18/07/2011

Ancora immondizia a Sant'Arcangelo

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“Venghino”, gente, “venghino”, ché l’ennesima rappresentazione sull’emergenza rifiuti sta andando in scena e questa volta, ahinoi, sotto forma di farsa. Eh già, il capocompagnia, unitamente agli attori scritturati nell’ultima tornata elettorale, al pari delle compagnie teatrali in giro un po’ dappertutto a dar vita ai propri copioni, sceglie di venire in tournée dalle nostre parti a battere sempre gli stessi palcoscenici.

Con l’ordinanza del 19 ottobre 2010 il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, stabiliva, per quantità “ben precisate” e per un “tempo limitato”, lo sversamento dei rifiuti della provincia di Napoli nelle discariche di Sant’Arcangelo Trimonte, Savigliano Irpino e San Tammaro a causa dello stato di crisi del ciclo di raccolta nel napoletano.

Con l’ordinanza di venerdì 8 luglio 2011 sempre lo stesso presidente, “data la permanenza di condizioni di criticità derivanti dalla non autosufficienza del sistema di gestione ciclo dei rifiuti delle province di Napoli e Salerno”, ha predisposto i conferimenti negli impianti delle province di Avellino, Benevento e Caserta.

Questa volta l’una tantum – strana lingua quella latina che ad uso dei politici volge quasi sempre al maccheronico – dal significato di “una volta soltanto” ad indicarne l’eccezionalità dell’evento, s’è chissà come trasformata, nelle sagaci traduzioni di qualche politico, in “una volta ogni tanto” ed ecco che nell’ultima ordinanza le quantità “ben precisate” divengono d’imperio 100 tonnellate al giorno di rifiuti trattati provenienti da altri Stir della Campania e il “tempo limitato” cinque giorni “soltanto” sufficienti però – come ha ben espresso l’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto – ad agire da catalizzatore accelerando la saturazione dell’impianto e rischiando di aprire la strada ad un incubo stile napoletano anche nel beneventano.

La discarica di Sant’Arcangelo è peraltro sottoposta quasi integralmente ad un provvedimento di sequestro da parte della magistratura ed è interessata da fenomeni franosi e – rincara la dose il presidente della Provincia, Aniello Cimitile – “queste 100 tonnellate al giorno per cinque giorni non risolvono il problema napoletano andando invece a costituire un enorme macigno capace di compromettere definitivamente l’agibilità e la stabilità dell’unico lotto aperto, determinandone il veloce e disastroso esaurimento, in un momento in cui noi stavamo effettuando dei lavori di consolidamento compatibili solo con l’arrivo di modesti flussi in ingresso che noi governavamo con oculatezza, mentre ora questa ordinanza stravolge i piani mettendo seriamente a rischio quanto stavamo facendo”.

Le giornate immediatamente successive all’ordinanza Caldoro hanno visto, così come in passato, l’avvicendarsi al capezzale del malato di rappresentanti delle istituzioni di vario grado, associazioni, cittadini, consiglio provinciale straordinario aperto, ma le conclusioni sono state quasi sempre le stesse, i tir hanno, anche se a singhiozzo e di buonora, continuato a sversare così come prefissosi, nessuna contestazione nell’ultimo giorno, il 13 luglio, tra i cittadini, oramai sopraffatti dalla rassegnazione e forse dall’ineluttabilità dell’evento, mentre a poche centinaia di metri il torrente Pazzano, affluente prima dell’Ufita e poi del Calore, continua a scorrere forse con il suo carico di veleni.

Intanto, notizia di questi giorni, l’ultimo numero di “Cancer Biology and Therapy” (Pensilvania) ha pubblicato uno studio al quale hanno partecipato anche ricercatori campani, partenopei, il quale ha appurato che nelle aree sedi di discariche l’incidenza dei tumori è maggiore del 22 per cento.

Sarà una coincidenza, ma il proprietario di un campo di grano situato sotto la “Napoli 3”, area dove prima dell’avvento della discarica regionale si sarebbe sversato per anni di tutto e di più del materiale proveniente dai comuni napoletani e senza il benché minimo controllo, è morto di leucemia or non è molto. E chissà cosa ci riserverà il futuro.

GIANCARLO SCARAMUZZO

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