18/01/2017

Il corpo perfetto

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Tracce di antichità nel centro storico di Benevento, incastrate a vista nei muri da chi in passato le ha considerate veri e propri gioielli, numerose e sottovalutate. Sono corpi scolpiti ad altorilievo, ritratti di uomini e donne a mezzo busto. L’abbigliamento è romano, ma l’utilizzo esclusivo della pietra calcarea locale le riconduce ad artisti per i quali il marmo aveva sentore sgradito di romanità. Roma imperiale ricordava infatti il suo strapotere politico diffondendo statue in marmi pregiati. A questo patrimonio beneventano ho destinato una sala del Museo del Sannio, definendolo per la prima volta Scultura sannitica di età romana.

Gli scultori comunicano la loro idea di corpo perfetto ritraendo persone di varia età ed estrazione sociale, coniugi anziani con indicazioni di famiglie, una coppia giovane con un bambino, un cavaliere affiancato dal cavallo, l’agrimensore noto come Santo Panaro (foto), un trasportatore col suo carro, il gladiatore che nel 1988 inviai in Corea alla grandiosa Mostra Arte e Sport nel mondo antico allestita a Seul per i Giochi della XXIV Olimpiade, diventato poi simbolico come Gladiatore sannita mentre invece è uno schiavo balcanico in armatura trace ucciso in combattimento nell’anfiteatro romano di Benevento nel primo secolo.

L’attenzione si concentra sulle fisionomie. Nelle donne acconciature alla moda, lobi forati per applicarvi orecchini in metallo, occhi disegnati con precisione, labbra carnose, panneggi che modellano il seno sottolineando una femminilità concreta. Negli uomini capelli corti, barbe rasate, guance incavate, zigomi acuti, rughe ai lati della bocca, una mano impegnata a trattenere la toga. Col loro senso realistico gli scultori sanniti di età romana contestavano il concetto greco di kosmos, l’armonia da ottenere regolando proporzioni, modificando dettagli. Mentre i romani si lasciavano affascinare da quella sorta di trattamento estetico che nelle sculture greche rendeva irriconoscibili gli individui, per gli artisti beneventani ogni corpo è perfetto nella sua unicità e un ritratto è perfetto se restituisce la verità di un volto, di un corpo, di un atteggiamento.

Diversi tra loro anche per qualità, gli altorilievi trovano riscontri nelle statue, ugualmente in pietra calcarea ma meno numerose perché più costose. Purtroppo non ne resta più nessuna con la testa sul collo, e nessuna delle teste rimasteci trova posto sulla statua giusta. L’unica apparentemente integra è un falso, deliberato da chi meno te l’aspetti. Alfredo Zazo, mio predecessore nella Direzione del Museo del Sannio, mi confidò una volta: “l’oltraggio del tempo ruinoso mi ripugna a tal punto che su una statua romana ho incollato una testa romana non sua”. Termini aulici e criteri museografici d’altri tempi, testimonianza carica di umanità. Quella statua, non ‘romana’ ma sannitica di età romana, l’ho lasciata così.                                                                        

ELIO  GALASSO

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