03/06/2017

Là dove camminano i pedoni

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Il politichese è una lingua molto particolare. Una delle sue peculiarità è l'essere formata principalmente da 'vocaboli immateriali', ovvero tutti quei termini che non trovano riscontro pratico e materiale nella vita reale. I più abusati, per fare alcuni esempi, sono parole che tutti noi abbiamo sentito almeno una volta dal politico di turno: 'posti di lavoro', 'ponte', 'tasse più basse', 'strade pulite'. Com’è nella tradizione del buon politichese, le parole devono assomigliare più a smaglianti promesse che a effettive soluzioni.

Nella vita odierna delle amministrazioni provinciali, difficile e in bilico come non mai, c’è un termine che qualche volta ritorna portando una ventata di aria fresca, come quella leggera brezza che regala attimi di sollievo e piacere nel mezzo di un afoso pomeriggio estivo: 'messa in sicurezza'.

Le amministrazioni locali, il braccio armato della politica, quella alta, con questa espressione intendono l’utilizzo di fondi pubblici per sistemare e rendere fruibili, nella duplice accezione di funzionalità e garanzia, i luoghi pubblici di ordinario utilizzo dei cittadini. Ma spesso queste amministrazioni non vedono, e ancora più spesso si distraggono, per cui c’è bisogno di ricordarglielo.

E dunque tra le tante necessità i cittadini, ma soprattutto gli automobilisti, chiedono alle relative amministrazioni, soprattutto comunali, con sempre maggiore insistenza e durezza, che si mettano in sicurezza le strade, con i necessari interventi di manutenzione che riguardano di solito chiusura delle buche e il ripristino del tappetino di conglomerato bituminoso. Ma gli automobilisti contano perché sono tanti, e innanzitutto perché le automobili circolando muovono l’economia.

Consideriamo però che ai fianchi delle strade, soprattutto in ambito urbano, ci sono (o dovrebbero esserci) i marciapiedi, quelle strisce sottili pavimentate dove abitualmente i cittadini camminano. Ma i pedoni, così sono indicati dal Codice della strada coloro che circolano su una strada pubblica privi di qualsiasi mezzo di trasporto, spingono poco l’economia con il loro andirivieni, non fosse che per il consumo dei tacchi e delle suole.

Qualche giorno fa mi sono recato presso l’Ospedale Rummo di Benevento per una normale visita a un familiare degente. Scendendo lungo marciapiedi laterale alla via Pacevecchia, quasi all’incrocio con via Luigi Intorcia, all’altezza di un’edicola chiusa da anni ho incontrato, ferma, una giovane signora intenta a tenere ferma una sedia a rotelle con sopra un anziano signore. Mi ha chiesto, gentilmente, se potessi aiutarla a superare l’evidente ostacolo posto sul marciapiedi. L’unico modo per proseguire verso l’ingresso, posto più avanti (a proposito: sono pochi gli accessi all’ospedale, soprattutto quelli che portano al Cup), è stato di scendere dal marciapiedi, fare alcuni metri sulla carreggiata e poi risalire. Sembra poco ma il pericolo si è corso, considerando che via Pacevecchia è molto trafficata.

Abbiamo fatto alcuni metri insieme, notando ancora come è sconnessa l’intera fascia pedonale, soprattutto lì dove le radici degli alberi sollevano le mattonelle rendendo pericolosi o impraticabili i marciapiedi.

Ci siamo domandati allora se è vero che lo sguardo è ormai abituato ai marciapiedi rotti, e magari non ci facciamo più caso, e fino a che punto questo abbandono degli elementi più basilari della nostra organizzazione sociale può venire a mancare, portando una persona che si dirige più o meno in salute verso il pronto soccorso a dover rischiare la propria incolumità (oltre a quella degli automobilisti) solo perché non c’è una sola figura politica, scelta magari proprio da quella persona come suo rappresentante, che sia interessata a tutelare la società partendo dalla base, passo dopo passo.

UBALDO ARGENIO

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