14/02/2017

Il Parlamento esercita la sovranità per conto del popolo. Sopra di sè ha solo il popolo

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La Corte Costituzionale non si è limitata a stabilire quali sono i punti della legge elettorale in contrasto con la Costituzione e, pertanto, da correggere a cura del 'potere legislativo' (che in Italia è il Parlamento). Va un poco oltre, con l'intenzione di 'aiutare' deputati e senatori e non sbagliare più. Per quanto riguarda i capilista candidati in più collegi, stabilito che lasciare alla libertà dei pluricandidati (i candidati in più collegi) di scegliere il collegio nel quale 'fissarsi' (facendo 'salire' il primo dei non eletti negli altri collegi) non è degno della Costituzione, la Corte arriva a suggerire, se si vuole, il metodo del sorteggio.

Per quanto riguarda la differenza del sistema di voto con il quale si procede a designare deputati e senatori, la Corte richiama l'esigenza di un sistema che garantisca omogeneità dell'esito del voto. Si dà il caso, però, che il Senato è diverso dalla Camera per composizione e per base elettorale (si vota a 25 anni e ci si può candidare a partire dai 40) e addirittura (nella prima edizione della Carta entrata in vigore nel 1948) per durata (6 anni). Nella Costituzione, quindi, non si ravvisa alcun principio per cui l'esito delle votazioni debba condurre ad una omogeneità tra le due elezioni, soprattutto se si fossero svolte (come diceva la Costituzione, art. 60, modificato nel 1963) in tempi diversi. Resta in Costituzione (art. 57) il fatto che il Senato 'è eletto a base regionale'.

Succede, insomma, che la debolezza della politica spinga organi 'terzi' a immischiarsi. La Corte Costituzionale tende a trasformarsi in una sorta di Consiglio di Stato per il Parlamento, mentre il Consiglio di Stato che conosciamo (art. 100 Cost.) è 'organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia dell'amministrazione'.

Per chi non lo sapesse, il Parlamento non fa parte dell'Amministrazione. Il Parlamento esercita la sovranità per conto del popolo. Sopra di sé ha solo il popolo.

MARIO PEDICINI

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