21/12/2016

Le impronte di San Francesco pellegrino a Benevento

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Narra fra Tommaso da Celano, primo biografo del “poverello d’Assisi”, che tra gli Angeli -i quali, diceva il Santo, “sono con noi sul campo di battaglia e con noi camminano in mezzo all'ombra della morte… compagni che ci seguono ovunque e… custodi-, il suo preferito era l'Arcangelo Michele, perché ha il compito di presentare le anime a Dio”. 

Proprio a lui Francesco esprimeva massima devozione con lunghi e ferrei digiuni. Ma come onorarlo al meglio se non incamminandosi lungo la cosiddetta “via Micaelica”? Esatto: proprio quel tragitto di pellegrinaggio partorito dai longobardi beneventani tanto devoti a Michele, nato per raggiungere il Santuario di San Michele sul Gargano e poi estesosi addirittura fino a Mont Saint-Michel in Normandia!

Eccolo dunque, nel 1222, intraprendere lantico cammino verso il celebre luogo sacro garganico. Durante il viaggio, descritto minuziosamente dallo storico Luke Wadding nel ‘600, il Santo predicò con forza il Vangelo ai poveri e ai lebbrosi in lungo e in largo tra Campania e Puglia, operando numerosi miracoli e favorendo la costruzione di chiese ovunque fosse possibile, al punto che ancora oggi numerosi paesini possono vantare altari da lui stesso eretti.

Ma la tappa che non poteva proprio mancare sulla Via Micaelica era ovviamente la città di Benevento, fulcro e madre di questo “cammino di Santiago” tutto cardone e orecchiette (che - ripetiamocelo - speriamo possa essere un giorno rivitalizzato e sfruttato dalle istituzioni regionali per le sue immense potenzialità turistiche): anche da noi il Santo non poté non lasciare una sua benevola traccia.

Come racconta Lamberto Ingaldi ne “Le antiche Chiese di Benevento” (Ed. Realtà Sannita, 2013), Francesco transitò per la città con alcuni suoi compagni, ricevendo ospitalità dallarcivescovo Ruggiero presso le case della Chiesa di S. Costanzo. Questa prima venuta diede ben presto grandi frutti: alcuni giovani frati rimasero tra le genti sannite ad osservare la Regola in povertà, vedendo crescere a dismisura lammirazione popolare per la loro generosa missione.

Per questo motivo, con atto notarile del 1243 alcuni patrizi beneventani donarono ai frati minori conventuali la predetta chiesa di San Costanzo “cum casis, cameris, hortis et officinis circum circa praedictam Ecclesiam positis”. Nacque così il suggestivo complesso di San Francesco, sito oggi in piazza Dogana. 

Eppure quella del 1222 non sarebbe stata lultima visita del Santo a Benevento: tornerà quattro anni più tardi, anche se in un modo tutto suo…

Levento è narrato ancora una volta da Tommaso da Celano (Vita secunda S. Francisci): era il 4 ottobre 1226, e Guido, vescovo di Assisi, si trovava a Benevento, di ritorno dal medesimo pellegrinaggio compiuto per devozione a San Michele Arcangelo. Nonostante la stanchezza del viaggio, gli fu difficile prendere sonno quella notte: al pastore assisiate apparve infatti Francesco.

«Ecco, Padre, lascio il mondo e vado a Cristo» disse la figura. L’indomani, il vescovo in lacrime raccontò tutto ai compagni, fece segnare da un notaio il giorno e l'ora della visione e, ritornato ad Assisi, constatò il fatto tanto temuto: il Santo era morto proprio negli istanti dellapparizione.

La scena del prodigio, dipinta da Giotto nel ciclo di affreschi delle Storie di San Francesco nella Basilica superiore di Assisi, ci mostra il momento in cui il vescovo vede il Poverello nella sua luminosa Ascesa celeste, sotto il manto stellato di una Benevento dal sempiterno fascino che odora d’Infinito.

MATTEO NOBILE

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