituito dalle finalità della legge (esplicitate già nel titolo) consente una rivisitazione delle quantità ammesse. Infatti entro un quadro di compatibilità funzionali del territorio da accertare proponiamo che alla deroga prevista dell’art. 5 della citata legge (del 35% in caso di demolizione e ricostruzione) siano ammessi ulteriori incrementi  vincolati a specifiche ulteriori finalità fino ai  seguenti incrementi volumetrici rispetto all’esistente:

+10% tra coloro che  aderiscono volontariamente al comparto o attivano l’iniziativa;

+5%  se riguarda prima casa;

+5% se garantito ritorno affittuari,

+3% se rispettate particolari prestazioni energetiche e ambientali e qualità architettoniche;

+5% se  garantito approvvigionamento con energie rinnovabili;

+2%  se totale superamento delle barriere architettoniche;

+10% se i risultati di antisismicità vengono ottenuti e garantiti con tecniche tradizionali.

Siamo coscienti che anche questa premialità risulterebbe insufficiente se non accompagnata da:

- disponibilità di discarica per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalle  demolizioni; rifiuti che a loro volta sono riciclabili;

- garanzia di traslochi a tariffa attenuata;

- disponibilità di mutui a tasso agevolato con parziale quota di ammortamento  a carico bilancio comunale finanziato dai trasferimenti Regionali;

- agevolazioni finanziarie per imprese che attivano project financing;

- garanzia che gli oneri urbanizzazione saranno destinati al risanamento del contesto. 

Per questi obiettivi dovrebbero attivarsi gli Enti Territoriali magari utilizzando le risorse economiche disponibili  utilizzate per alte finalità.

Ma per realizzare un programma così ambizioso anche l’Associazione Nazionale Costruttori Edili dovrebbe rendersi attiva e dare un significativo contributo. Si può auspicare che l’ANCE approvi un protocollo impegnativo per le imprese associate che intendono partecipare al programma. In tale accordo le associazioni di categoria garantiscono concretamente per i loro associati che verranno rispettati i tempi e i contenuti dei contratti o in alternativa risarciranno i danni provocati. I cittadini che partecipano al rinnovo immobiliare saranno così garantiti che nel malaugurato insuccesso dei programmi non resteranno privi di alloggio e con mutui da estinguere.

La proposta può apparire contestabile e complessa ma si giustifica per la gravità del problema e la non dilazionabilità degli obiettivi che vanno affrontati in un quadro di certezze  e di visione. L’obiettivo dovrebbe essere fissato nella demolizione e ricostruzione di almeno 120.000unità immobiliari nella regione Campania con attivazione di una somma adeguata e stimabile in 25mld. con la costruzione di 6 mln di nuove superfici residenziali  senza intaccare nuovo territorio. Si tratta di realizzare 120.000 nuovi mini appartamenti compensativi. Per la sola provincia di Benevento  potrebbe avere la dimensione di 6.000 nuovi mini appartamenti e attivare 750 mln di risorse.

Naturalmente come già prescriveva la legge sono escluse da questo meccanismo le “zone A” (zone di interesse storico ambientali) per le quali vanno formulate delle proposte simili che garantiscano la tutela e l’equilibrio dei “valori”. Una tale proposta dovrebbe costruire un diverso percorso compensativo capace di  premiare la “qualità” delle progettazioni.

Ci si riferisce nel caso trattato prevalentemente alle zone territoriali omogenee perimetrale dai PRG/PUC come “B”. In tali aree si trova, per esempio, il patrimonio edilizio costruito con cemento armato del primo dopoguerra che per carenze legislative e produttive è ritenuto molto scadente e molto pericoloso in caso di evento tellurico.

COSIMO BOFFA

architetto

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