18/01/2017

Torino e i conti con la storia

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Torino sta facendo i conti con la storia? Girovagando per Torino si ha l'impressione che l’identità sabauda che connota i luoghi deputati alla celebrazione del Risorgimento italiano permei con la medesima autorevolezza l’immagine stessa che la città propone di sé ai turisti: secondo alcuni è il “respiro” di quel tempo e di quelle vicende conservato intatto nella sua peculiarità, a mo’ di gelosa presa di possesso, inconsapevole o dimentica delle recenti analisi storiche tendenti a rileggere episodi e momenti fondamentali del processo unitario italiano, ripensandoli attraverso nuove categorie critiche e storiografiche. 

Da tempo si è avviato un percorso di studio più approfondito e meno edulcorato del periodo risorgimentale: per esempio, i massacri di Pontelandolfo e Casalduni del 1861, con la sanguinosa rivalsa dei piemontesi sulla popolazione inerme, pesano sempre di più sulla reputazione dell’“Eroe della Patria” generale Enrico Cialdini. Soltanto carattere e “natura” di una città, dunque?

Interessante in questo senso la visita al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” dellUniversità di Torino, struttura inconsueta e di grande impatto: riallestito nel 2009, comprende una vasta collezione di corpi di reato, disegni, foto e produzioni artigianali - oltre a tantissimi teschi - di internati nei manicomi e di carcerati. 

Un museo discusso: lo scienziato e docente universitario italiano, nato a Verona da una famiglia di religione ebraica nel 1835 e morto a Torino nel 1909, fu il padre dellatavismo (“criminali si nasce”), che individua la predisposizione a delinquere in anomalie fisiche, per esempio la conformazione del cranio, offrendo in molti casi una sponda alla messa a punto di teorie e considerazioni di carattere razzista, anche nei confronti dei meridionali.  

Le sue affermazioni, da tempo screditate dalla Scienza - come illustrato con dovizia di particolari nel percorso espositivo -, si accompagnano alla discutibile messa in mostra dei teschi dei cosiddetti “briganti” o criminali comuni, tristemente destinati oltremodo così a fare ancora i conti con ciò che hanno commesso o di cui sono stati accusati in vita.

Di questo - e di un diffuso antistorico rifiuto di spazi concessi alla lettura delle contraddizioni dell’Unità - si lamentano molti movimenti ed Associazioni, il cui obiettivo è quello di dar vita ad un dibattito importante sulla questione.

A detta di molti, la stessa sensazione di un'occasione mancata fa capolino nel percorrere le sale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, a Palazzo Carignano, meravigliosa e ricchissima collezione di documenti, cimeli e opere darte che raccontano le travagliate conquiste del liberalismo della Penisola dalla Rivoluzione Francese allUnità. Anche qui luce fioca non solo sulla questione meridionale, ma sulla dignità stessa dei moti liberali del Sud, il tutto condito con un po' di orgoglioso campanilismo.

Una retorica risorgimentale tutta “valorosi garibaldini e liberi plebisciti” che, almeno a Torino, sembra essere cristallizzata alla storiografia di 100 anni fa. Peccato.

MATTEO NOBILE

Nella foto, particolare dell’altorilievo in bronzo, opera dell’artista Mario Ferrante, realizzato in memoria delle vittime civili dell’eccidio del 14 agosto 1861 avvenuto a Pontelandolfo

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