19/06/2017

TELESE TERME - Alla Fondazione 'Romano' conversazione con don Antonio Loffredo

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Mercoledì 21 giugno, alle ore 18.30, la Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme accoglie don Antonio Loffredo. All'incontro, coordinato da Felice Casucci, si presenta il libro di Ermanno Rea, Nostalgia, Feltrinelli, 2016.

In un’intervista dello scorso mese di aprile il parroco afferma: “Un libro sul nostro quartiere che racconta la storia di due ragazzi che fanno due scelte completamente diverse, che però mantengono il legame che si ha quando si cresce in questi vicoli, qualunque strada tu intraprenda. Il discorso è molto complesso, io ho imparato a capirlo proprio dai ragazzi: ci sono coetanei che fanno scelte diverse, ma loro non si sentono né in contrapposizione né minacciati, perché rimane quel sentimento affettivo che si è avuti crescendo negli stessi vicoli. Questo può anche essere una forza: come uno rispetta l’altro, l’altro riesce a capire il primo che magari adesso fa la guida e porta i turisti in giro per il quartiere. Forse si interroga sulla sua scelta. Per gli altri, noi parliamo di cultura, di arte, di lingua, di musica, cose che non vanno in competizione col mondo violento che pure è intorno”. (http://www.radicifuturemagazine.it).

Il parroco del Rione Sanità, quartiere “pericoloso” di Napoli, ha fondato, nel 2006, la Cooperativa “La Paranza” per valorizzare il patrimonio artistico e culturale del quartiere. La bellezza dei luoghi costituisce un’attrattiva per i flussi turistici prima italiani e poi internazionali, e contribuisce all’inserimento del Rione nel circuito di produttività cittadino. Si tratta di una serie di imprese sociali che valorizzano le capacità del ragazzi e danno loro una speranza di futuro. Cultura, teatro, turismo, musica, beni culturali: luoghi e progetti per un’alternativa di vita. Nel Rione ormai c'è la consapevolezza che Napoli va ricostruita e restaurata, nelle cose e nello spirito. Ultimamente è stato inaugurato il “Laboratorio di Scrittura creativa”.

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Don Antonio Loffredo, è molto più di un semplice parroco. Un uomo di Chiesa, ma anche di strada, di parole e di fatti. Che nel 2001 è arrivato in uno dei rioni più martoriati della città, La Sanità, isolato dal mondo da un ponte che lo sovrasta. Un luogo dove erano custodite opere d'arte di straordinaria bellezza, come la Basilica di Santa Maria della Sanità e quella di San Severo, le catacombe di San Gennaro e il palazzo dello Spagnolo, tutti in inspiegabile stato di degrado. E dove, nonostante i tanti veleni e le mille difficoltà, scorreva ancora un'incredibile linfa vitale. Una scoperta che si è subito trasformata in una sfida apparentemente impossibile: trasformare il ghetto in una delle realtà partenopee (e italiane) più vivaci, capace di dare un lavoro e un futuro migliore ai suoi abitanti, proprio a partire dal recupero delle bellezze architettoniche.

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