23/04/2017

Il Pd verso le primarie del prossimo 30 aprile

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Ripartire dai problemi del territorio, ritornare ad ascoltare la società, rilanciare gli ideali della sinistra, rinnovare la classe dirigente. Quattro punti cardinali importanti e vitali per rimettere in cammino col passo giusto il Partito Democratico, dopo le pesanti sconfitte elettorali del referendum costituzionale e delle comunali di Benevento e San Giorgio del Sannio. Quattro impegni accolti e ribaditi da tutti i protagonisti del dibattito congressuale e dai sostenitori di Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

La campagna per le primarie del prossimo 30 aprile, che porteranno alla scelta del segretario nazionale del partito, ha ridisegnato la geografia interna ed è stata accompagnata da una vivace dialettica tra le varie anime e proposte in campo. Non sono mancate critiche sferzanti e pungenti verso gli attuali vertici e i rappresentanti istituzionali. Il voto degli iscritti nei circoli ha assegnato una maggioranza schiacciante all’ex premier, che in città ha sfiorato il 77 per cento ed in provincia ha superato di poco l’ottanta.

Gli orlandiani si sono attestati intorno al 16 per cento ed i seguaci di Emiliano tra il 5 ed il 7. Dopo la prima fase si attende il verdetto dei gazebo, che scaturirà anche dalla partecipazione dei simpatizzanti e degli elettori. L’abbinamento di Renzi con Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura, ha determinato il passaggio del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro nelle fila della maggioranza . Le sue orme sono state seguite dal grosso del gruppo dirigente del Sannio, dai consiglieri comunali di Benevento e dai consiglieri provinciali.

Sullo spostamento di De Caro dall’ala cuperliana al campo renziano non poco ha influito il ruolo ricoperto nel governo nel settore delle infrastrutture. Il rimescolamento delle carte ha facilitato un ricompattamento con l’area di Fausto Pepe, che già militava tra i sostenitori di Renzi, insieme al consigliere regionale Erasmo Mortaruolo e al segretario provinciale Carmine Valentino. Una ricomposizione che prelude forse ad un percorso più unitario al comune di Benevento dopo le spaccature della inattesa disfatta elettorale.

“Se camminiamo divisi - avverte Francesco De Pierro, capogruppo Pd - sarà più difficile fare un’opposizione incalzante e costruire un’alternativa credibile al sindaco Clemente Mastella. Dobbiamo riprendere il contatto coi cittadini, rimotivare le persone sfiduciate, serrare i ranghi e tornare a parlare alla gente con grande umiltà”. La spinta all’autocritica anima anche i quattro candidati per la mozione Renzi: Raffaele Del Vecchio, Floriana Fioretti, Antonio Iesce ed Elena Sanzari.

“Vogliamo un campo progressista ampio - scrivono in un documento - che unisca la sinistra ed il popolarismo cattolico. Puntiamo alla riscossa, passando dall’io al noi. Siamo consapevoli che sono stati commessi diversi errori e da lì vogliamo partire. Molte riforme ci hanno allontanato dal nostro elettorato tradizionale, speriamo di recuperare con le primarie”. “C’è bisogno - aggiunge Domenico Galdiero di Solopaca - di un partito realmente democratico”. Per dare una mano  si stanno impegnando anche Immafederica Refuto e Giovanni Palmieri che hanno aderito all’Associazione politica FutureDem.

Per risalire la china servono iniziative pubbliche e risposte concrete ai problemi emergenti. Le promesse hanno le gambe corte. “Stiamo assistendo - evidenzia De Pierro - al remake del film “La Grande illusione”. Tutte le questioni, cavalli di battaglia di Mastella nella campagna elettorale, restano irrisolte. Non si può risolvere tutto privatizzando. Per la mensa scolastica bisogna parlare coi soggetti interessati, per il depuratore dialogare con gli esperti. Il dissesto era immotivato. Si è voluto mettere il carro davanti ai buoi”.

I supporter del governatore della Puglia lanciano strali sulla conduzione del partito, denunciano il calo degli iscritti e la mancanza di progettualità. I candidati che hanno per slogan “Il nostro partito è l’Italia” sono Rosanna Papa, Angelo Miceli, Giovanna Petrillo e Vincenzo Forni Rossi. La loro portavoce è Mena Laudato, sindaco di Arpaise. Con Emiliano vogliono difendere e rilanciare i principi ispiratori del Pd: democrazia, partecipazione, pluralismo. “Guardando la lista dei renziani -osserva Miceli, ex capogruppo al comune ed ex assessore - si scopre che si fa finta di cambiare, presentando addirittura chi l’altra volta stava con Gianni Cuperlo, contro Renzi”. Fa discutere la presenza di Papa, in guerra col sindaco Pd di Montesarchio, il renzianissimo Franco Damiano.

Il travaglio interno, emerso nel corso delle ultime elezioni provinciali, sembra trovare una sintesi nella scialuppa del leader pugliese. Qualcuno dichiarò che riteneva fuori dal Pd chi non aveva votato. “Queste sono sciocchezze - fa notare Laudato - se non sono andata a votare ho le mie ragioni. Mi sono dimessa  per questo dalla segreteria provinciale. Sto nel Pd con una visione più di sinistra. Lo sanno tutti. Vedo un partito arroccato, che non discute. Basti pensare a quello che ho passato con la frana di Arpaise del dicembre 2010 ancora non sistemata. La regione ha stanziato 3 milioni di euro, ma manca il progetto della provincia”.

Qualche sfilacciamento si è verificato anche nel partito in città, dove, però, c’è stato anche qualche arrivo imprevisto, come quello di Vittoria Principe, giornalista televisiva, ex candidata sindaco, da poco nominata nella Commissione regionale delle Pari Opportunità. Qualcuno ha parlato di trasformismo. “Abbiamo avuto solo la defezione di Luigi Scarinzi - precisa De Pierro - ma non è escluso che possa rientrare. Sui trasformismi dobbiamo metterci d’accordo: Vogliamo un Pd inclusivo oppure no? Io ho cominciato con Mastella, campione del trasformismo. Mi rimprovero di aver confuso l’aspetto umano con quello politico. Ho cambiato perché non vedevo la valorizzazione degli altri, usati solo per le campagne elettorali”.

Col ministro della giustizia corrono Antonella Pepe, Antonio Iavarone, Ester Perifano e Carmine Ricciardi. “Il problema non è il leader - sottolinea Iavarone, segretario Giovani Democratici e vicesindaco a Pannarano - ma le politiche che fa. Dobbiamo riallacciare i rapporti con gli insegnanti, i disoccupati, gli operai”. Nella squadra orlandiana si rimboccano le maniche, tra gli altri, anche Italo Palumbo, Luigi Diego Perifano, Luigi Boccalone, Enza Nunziato, Livio Mazza, Giovanni Ievolella.

“Non è possibile che non si faccia - denuncia Pepe, ex segretaria regionale dei Giovani Democratici e consigliere comunale ad Apice - un’analisi vera delle ragioni profonde del malcontento che c’è. Come rispondiamo alla rabbia sociale dei giovani che vanno via? Possiamo assistere indifferenti allo spopolamento dei nostri territori? Qui noi abbiamo governato, siamo responsabili di quello che è accaduto. Calano gli iscritti all’università, chiudono le imprese, cresce il disagio sociale. Per invertire la rotta bisogna costruire soluzioni. Se il Pd non parla di questo a cosa serve? Semplicemente a fare qualche nomina e a gestire qualche ente”.

ANTONIO ESPOSITO

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