05/05/2017

Uno che lo chiami Fortunato protesta pure?

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La grande infornata della toponomastica cittadina risale alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. E' una fotografia della situazione politica del tempo. Si andava verso il politically correct, l'arco costituzionale aveva smussato gli spigoli tra democristiani e comunisti, anzi i cattolici di sinistra si sentivano in dovere di omaggiare gli eroi dell'antica falce e martello.

Ecco spiegati i fratelli Rosselli, Sandro Pertini e Rocco Scotellaro, deputati e senatori con qualche stranezza: perché Cristoforo Ricci è indicato come senatore beneventano, se è stato sempre eletto nel collegio di Cerreto-San Bartolomeo, mentre Antonio Lepore è semplicemente un “parlamentare”?

E poi i poveri manifatturieri delle targhe si trovarono di fronte a veri rebus. A Napoli c'era uno che di cognome faceva Giustino, per cui quando fu il turno della targa di un tale Fortunato fu facile pensare che la dizione esatta fosse Fortunato Giustino. Così recitava la targa alla Pacevecchia nei pressi del “mercatino coperto” che divenne chiesa rionale. Non sono certo che questa targa sia stata corretta in Giustino Fortunato. Certo è che dall'altro capo della strada rimane imperterrito il cartello “originale” con scritto Fortunato Giustino.

E che fa: uno che lo chiami Fortunato protesta pure?

MARIO PEDICINI

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