17/01/2017

Emergenza neve nel Sannio e protezione civile: urge un cambiamento di rotta

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Alla luce degli ultimi eventi di maltempo è necessario fare delle attente valutazioni, soprattutto riguardo alla maniera di gestire le emergenze anche in considerazione che eventi periodici e prevedibili non possono essere ritenuti imprevisti.

Nonostante gli sforzi disposti dell’ultima ora, l’organizzazione di protezione civile mostra tutti i suoi limiti quando, anche considerando uomini e mezzi che sappiamo quantitativamente insufficienti, non riesce a far fronte alle urgenze che pure si determinano.

Di sicuro c’è, o dovrebbe esserci, perlomeno una scala di priorità degli interventi a cui dovrebbe seguire una altrettanto mirata disposizione delle energie in campo. E l’evidenza, quasi sempre, si manifesta quando anche le più piccole organizzazioni dell’impianto di protezione civile, i Coc (Centro Operativo Comunale), per banali situazioni contingenti non riescono o tardano ad entrare nelle loro funzioni.

Basta che manchi l’energia elettrica, ad esempio, e va in tilt una prevista pianificazione, perché i computer non funzionano, i cellulari altrettanto, perché un sindaco o un assessore magari è bloccato dalla neve perché abita in un luogo impervio, perché le imprese che hanno appaltato i lavori di sgombero non si sono servite adeguatamente del sale o del gasolio e perché spesso lavorano in sofferenza venendo pagate con largo ritardo; e puntualmente il gelo provoca le rotture delle tubazioni dell’acqua, e il calo della tensione elettrica rallenta il movimento delle turbine di sollevamento, per cui tutto cala d’intensità o addirittura si ferma.

E mettiamoci pure di frequente l’imperizia degli automobilisti, che anche quando non necessario prendono la macchina e probabilmente restano bloccati e senza dubbio determinano intralcio e pericolo per gli altri e per i soccorsi. Così come ha poco senso bloccare, in caso di neve, l’attività delle scuole, e lasciare che tutto il rimanente della macchina organizzativa amministrativa funzioni alla meno peggio.

Di sicuro, in questi casi, esiste e si genera un coordinamento, perché comunque si determinano interventi e soccorsi; ma ciò che manca è una strategia a largo raggio, che consideri tempi e spazi, e che non solo tenga conto delle necessità (appare banale anche ricordarlo) ma che si predisponga, con largo anticipo, a individuare e definire procedure ed interventi.

È importante, fondamentale, non farsi trovare impreparati di fronte agli eventi, e questo vale per la neve ma anche per tutti gli altri momenti di difficoltà legati a cause naturali, e valutare che il tempo d’attesa non è tempo morto e la criticità deve perdere il suo connotato di eccezionalità e di far passare invece l’idea di una “sana” anche se dolorosa ordinarietà.

UBALDO ARGENIO

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