04/07/2017

Benevento in serie A: il miracolo sportivo c'è stato ora c'è da ricomporre una città bella ma sfilacciata

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Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani.

Parafrasando la celebre frase di D'Azeglio, ottenuta la serie A del pallone (è ancora difficile crederci!) è necessario mettere mano non solo a fare i beneventani ma soprattutto a dotare la città di adeguate infrastrutture e servizi. Quello che serve, il salto di qualità, è la consapevolezza che un risultato prestigioso, ottenuto peraltro in una disciplina sportiva che muove enormi somme di denaro, non può procedere in maniera dissociata da tutta una serie di adeguamenti e migliorie sia strutturali sia programmatiche sia strategiche. In parole povere, bisogna fare sistema.

E un sistema, soprattutto nella comunicazione, è un qualcosa di immediatamente riconoscibile, una identità, un logo.

La squadra esiste, ma sicuramente la società l'adeguerà sia nell'organico sia nelle strutture in vista degli impegni superiori; anche la città esiste, magari bella ma poco funzionale, sfilacciata nel tessuto e smembrata nei servizi e nelle occupazioni, e anche i beneventani ci sono, e ciò che serve è dunque quel collante che tenga insieme questi elementi e che, ricreando l'identità perduta, li faccia viaggiare in un'unica direzione. E per raggiungere la consapevolezza bisogna ritrovare lo spirito giusto, magari solo parlando la stessa lingua, e magari riunendosi in una storia condivisa, già creata nel tempo da una forte volontà di generare un destino comune.

Benevento è frammentata, e ciò che impera da tempo è l'assenza di una visione aggregante, che sia capace di generare futuro, realizzando al contempo un'unità virtuosa e concreta; si dirà che ciò che manca è dunque l'illuminazione e il carisma, l'attitudine a inventare, a far crescere una comunità e renderla solida e sicura del proprio destino.

E che c'è di male se la politica, in un momento di magica illuminazione, palesi le proprie imperizie? E che succederebbe se la stessa politica si rendesse conto che anche il calcio è arte del governo, quella Festa al primo posto nella terna delle memorabili tre “f” (Festa, Farina e Forca) di Ferdinando di Borbone?

Di fronte a uno scenario da brividi, impensabile per una provincia considerata sempre marginale e irrilevante in Campania, verrebbe da domandarsi se davvero possono esserci le risorse collettive, intese come capacità, per calarsi su un palcoscenico così prestigioso. Ma è proprio ricorrendo alla storia, intesa come coscienza culturalmente acquisita, che si apre la visione, lo scenario, che ci fa uscire dalla trappola della politica retriva e del retaggio educativo: il Mezzogiorno non è una consistenza, un problema, una questione, non esiste un unico Mezzogiorno così come non esiste un unico nord, ma è un insieme di molte realtà che, se vogliamo, possiedono organizzazioni, strutture, tendenze, aziende e produttività diverse.

Diventa imprescindibile, dunque, uscire dal circolo della chiusa accettazione, del destino inclemente, del piagnisteo, del sistema che non si può scardinare e affrontare il futuro, che peraltro è già decollato, proprio partendo da questo miracolo sportivo; sia dal punto di vista delle corrette dinamiche politiche sia creando nuovi equilibri sociali e territoriali, fissando dei nuovi puntelli e ampliando le relazioni commerciali anche al fine di determinare nuove opportunità di lavoro.

Tutto ciò valorizzando e promuovendo un sistema Sannio, coinvolgendo per intero i territori e le comunità della provincia, che di sicuro daranno il loro fattivo e indispensabile contributo. È un mondo in nuce da costruire, anche se di periferia, considerando il territorio come una complessa macchina dove ogni elemento ha il suo impiego particolare, traghettando anche con una sana levità e incoscienza il periodo transitorio e di adattamento, proiettandosi nel nuovo scenario nazionale con la speranza che l'impegno, sia pratico sia politico, possa dare (in un contesto intriso di corruzione e di decadenza morale), perlomeno un contributo responsabilità, di lustro e di civiltà, doti che, rispolverate a dovere, di sicuro possediamo. Di sicuro anche il Benevento calcio ne trarrà giovamento.

UBALDO ARGENIO

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