29/03/2017

L'ex assessore Ingaldi: 'Mi hanno lasciata sola'

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Abbandonata, dimenticata, inascoltata. Così si è sentita Amina Ingaldi, ex assessore all’Istruzione e alla Mobilità, rapidamente ed improvvisamente sostituita dal sindaco Clemente Mastella, perché considerata non più in sintonia con la linea dell’amministrazione comunale. Il suo disagio, soppresso e nascosto per nove mesi, è emerso clamorosamente nei giorni scorsi, ma comincia già durante la campagna elettorale.

“Il sindaco mi ha revocata - accusa Ingaldi - facendomi passare per incapace ed incompetente. Dimostrerò a tutti quello che ho prodotto. Vado via a testa alta. Ho dovuto faticare non poco a convincere i miei quasi 500 elettori a votare per Mastella, che non si è degnato mai di partecipare ad un incontro organizzato da me”. La revoca dell’assessore è, senza dubbio, il frutto amaro della lunga e tormentata vicenda della mensa scolastica, conclusasi con un disastroso flop. Una patata talmente bollente che non figura tra le deleghe assegnate alla new entry in giunta, Felicita Delcogliano, sorella di Raffaele, compianto assessore regionale  al lavoro e alla formazione professionale, ucciso dalle Brigate Rosse nell’aprile 1982.

“La mia esperienza amministrativa - confessa amareggiata l’ex assessore - è stata devastante. Il sindaco non mi ha mai ascoltato. Le mie proposte sulla mensa venivano puntualmente ignorate e contrastate. Non ero d’accordo con la gara al ribasso. Volevo convocare le famiglie, studiare una soluzione condivisa. Mi è stato impedito. Mi hanno creato il vuoto intorno”.

Il cammino solitario della Ingaldi diventa pian piano un rovello insopportabile. Isolata dal sindaco, dagli assessori e dai suoi stessi compagni di viaggio, ha deciso di rendere pubblico il suo dissenso attraverso una lettera aperta. Ma Mastella ha respinto al mittente le critiche sulle “deleghe disarmoniche”, la richiesta di un chiarimento coi dirigenti e di un più corretto lavoro di squadra, ritenendo “ingiustificate le riserve e le censure” e prendendo atto della “costante divergenza”.

I rapporti tra i due sono stati contrassegnati da “fiumi di lettere riservate”. Il triste epilogo della mensa, soppressa definitivamente, ha fatto traboccare il vaso ormai colmo dei contrasti. L’assessore spodestato è stato per mesi sotto i riflettori. “C’era una squadra da organizzare - racconta Ingaldi in un’intervista a Lab Tv - toccava all’allenatore. Io ero negli spogliatoi. A settembre vengo a sapere dai giornali che la nutrizionista Pina Pedà è stata delegata ai controlli della mensa. Ho accettato senza batter ciglio la scelta del sindaco. Poi la dottoressa ha cominciato a sputare veleno su di me, accusandomi di incapacità ed incompetenza e che impedivo i controlli. Si è scatenato uno sciacallaggio, ma ho cercato lo stesso il confronto”.

Amina Ingaldi é stata eletta consigliere comunale con 479 voti nella lista “Mastella Sindaco”, anche se in passato ha militato sotto le bandiere del centrosinistra e socialiste, mentre Pina Pedà è approdata a Palazzo Mosti con 303 voti con la lista “Noi Sanniti per Mastella”. Sullo sfondo di questo secondo rimpasto, dopo la cacciata del forzista Gerardo Giorgione, sostituito con Antonio Reale all’Urbanistica, si agitano incomprensioni, incertezze e tentennamenti, che fanno traballare l’amministrazione comunale, anche se guidata da un sindaco-timoniere, politico navigato e di lungo corso come Mastella.

Il malessere intorno alla mensa scolastica era già esploso con le proteste dei genitori dei bambini della scuola primaria, che hanno denunciato più volte le inadempienze della ditta Quadrelle. Molti sperano nella riapertura del centro di cottura di Contrada Capodimonte, promessa dal sindaco nella campagna elettorale. Ora, la testimonianza pubblica della dottoressa Pedà, fatta qualche settimana fa, porta a galla l’angosciante e drammatica esperienza di una professionista che ha cercato di dare una mano alla soluzione del problema, ma è stata contrastata e combattuta dalla sua stessa maggioranza. 

