28/06/2017

SAN LORENZELLO - Il romanzo-inchiesta 'Benvenute in Paradiso' del giornalista Claudio Coluzzi fa tappa al Palazzo Massone

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Sabato prossimo, 1 luglio, con inizio alle 18.30, al Palazzo Massone di San Lorenzello, verrà presentato il romanzo-inchiesta Benvenute in Paradiso - schiave nella terra dei Casalesi, (edizioni Anordest), curato dal cronista de “Il Mattino” Claudio Coluzzi, vice responsabile della redazione di Benevento.

Il libro racconta, sotto forma di romanzo, storie assolutamente vere, che offrono uno spaccato drammatico e sincero della criminalità e della violenza sulle donne, un racconto quasi in presa diretta, capace di coinvolgere il lettore.

Le due storie principali sono assolutamente vere e sono state raccontate da Coluzzi sulle pagine de “ll Mattino”. Alla presentazione, organizzata dall'Ente Culturale “Nicola Vigliotti” e patrocinata da Comune di San Lorenzello, Ente Morale Fondazione Massone-Cerza ed Ordine degli Psicologi della Campania, porteranno i saluti, il sindaco di San Lorenzello, Antimo Lavorgna, il presidente della Fondazione Massone-Cerza, Luciano Lombardi.

Interverranno: Stefania Fappiano, Settore Giovani Ente Culturale Vigliotti; Maria Di Carlo, consigliere Ordine Psicologi Campania; Aldo Balestra, ufficio redattori capo “Il Mattino”; Luigi Botte, questore di Avellino nonché consigliere dell'Ente Vigliotti; Alessandro Puel, comandante provinciale Carabinieri; Giuseppe Bellassai, questore di Benevento, coordinati dal presidente dell'Ente “Nicola Vigliotti”, Alfonso Guarino.

Le conclusioni saranno affidate al prefetto di Benevento, Paola Galeone.

IL CONTENUTO

Vendute, sfruttate, violentate: quelle di Sonia e Jana sono vite bruciate. Vite come tante che si consumano sotto gli sguardi distratti dei clienti che le accostano al bordo della strada senza guardarle nemmeno in faccia, dei vicini che da sempre hanno imparato a «farsi i fatti propri», dei giornalisti, abituati, quando magari le ragazze ci lasciano la pelle, a liquidarle con poche righe in cronaca. Ma sono vite vere, e il giornalista del «Mattino», Claudio Coluzzi, in Benvenute in Paradiso, schiave nella terra dei Casalesi (edizioniAnordest euro 15) le racconta con il piglio del cronista incapace di girare gli occhi dall'altra parte. Lo fa utilizzando la struttura di un romanzo giallo al cui interno sono, però, gli stessi articoli pubblicati dal giornalista a fornire quegli elementi che porteranno a individuare l'assassino di Sonia, una delle due ragazze arrivate cariche di sogni dall'Albania e finita cadavere sul bordo di una strada di Castelvolturno, quel lembo della terra dei Casalesi dove i clandestini di ogni colore contendono il potere dell'illecito ai camorristi di casa nostra.

Jana e Sonia, nel racconto verità di Coluzzi, hanno attraversato il mare a bordo di un gommone. Jana è stata violentata, costretta ai marciapiedi nel Casertano e, quando è rimasta incinta di un cliente, è stata «deportata» in Germania: qui ha partorito un figlio che è stato venduto a una coppia tedesca. I malviventi hanno incassato e lei è tornata per strada.

A Sonia è andata peggio: è stata uccisa in un vialetto di campagna. Ed è a questo punto che le loro storie incrociano quelle di un giornalista e di un commissario di polizia che indagano su quel crimine con la voglia di ridare dignità, almeno da morta, alla ragazza albanese e alle tante che come lei si sono lasciate ingannare dal paradiso inventato dalla tv.

Alla fine, con un imprevedibile colpo di scena, la verità trionferà, ma sarà una verità amara, incapace di cancellare l'amarezza di chi, attraverso il racconto del reporter, si è trovato a vivere il dramma dell'emigrazione e la tragedia dello sfruttamento. Perché, non bisogna dimenticarlo, Benvenute in Paradiso è anche un reportage attento che sfata luoghi comuni con la forza della realtà. Un racconto quasi in presa diretta, capace di coinvolgere il lettore.

Le due storie sono assolutamente vere e sono state raccontate da Coluzzi sulle pagine del «Mattino». Ma la narrazione in Benvenute in Paradiso prende il lettore con il ritmo del noir. Perché la realtà, a volte, è più nera della fantasia.

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