19/06/2017

Lo stadio è inadeguato

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Lo stadio di calcio della nostra città, sin dal vagito che annunciava la gara di appalto (1976), ha creato sempre problemi. Il primo lo si ebbe dopo che l’impresa Parasiliti di Catania vinse l’aggiudicazione, ma dopo circa 60 giorni dall’inizio dall’apertura del cantiere ed inizio lavori chiese la revisione prezzi e non ottenendola, la costruzione dello stadio rimase ferma sino al 1978, quando il Comune di Benevento, con in testa il sindaco Ernesto Mazzoni e l’assessore allo sport Orazio Volpe, d’intesa con la Giunta, assegnarono la ripresa dei lavori all’associazione d’imprese Costantino Rozzi (presidente dell’Ascoli calcio) ed Andrea Rillo (sportivo d’eccellenza e presidente del Torrecuso e da sempre contribuente-sponsor del Benevento).

Lo stadio venne inaugurato il 9 settembre del 1979 al cospetto di 25.000 spettatori, con  l’amichevole Benevento-Ascoli. Gli stessi spettatori si ebbero il 26.08.1981, nella gara di Coppa Italia Cavese-Juventus 0-2 (reti: Marocchino e Tardelli), nello Stadio sannita gli spettatori furono superiori, c’erano almeno 28.000 persone.

Abbiamo fatto questo restyling per ricordare la capienza originaria dello stadio. Poi una serie di riduzioni. La prima la C.P.V.P.S. obbliga il Comune ad eliminare sul lato delle “tribune” delle file di gradoni, perché a loro dire lo spazio di passaggio per accedere ad un posto centrale, è insufficiente. Tale drastica decisione fa scendere la capienza ufficiale a 18.975 spettatori, cioè ad una riduzione di ben 6.025 posti. Ma, non finisce qui, perché  allo stato l’agibilità risulta essere di 12.847 spettatori ed in occasione della finale playoff la Commissione di Vigilanza ha concesso un ulteriore disponibilità di posti pari a 2.877 unità.

Ma è tanto difficile  superare le 20.000 unità visto che la capienza esiste?

Il Sistema Licenze Nazionali 2017/18 per la Serie A, prevede che per questa stagione lo stadio deve avere un minimo di 16.000 posti tutti a sedere e numerati , oltre ad altre migliorie anche impellenti, come, detto e sottoscritto sin dal 2008, cioè la realizzazione della “tribuna stampa” . Una promessa fatta nel 2009 dall’allora sindaco Fausto Pepe, che in maniera trionfale annunciò la realizzazione di un progetto per la costruzione di una vera tribuna stampa, raggiungibile con ascensore, capace di ospitare sino a 200 operatori dell’informazione e la sala stampa di 90 posti a sedere, oltre ad ospitare il nuovo Museo del Benevento Calcio. L’annuncio fu dato in una riunione operativa tenuta il 25 giugno del 2009. Passano un paio di stagioni per giungere nel 2011 e contattammo nuovamente il sindaco, ma la risposta vacale fu deludente facendoci restare di ghiaccio: “I fondi per la tribuna stampa sono stati stornati per altre problematiche più urgenti”. Addio sogni di gloria.

Ora dobbiamo sperare nella promessa di un contributo pari ad “un milione di euro” per la sistemazione dello stadio “Ciro Vigorito” in occasione delle Universiadi che si terranno in Campania nel 2019.

Noi diciamo che una soluzione ottimale tra il Comune e la società bisogna pur trovarla, altrimenti l’attesa deve essere bloccata al 2018, perché dalla stagione successiva a questa, la Lega di A ha posto dei paletti, senza possibilità di deroghe.

Come, senza possibilità di deroga, è lo smantellamento del distributore di benzina posto ad appena mt. 100 dall’ingresso e nel caso di incidenti o di panico all’interno dello stadio, la gente non ha dove poter fuggire. La colpa della presenza del distributore è sempre del Comun e che a suo tempo diede l’autorizzazione. Oggi, il Benevento milita in serie A e per  ogni gara interna si prevede una presenza di sportivi che oscilla dai 13.000 ai 18.000, e la presenza di tale manufatto che possiede cisterne interrate di materiale altamente infiammabile (benzina e gasolio) e nel caso di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine, si rischiano incidenti che possono diventare gravi per la vita delle persone.

E’ un problema che deve porselo non solo il sindaco della città, ma anche e soprattutto il questore che “arma” i suoi agenti per mantenere l’ordine pubblico ed il prefetto che rappresenta lo Stato essendo la più alta autorità della Provincia.

ANTONIO BURATTO       

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