“Non potevo rimanere più nei banchi della mia amministrazione - racconta Pedà - la mia sofferenza era guardata con indifferenza. Quando sono stata accusata di parlare per motivi personali, spinta da chissà quali ambizioni, ho provato una rabbia indescrivibile. Sono stata costretta a rivolgermi alla Procura per denunciare tutto quello che mi è stato detto. Mi sono sentita diffamata e questo non lo permetto”.

La nutrizionista subentra in terza battuta, ad ottobre, quando il servizio ancora non partiva da 53 giorni, nonostante la gara d’appalto vinta dalla ditta Quadrelle. Con la precedente amministrazione aveva messo a disposizione le sue competenze, elaborando un menu casalingo e mediterraneo insieme alla commissione mensa, ai genitori e alle associazioni. Con l’assessore Ingaldi non è andata mai d’amore e d’accordo.

“Leggo in questi giorni cose vergognose - rileva Pedà - dovrebbero stare zitti tutti e riconoscere di aver fallito. Chi dice che è colpa mia, che mi sono defilata, è fuori dal mondo. Io sono stata impossibilita ed ostacolata, la commissione mensa non si è mai insediata. Come si potevano effettuare i controlli? Oggi mi sento disarmata. Se avessi sbagliato in qualcosa, chissà cosa mi avrebbero fatto. Ed ora mi viene detto che ho preso 15 mila euro, quando ne ho ricevuti solo 4 mila lordi”.

L’amarezza della Pedà nasce soprattutto dalla scarsa considerazione delle sue competenze e del suo curriculum. Lo sconforto più grande lo prova nel vedere il suo lavoro finire in mani incompetenti. “Hanno preso le mie schede nutrizionali –sottolinea - e le hanno portate all’Asl, senza alcun aggiornamento. C’era la tracciabilità degli alimenti e dei prodotti. Se avessero trovato una migliore di me, più competente di me, che problema c’era? Mi sono sentita ferita nella mia professionalità. Tutto questo  è avvenuto senza che io sapessi nulla. Siamo nella stessa maggioranza. Ho cominciato questa avventura amministrativa con grande entusiasmo e fiducia. Con la voglia di fare, non ho chiesto deleghe, né presidenze”.

La denuncia della Pedà passa in rassegna tutte le anomalie e gli intralci incontrati. La mensa non poteva partire senza la Scia sanitaria ed amministrativa. “Volevo sapere se la Quadrelle fosse in regola - spiega la dottoressa - mi hanno dipinta come un mostro. Se oggi siamo arrivasti a perdere questo servizio mensa qualcuno dovrà pure accollarsi le colpe. Potevamo essere un esempio d’eccellenza. Quando ho visto che hanno cambiato il menu, mi sono dimessa. Avevo messo la banana e il mandarino perché molti bambini non mangiavano la frutta. Cosa hanno fatto? Hanno preso il succo di frutta, hanno messo lo yogurt. Non si rendono conto che alterano la quantità di potassio. Così le tabelle nutrizionali cambiano completamente”.

Le proteste e le osservazioni dietetiche della nutrizionista non hanno trovato ascolto nell’assessore Ingaldi e neanche nel dirigente del settore, Vincenzo Castracane. “Quando sono andata alla Asl - conclude Pedà - la dottoressa Romano mi ha detto: qui manca la Scia sanitaria. Come facciamo? Potevo avallare queste anomalie amministrative. Si passano i guai. Nessuno della mia amministrazione mi ha difeso. Non ho mai fatto comunicati stampa. Ho sempre cercato di coinvolgere tutti. Quando c’è stato un incontro coi dirigenti scolastici, mi hanno detto che c’erano pochi iscritti. Per questo la mensa non partiva. Ma il vero motivo era la mancata documentazione della ditta. Poi non so com’è partita. Mi è stato detto di stare zitta”.

ANTONIO ESPOSITO 

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