30/10/2005LAteneo perde un docente prestigioso Nominato ordinario a Cosenza, il noto professore svela i mali dell Universit del Sannio.

Professore, perch se n andato sbattendo la porta?
No, non ho sbattuto nessuna porta. Sono andato via per la totale assenza di condizioni favorevoli al lavoro e allimpegno. A malincuore ho dovuto arrendermi di fronte alla constatazione di una dura realt, alla quale ho fatto di tutto in questi ultimi anni per non credere: lUniversit del Sannio, almeno per quanto riguarda le discipline umanistiche e sociali, un esperimento fragorosamente fallito.

Fallito in che senso, scusi?
Doveva essere una piccola sede nella quale realizzare una grande scommessa: attrarre talenti e creare un ambiente ideale per la ricerca e il dibattito scientifico tra gli studiosi. In questo modo luniversit doveva diventare il motore dello sviluppo non solo economico ma culturale, civile e politico dellintero territorio sannita.

Invece?
Invece i sogni si sono infranti contro una durissima realt, fatta di piccole beghe provinciali, dintrighi e di congiurette da cortile, dinfantilismi caratteriali e di borie e albage senza limiti. Oggi bisogna riconoscere onestamente che la citt e la provincia sono molto pi avanti delluniversit. Esse hanno compiuto evidenti (anche se ancora relativi) progressi autonomamente. Il paradosso che sia la societ sia molti poteri locali sono psicologicamente succubi delluniversit. una manifestazione del tradizionale provincialismo di questa terra. Nella presenza delluniversit era riposta la speranza di una emancipazione civile e sociale. Lalta formazione deve produrre nel corpo politico un aumento degli anticorpi critici e lelevazione del dibattito che sono entrambi il nucleo della democrazia e lessenza del processo di civilizzazione.

E questo non accaduto a Benevento?
Qui accaduto esattamente lopposto. La tanto desiderata istituzione universitaria scesa dal cielo come una semi-divinit. I suoi sacerdoti, i professori (ma anche certo personale amministrativo), sono adorati, esaltati e invidiati. ma indebitamente, senzalcuna verifica del loro operato e delle loro idee (spesso bislacche o banali): nei confronti dei docenti (e ancor pi dei vertici) impera un generale ipse dixit. Non vi dibattito. Non vi confronto. Non vi (amore per la) ricerca. Cos lateneo ha in questi anni acquisito una centralit politica e una considerazione sociale di pura rendita; entrambe del tutto immeritate. E ha assunto poteri inversamente proporzionali al nulla culturale che ha espresso. Un potere immenso proprio quando la funzione di traino civile e di proposta scientifica dellistituzione da essi abitata veniva clamorosamente a mancare.

Che cosa, a suo avviso, luniversit avrebbe dovuto valorizzare?
Il Sannio il centro di unarea geopolitica tra le pi ricche di storia dEuropa. La storia sannita (e a mio avviso rester sempre, con o senza luniversit) un patrimonio immenso. Per questo bisognava imperniare la ricerca universitaria sulle discipline storiche, sociali e politiche che andavano integrate, non annullate dallarea tecnologica. Si cos mortificata la vocazione naturale, che storica e umanistica, di questa terra. Si pensi solo alla letteratura, allarcheologia, alla museografia, al restauro, allepigrafia, alla filologia, alla psichiatria, di cui il Sannio ha espresso, nel passato, e senza universit, personalit di livello europeo: Vitelli, Marmorale, Flora, Mellusi, Bianchi, Almerico Meomartini, Alfredo Zazo...

Luniversit non era nata con lintento di proseguire questi studi sulla scia dei personaggi che ha nominato?
Era fondamentale coniugare facolt tecniche a facolt umanistiche, politiche e sociali. E questo era nei programmi iniziali. Ma poi il progetto stato completamente disatteso. E il fallimento pi clamoroso quello dellarea giuridica, che io fui tra i pochi a sostenere con convinzione e che ha voluto seguire la strada del positivismo formalistico e tecnocratico. Verso la met degli anni Novanta mi sono convinto dellidea, sostenuta da autorevoli giuristi sanniti, che lo scrivevano anche nei loro libri, che il diritto una scienza sociale e che non si pu determinare la formazione del giurista senza una massiccia presenza di materie culturali. Questo bel programma stato completamente disatteso nella realizzazione del corso di laurea in scienze giuridiche. Si osservi, tra laltro, la pignoleria pedissequa con cui si torchiano inutilmente gli studenti in molti esami, mortificando lintelligenza critica e la creativit per seguire mnemonicamente una ed una sola bibbia testuale. Sono uscito una volta inorridito da una seduta di laurea nella quale uno studente aveva compilato una bibliografia su un tema complesso citando un unico libro! Questa la disintegrazione di ogni senso critico, di ogni dialettica. Cos non si forma nessuno. Oggi si pu dire che il corso di laurea in scienze giuridiche sostanzialmente monotematico. Inoltre, giurisprudenza, anzich essere lo strumento trasversale di apertura alle scienze umane e sociali si appiattita su un indirizzo economicistico. E la stessa area economica ne ha risentito non poco, incamminandosi nel vicolo cieco della chiusura alle altre discipline sociali nella difesa della propria specifica identit. Di qui la scissione in due Facolt (un a-s-s-u-r-d-o!), che ha creato due piccole e inutili aree-feudo. Si arrivati persino allo scandalo pubblico di smembrare una bellissima biblioteca, uno dei rari fiori allocchiello dellateneo sannita, dislocandola in due siti diversi, diminuendo cos le possibilit dei ricercatori. E ci nel silenzio e nellomert quasi generale.

A malincuore, ma ci sta abbandonando al nostro destino, allora? A parte il clima generale di crisi, dovuto anche alla riforma indetta dal ministro Moratti, quale potrebbe essere secondo lei il modo per riportare ad una condizione positiva lateneo sannita?
Quando accadono cose di questo genere, scienza e cultura fuggono. I saperi involvono nella dogmatica e quindi nella divulgazione del gi-detto, che assurge a Parola-Unica. Gli studiosi si trasformano in soldati-del-Verbo; la dialettica in scontro senza quartiere tra gruppi organizzati. La strategia contro il nemico assorbe tutte le energie e lattenzione si distoglie dalla ricerca. Invece un clima favorevole allo studio e alla riflessione tutto lopposto. Senza interdisciplinarit, senza contaminazione di metodi e di concetti, non ci pu essere alcuna forma di avanzamento nella scienza ma, al pi, compilazione. La strada pi saggia era quindi di creare una grande Facolt di Scienze Sociali nella quale vi fossero oltre alle scienze giuridiche e alleconomia anche le scienze politiche, la sociologia. E di l proseguire verso lallargamento alle lettere, allarcheologia, alla conservazione dei beni culturali. Si scelta invece la via della frattura e della difesa ciascuno del proprio orticello. E cos si sono liquidate le condizioni per la crescita della scienza e della cultura.

Paola Caruso

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