05/02/2017

L'Hortus Conclusus tra vecchie e nuove responsabilità

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Le strade, i monumenti, le piazze, i vicoli, le mura, ci parlano.

Le pietre intorno a noi sembrano mute, e invece ci parlano per preservare la memoria locale e per non far disperdere un patrimonio di tante piccole storie che caratterizzano l’animus e le radici della gente.

Purtroppo da Nord a Sud, la lista dei luoghi storici e artistici minacciati dall'abbandono e dalla cattiva gestione, si allunga sempre di più. È notizia di ieri che anche Benevento si ritrova con una statua di Mimmo Paladino decapitata, per usura, all'interno dell'Hortus Conclusus. L'assessore Picucci si è affrettato a dichiarare che «apriremo una riflessione anche su una manutenzione preventiva di tutto il complesso», visto che l’ultima risale a 12 anni fa.

E se non fosse accaduto nulla quella riflessione si sarebbe rimandata fino a che i riflettori della cronaca non si fossero accesi?

Dobbiamo sempre aspettare l'evento negativo per prendere delle decisioni?

In campagna elettorale, il 17 marzo 2016, il vicesindaco Del Vecchio, candidato del PD, ci sfidava a tenzone sotto la pioggia, per dimostrare a noi e alla cittadinanza che «quel gioiello incastonato nel deserto» (Saviano), simbolo dell’Unesco, e candidato a Capitale della Cultura 2018, non era abbandonato nel degrado, nonostante la crisi economica.

Credo che molti dovrebbero chiedere scusa per le evidenti incapacità gestionali e per le politiche culturali inadeguate che hanno caratterizzato la nostra città nell’ultimo decennio.

Nemmeno l’attuale maggioranza di governo cittadino può sottrarsi alle critiche e al giudizio severo dei cittadini. Dopo la dichiarazione di dissesto finanziario, si ritrova a fare i conti con i mal di pancia di alcuni suoi consiglieri distratti da inutili personalismi, eppure rimangono irrisolte diverse questione come la gestione degli spazi culturali (sorprendente la decisione di affidare la Spina verde e l’annessa Mediateca alla Gesesa, dopo aver donato il San Vittorino e l’Auditorium della stessa Spina Verde al Conservatorio di Musica), la (mancata) convocazione degli Stati generali della Cultura e il (fallito) salvataggio degli affreschi dei Sabariani.

L'incuria è un male che uccide in maniera silenziosa, giorno per giorno, togliendo la vita a quelle pietre parlanti, così come agli uomini, senza che nessuno faccia qualcosa. Basterà stavolta una semplice pioggia per farci comprendere il grido d'allarme delle pietre?

P.S.: La capitale italiana della cultura 2018 sarà Palermo. Alla città andranno un milione di euro e l'esclusione dal patto di stabilità delle spese per gli investimenti necessari per realizzare i progetti.

ANTONELLO RAPUANO

Meetup “Grilli Sanniti”

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