29/03/2017

...E sul web ora spuntano gli 'haters' (ovvero gli odiatori)

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L’informazione corre veloce sul web. Per chi fa il mestiere del giornalista, la vita è molto diversa dai tempi dei vecchi cronisti che, armati di penna e taccuino, si trovavano a scrivere freneticamente i loro articoli, a volte seduti per terra con la macchina da scrivere sulle ginocchia, altre volte dettandoli telefonicamente in redazione. Oggi la tecnologia ci mette a disposizione gli strumenti più moderni, che contribuiscono a facilitarci la vita in modi che i nostri predecessori di appena vent’anni fa non potevano nemmeno immaginare.

Ma se è cambiato il modo di scrivere le notizie, è cambiato soprattutto quello di leggerle: come sapranno bene i nostri lettori, l’informazione su internet ha già da tempo affiancato, se non addirittura in certi casi sostituito, la stampa cartacea, che pur resiste, lottando con le unghie e con i denti, all’assedio della comunicazione digitale.

I siti di web news godono di innumerevoli vantaggi rispetto ai mezzi tradizionali: sono immediati, aggiornano i lettori in tempo reale e, a differenza della stampa, della radio e della tv, non sono unilaterali, ma consentono una forma di dialogo e di scambio tra lettore e cronista.

Le notizie si possono condividere e commentare ed è possibile persino un botta e risposta tra chi ha scritto un articolo e chi lo legge.

E proprio questo aspetto può presentare uno spiacevole rovescio della medaglia: poiché, mentre da un lato c’è un giornalista che pondera attentamente ciò che scrive (o almeno di regola dovrebbe farlo), dall’altro abbiamo una schiera più o meno nutrita di avidi lettori pronti a commentare, le cui dita sembrano animate da una frenesia virulenta, a volte da una brama incontenibile di far conoscere al mondo intero la propria opinione, in termini espliciti, possibilmente condita d’invettive colme di rabbia, livore e odio viscerale contro determinate porzioni d’umanità.

Leggendo su alcuni siti, per esempio quello dell’Ansa, i commenti a certe notizie (in particolare quelle riguardanti fatti di cronaca o vicende politiche), emerge il quadro di un’Italia che a me sinceramente fa paura: in calce alle notizie di crimini più o meno efferati, dall’omicidio allo stupro, ma a volte anche alle aggressioni, possiamo annoverare una lista di commenti, tutti firmati con nome e cognome, che invocano giustizia sommaria, pena di morte, castrazione (non necessariamente) chimica o altre pene degne piuttosto del Cile di Pinochet che dell’Italia di questo scorcio di XXI secolo.

C’è chi invoca la legge del taglione e chi la forca: viene da pensare che, se radunassimo tutti gli autori di tali commenti su una pubblica piazza, potremmo assistere ad un linciaggio in stile selvaggio west.

Nulla di diverso, si potrebbe obiettare, da una qualsiasi conversazione in un bar, dove gli avventori, lanciando una fugace occhiata al tg tra una birra e l’altra, si lanciano in feroci commenti dettati più dall’alcool che non da un concreto sentimento d’ira. Eppure, ho il sentore che le due fattispecie non siano da equiparare: in una conversazione accorata una frase infelice può uscire a chiunque, mentre certe espressioni messe per iscritto fanno supporre che dietro ci sia una qualche riflessione. Inoltre, la piazza virtuale del web ha una diffusione molto più ampia di un’osteria: le opinioni rese pubbliche nero su bianco rimangono visibili a tutti in maniera imperitura, non si possono rimangiare o rinnegare.

I tuttologi vecchio stile, quelli che ne sanno più di tutti, che se potessero sedere in panchina porterebbero al successo qualsiasi squadra di brocchi, stanno venendo rimpiazzati da una folla di haters, arrabbiati e colmi d’astio, che gridano a gran voce e non temono il giudizio altrui. Si direbbe, per parafrasare il verso di una poesia di Yeats, che il nostro non è un paese per i moderati.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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