23/04/2017

Dark web: l'ultimo pericolo della rete

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È da poco uscito nei cinema di tutto il mondo il film Ghost in the Shell. Tratto da un fumetto giapponese del 1989, immagina un futuro non troppo lontano (seconda metà del 21° secolo diciamo), dove la criminalità informatica è arrivata a compiere crimini oggi inimmaginabili, come rubare i ricordi direttamente dalla mente delle persone o manovrarle come marionette, obbligandole ad agire contro la loro volontà. Per combattere questa malavita futuribile esiste una squadra di poliziotti particolari, denominata Sezione 9.

Ma nel mondo reale, nel presente, di cosa è realmente capace il cybercrimine organizzato? Se negli anni ‘70 movimenti terroristi come le Brigate Rosse diffondevano i loro proclami su volantini ciclostilati, oggi il terrorismo globale usa abbondantemente la rete per acquisire proseliti. Non passa giorno senza che le forze di polizia di tutto il mondo non chiudano siti clandestini o addirittura pagine Facebook dove non solo s’inneggia alla lotta armata, ma addirittura si reclutano volontari per la guerra santa contro l’Occidente.

In questo settore, come già più di una volta ho ribadito, la malavita dispone di un grosso vantaggio rispetto ai tutori dell’ordine costituito: chi infrange la legge non si preoccupa certo di sottostare a regole e confini, mentre gli agenti di polizia sono tenuti ad obbedire a procedure e codici che rendono la caccia al crimine più gravosa, laddove i malfattori si annidano nel web e godono spesso dell’ospitalità di paesi conniventi, se non addirittura complici.

Nonostante i teorici del complotto sostengano da tempo che tutte le nostre attività in rete e persino le nostre telefonate siano tenute d’occhio da sistemi di sorveglianza, ogni volta che un attentato ha luogo da qualche parte nel mondo, scopriamo che gli autori hanno avuto modo di organizzarsi grazie ad una rete di complicità e che dietro ciascun attacco terroristico raramente c’è una singola mente malata.
Eppure le forze dell’ordine, a cominciare dalla polizia postale, lavorano costantemente per garantire a tutti che il web sia sicuro. Perché oltre al terrorismo globale, esistono tantissimi reati, grandi o piccoli, che vengono perpetrati attraverso internet.

Accanto ai siti di e-commerce, per esempio, esiste un intero universo nel dark web dov’è possibile acquistare prodotti illegali: armi, droghe, farmaci non approvati, sostanze esplosive, ma anche oggetti rubati quali auto e opere d’arte. Per non dire del mercato della pornografia infantile, che in alcun paesi del sudest asiatico muove cifre impressionanti.

Contro quest’ultima piaga, in particolare, l’Interpol ha sviluppato un software d’intelligenza artificiale che si presenta in rete come un bambino o una bambina ed interagisce con i potenziali pedofili, consentendo alla polizia d’intercettarli prima che possano commettere un crimine contro bambini di carne ed ossa. Questo strumento si è rivelato di grande utilità in quanto, grazie ad una serie di risposte standard, può essere usato in un gran numero di conversazioni online anche contemporaneamente e rappresenta un’arma insostituibile, visto che, per ovvi motivi, la polizia non può utilizzare dei bambini come esche per gli orchi.

Insomma, la Sezione 9 non esiste ancora, ma ovunque nel mondo in questo momento uomini e donne di buona volontà, armati degli strumenti più avanzati che la tecnologia offre loro e pur nelle ristrettezze cui le legislazioni, sempre arretrate rispetto al progredire del crimine organizzato, li costringono, si danno da fare per combattere e, laddove possibile, prevenire quei reati che hanno il web come mezzo o luogo. Senza contare che tocca anche a noi utenti tenere gli occhi aperti sempre e badare alla sicurezza dei nostri dati, dei nostri averi e soprattutto delle persone più deboli ed esposte ai pericoli della rete.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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