06/05/2017

Dallo sviluppo dei media ci attendono cose incredibili... eccole

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Accettereste di vivere sorvegliati 24 ore su 24? Non è lo spot dell’ennesima edizione del Grande Fratello, ma la domanda alla base del recente film The Circle, nel quale una ragazza, assunta da un colosso dell’informatica, viene ingaggiata per collaudare un’app rivoluzionaria, in grado di riunire tutte le attività di social network, telefonia mobile, posta elettronica ed e-commerce di un individuo in un unico profilo. In pratica, un programma in grado di sapere tutto della nostra vita.

La fantascienza talvolta riesce a prevedere gli sviluppi della vita reale e in effetti il quadro prospettato da questa pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Dave Eggers, non è poi così lontano da quanto avviene tutti i giorni. Se ci pensiamo bene, da alcuni anni a questa parte il confine tra vita privata e vita pubblica (o, per meglio dire, social) si è oltremodo assottigliato.

Per molti accendere lo smartphone è la prima azione da compiere ogni giorno appena svegli (per non parlare di quelli, e non sono pochi, che non lo spengono mai, nemmeno di notte), vuoi per essere aggiornati sul meteo o per conoscere le ultime notizie, per controllare la mail o scambiare qualche messaggio o qualche tweet veloce con amici e parenti.

Ma ogni azione che compiamo in rete dice qualcosa di noi: se controlliamo il meteo, implicitamente stiamo informando un’app di dove ci troviamo e dove saremo nelle ore a venire. Sfogliando le notizie riveliamo i nostri interessi e commentandole rendiamo pubbliche le nostre opinioni.

A noi sembrano gesti banali, di routine, ma in realtà ogni sito che visitiamo, ogni acquisto che facciamo, ogni like ed ogni condivisione vengono indicizzati ed elaborati da sofisticati algoritmi.

I cookie, letteralmente “biscottini”, dal nome in apparenza innocuo, sono in realtà dei file di dimensione insignificante che ogni sito internet che visitiamo lascia sul nostro pc o sulla memoria del nostro smartphone affinché possiamo essere identificati la volta successiva.

Così chi è dall’altra parte può conoscere cosa c’interessa, quali sono le nostre ricerche e come trascorriamo il nostro tempo in rete.

Avete mai notato che, dopo una ricerca su un sito di e-commerce (non solo quando compriamo qualcosa, anche solo dopo aver cercato dei prodotti), anche a distanza di diversi giorni, questo ci suggerisce degli articoli simili a quelli che abbiamo guardato? È il risultato di un algoritmo che ha analizzato le nostre preferenze per suggerirci prodotti analoghi.

Come i cookie, anche il cloud, utilissimo strumento per conservare i file, può celare un rovescio della medaglia: oggi i sistemi operativi di molti pc, tablet e smartphone consentono di scegliere l’opzione di salvataggio automatico di tutti i nostri dati, man mano che vengono aggiornati, sulla nuvola. In questo modo siamo sicuri di non perdere foto, musica, documenti importanti, ma allo stesso tempo lasciamo piccole fette della nostra vita su server esterni che abili hacker sono in grado di violare in qualsiasi momento.

In conclusione, già ora, in un modo o nell’altro, la maggior parte delle nostre operazioni virtuali sono, non dico sorvegliate, ma quanto meno archiviate e conservate, a volte anche elaborate da software al fine di studiare le preferenze dei consumatori (chiaramente le aziende sono interessate ai grandi numeri, non al singolo utente).

Non sarebbe quindi così difficile un domani mettere insieme tutti questi dati ed estrapolarne un unico profilo onnicomprensivo per ciascuno di noi.

Resta da capire se le leggi lo permetteranno e soprattutto a chi potrebbe fare più gola un’operazione del genere: ai governi, per tenerci costantemente sotto controllo a fini di sicurezza, oppure alle multinazionali, per intercettare i nostri desideri e consegnarci su un piatto d’argento beni e servizi ancora prima che possiamo renderci conto di averne bisogno?

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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