15/11/2005Il mangiar bene non fa ingrassare Le diete fanno soffrire e non servono a nulla. Seguiamo lsempio dei francesi. No al mangiar male degli americani Constatiamo sempre pi che il mangiare, gesto apparentemente ovvio e banale che scandisce la nostra quotidianit, divenuto un problema che ci assilla: facciamo attenzione al cibo, scegliamo i prodotti genuini, leggiamo le etichette, osserviamo i prezzi e poi controlliamo il peso, la dieta. Tutto questo per raggiungere lobiettivo della buona salute e di una linea accettabile se non proprio perfetta. Ma non facile, perch troppo spesso seguiamo, senza averne consapevolezza, abitudini alimentari e stili di vita inadeguati. Un libro appena uscito tratta con tono leggero e ironico il problema del sovrappeso, che pare non riguardare le donne francesi in prevalenza longilinee e sane. Lautrice , per lappunto, una francese, Mireille Guiliano, direttrice della Champagne Veuve Cliquot e anche presidente della Cliquot Inc. di New York, che, soggiornando in America per motivi di lavoro e per essersi l sposata, rimasta enormemente sconcertata nellosservare quanto vi sia diffuso il problema dellobesit che investe il 65% delle donne, ascrivibile a schemi alimentari privi di controllo. Da queste constatazioni, nata lidea del libro uscito per prima negli USA col titolo French women dont get fat , salito subito in testa alle vendite e poi uscito in Italia col titolo Le francesi non ingrassano (*). Il libro risulta interessante non tanto come un testo di suggerimenti dietetici la franaise, ma come uno strumento di confronto tra due culture, due modi differenti, francese e americano, di porsi di fronte al cibo. Alle donne americane angosciate dai chili di troppo, si contrappongono le francesi che, al contrario, non ingrassano pur mangiando senza restrizioni. Come mai? Le francesi, sostiene lautrice, non seguono alcuna dieta, si limitano semplicemente a mettere in pratica una saggezza alimentare che consente loro di mangiare praticamente tutto, compresi gli alimenti pi a rischio, come pane, cioccolato, dolci. Il principio applicato quello del mangiare inteso come piacere e come savoir faire. Perch fare rinunce o torturarsi con diete mortificanti che tolgono buonumore e senso del gusto? Le francesi mangiano con la testa prima che con lo stomaco, riconoscono e apprezzano la qualit del cibo, lo sanno scegliere e preparare, affinano il palato, evitano abitudini dannose e non rinunciano ad almeno due calici di buon vino al giorno che, suggerisce lautrice, tolgono il medico di torno meglio di una mela. Osservare , come ha fatto Mireille Guiliano, gli eccessi e gli errori dellalimentazione delle donne americane che fanno uso e abuso di junk-food o convenience- food, di quegli orribili cibi precotti consumati in fretta, lha portata a concludere che esse hanno subito una sorta di deprivazione del gusto e di perdita del piacere e della gioia pi semplice ed elementare: preparare una buona pietanza, presentarla visivamente attraente e sedere in buona compagnia intorno alla tavola che da sempre, il luogo dove si coglie la pienezza della vita e si esaltano i valori della tradizione. Tutto questo bien franais! E qui mi viene di citare il pi classico degli scrittori doltralpe, Marcel Proust, che in una celeberrima pagina della Recherche, la sua poderosa opera letteraria, associa al sapore di un cibo emozioni capaci di scavare nella memoria e far affiorare momenti per lungo tempo dimenticati. Lautore racconta come un giorno mangiando la petite madeleine, invaso da una sensazione deliziosa, il gusto del dolcetto gli ricorda una sensazione identica avvertita anni addietro e a poco a poco la sensazione si traduce nel ricordo della sua infanzia. Chi non ha mai provato leffetto evocativo degli odori e dei sapori della cucina materna o di quella del proprio paese dorigine? Salviamoci allora dalla perdita di queste emozioni, e. in tale prospettiva noi italiani non possiamo che concordare con i suggerimenti di Mireille Guiliano che peraltro, nella prefazione alledizione italiana del suo libro ci mette in guardia dal farci contagiare dal malbouffe, il mangiar male americano e riconosce che per fortuna molti valori della cultura gastronomica francese si riscontrano anche in quella italianae poi aggiunge che spera sinceramente con il suo libro di celebrare, rinvigorire e illustrare un patrimonio (quello italiano) impareggiabile che non va assolutamente perso.

ORNELLA CAPPELLA

(*) Il libro stato presentato nel corso della serata inaugurale del nuovo anno sociale della sezione di Benevento della S.I.DE.F.(Societ Italiana dei Francesisti).

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