06/05/2017

Brigate Rosse o Camorra...

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Sono trascorsi trentacinque anni. Eravamo nel pieno vigore della prima Repubblica, dominavano la scena politica la DC che si apriva alla segreteria De Mita, il PCI saldamente guidato da Berlinguer, il PSI nelle mani da Craxi. Le Brigate Rosse sembravano essere ormai sul viale del tramonto a causa dell'annebbiamento dell'originario spirito rivoluzionario e anche in conseguenza delle leggi speciali che avevano prodotto una certa efficienza nelle forze dell'ordine e nell'amministrazione della giustizia.

L'agguato del 27 aprile 1982, a Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano in via Marina a Napoli, sembrò un colpo di coda del morente terrorismo politico: una coda però che ancora per qualche anno continuò a colpire; si ricordino i delitti D'Antona, Ruffilli, Biagi, Tarantelli, Generale Dosier ecc. Delcogliano e Iermano ai più sembravano persona lontane dai bersagli del terrorismo. Troppo miti per provocare una reazione micidiale. Non avevamo capito che proprio in quella fase di declino le BR avevano bisogno, soprattutto in Campania, di colpire facce pulite, persone indiscutibilmente oneste, per riprendersi un ruolo politico-rivoluzionario che era stato compromesso con la compravendita del sequestro Cirillo.

Per oltre trent'anni a Benevento gli amici politici di Delcogliano, le istituzioni, le associazioni, le scuole e la stampa, in periodiche iniziative di studio e di commemorazione, hanno cercato di tener vivo il ricordo dei nostri eroi. Non è stato facile ma non ci siamo arresi. Basti consultare gli archivi...

La commemorazione svolta quest'anno nell'aula dell'Università in via Calandra ha assunto un carattere diverso rispetto a tutte le altre tenutesi negli anni decorsi. Indubbiamente sono stati meritoriamente evidenziati l'interesse e l'impegno di studio mostrati ancora una volta dalle scuole sannite sulla storia e l'eroico sacrificio dei due nostri concittadini. Tuttavia, date le esplicite dichiarazioni di qualche organizzatore che ha detto: “Per troppo tempo c'è stato oblio sul sacrificio di Delcogliano e Iermano”, è sembrato che si volesse affermare che finalmente, dopo trentacinque anni di distrazione, vi è qualcuno che sa studiare ed interpretare quei luttuosi eventi. Di conseguenza le scuole, i docenti e gli studenti sanniti-dalle elementari alle superiori, all'Università- a partire dal 1982 avrebbero soltanto banalmente lambito la storia di quei tragici eventi. I miti ed umili Raffaele e Aldo finalmente, dopo trentacinque anni, avrebbero trovato chi sa leggere ed interpretare compiutamente la loro vera storia. Un po' di umiltà anche in queste circostanze non ci starebbe male...

Non voglio qui elencare tutte le manifestazioni e ricerche assunte dal 1982 dalle istituzioni locali, dalla DC, dalla Coldiretti e dalle associazioni di cui aveva fatto parte Raffaele, mi preme soltanto evidenziare che la meritoria iniziativa del mondo scolastico di quest'anno si va a collegare ad analoghe azioni assunte dalle scuole sannite negli anni decorsi. Voglio ricordare soltanto il convegno di cinque anni fa presso l'aula magna del Liceo Giannone, a Piazza Risorgimento, promosso da quella scuola con la preside Crisci e con la partecipazione, tra gli altri, del professor Barbagallo della Federico II e del professor Giovanni Bachelet, figlio del presidente del CSM trucidato dalle BR. Ma in quella manifestazione, come in quelle degli anni precedenti, i veri protagonisti furono gli studenti del Giannone.

Nell'evento di quest'anno si è giustamente parlato della criminalità organizzata, senza alcun cenno però al terrorismo politico di cui furono vittime Delcogliano e Iermano. I ragazzi vanno doverosamente educati all'antimafia e all'anticamorra, senza trascurare però la lettura della storia d'Italia degli anni '70 e '80, gli anni di piombo, l'epoca del terrorismo politico del quale furono incontestabilmente vittime, nel 1982, Delcogliano e Iermano. Certamente i due nostri concittadini all'epoca non potevano che essere odiati dalla camorra, ma il loro delitto fu programmato ed eseguito dalle brigate rosse che in quel momento ed in quel luogo, Napoli, volevano colpire “un uomo nuovo della DC”.

Le vittime delle BR possono anche essere utilizzate come testimonial dell'antimafia, ma senza dimenticare il nome e la natura della struttura criminale che li ha trucidati. Per trentaquattro anni i due eroi sanniti sono stati doverosamente ricordati ed onorati come vittime del terrorismo politico. Mafia e terrorismo sono ambedue strutture criminali, e a volte possono pure intercettarsi, ma con motivazioni e finalità molto differenti. Sbaglia chi, essendo motivatamente impegnato nella lotta alla criminalità camorristica e mafiosa, creda che non vi siano più altre tipologie di criminalità organizzata da scoprire e combattere tenacemente. Come il terrorismo politico o religioso che dir si voglia.

Raffaele e Aldo sono stati vittime del terrorismo politico, questo è inconfutabile, basti leggersi gli atti dei processi penali ormai chiusi. Oggi forse non sono più sotto tiro le brigate rosse o forse qualcuno vorrebbe assolverle... come se non fossero state delle organizzazioni criminali. Non sono bastate le tante vittime da esse disseminate in tutt'Italia ed in tutti gli ambienti: forze dell'ordine, magistrati, docenti, giornalisti, politici. Si vorrebbe forse stendere un velo pietoso sugli anni di piombo... Sarebbe una grave offesa alla memoria di onesti servitori dello Stato, come Aldo e Raffaele. Confondere o tentare di confondere le vittime della criminalità mafiosa con le vittime del terrorismo politico è una grave mancanza di rispetto alla storia di chi ha sacrificato la vita nella propria battaglia politica.

Esistono buone ragioni per educare i giovani all'anticriminalità camorristica ma esistono anche buone ragioni per raccontare ai giovani gli anni di piombo del terrorismo politico; e ottime ragioni per tenere gli occhi aperti sulle nuove forme di terrorismo politico o religioso che oggi minacciano l'Europa. E l'Italia è parte dell'Europa anche con qualche vittima del terrorismo politico di oggi.

ROBERTO COSTANZO

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