06/07/2017

Riti Settennali: Giubileo di Penitenza

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La “Penitenza” è l’essenza dei Riti, che i nostri avi definivano “la festa della Madonna”. Una festa priva di bancarelle, fuochi d’artificio, momenti di sagra o di qualsiasi altro divertimento e piena di tanta, tanta penitenza a tutti i livelli.

A partire da coloro che, per composizione dei misteri, devono assumere una posizione statica non proprio comoda, camminare di lato o indietro, portare oggetti od attrezzature di qualsiasi genere e sono bambini ed adulti. Non vanno esclusi, in quest’ottica, chi è preposto alla preparazione di costumi o all’assistenza durante le lunghe processioni e i Cori Rionali, che da mesi già si stanno preparando per cantare la laude a Maria, l’Inno Eucaristico e porgere il “Saluto all’Assunta” in occasione dell’apertura della nicchia che la custodisce. La penitenza, poi, si eleva al grado della massima espressione, fino a diventare cruenta, nel mistero “San Girolamo Penitente”, più comunemente noto come “dei Battenti e dei disciplinanti”.

Non basta.

Durante la settimana, il popolo di ogni Rione, effettua due processioni, che durano ore: la prima è detta di Penitenza. Con il petto cinto di fune, esso si porta nel Santuario, dove ascoltando la Parola si predispone al Sacramento della Riconciliazione. Il giorno successivo, sempre in processione, seguendo l’itinerario della precedente, ritorna nel Santuario per ricevere la Comunione. Anche il Clero fa il suo atto di pubblica penitenza il giorno prima della processione generale, con in testa il Vescovo che, dismesse le insegne episcopali, presiede la processione portando una Croce nuda.

Con questi atti penitenziali, con umiltà, ci si riconcilia con il buon Dio, si invoca la protezione della Madonna e, nel più grande ed intimo silenzio, colloquia con loro, mettendosi in attesa delle silenziose risposte che non mancheranno di arrivare.

I partecipanti, Guardiesi e non Guardiesi, celebrano così il loro “Giubileo di Penitenza”, dopo un lungo settennio di attesa e di preparazione mensile.

Non si può non evidenziare che questi Riti Settennali, sono anche “Giubileo di Grazie”, perché “in un tempo come il nostro in cui si pensa che tutto sia dovuto, ringraziare è fondamentale e gioia…” (Mons. Bruno Forte). La forte ed unica intensità con cui sono celebrati, è, tra l’altro, “il grazie” alla Trinità e alla Madonna per “le grazie” ricevute.

Un’assistenza divina che si ripete con insistenza ancor oggi, stando a quel che si racconta in modo sommesso e discreto, nelle libere, intime conversazioni

Corrono sulla scia “del grazie” la veglia all’Assunta, che, dopo la Processione generale, si protrae per quindici giorni, ininterrottamente, e quelle del primo sabato di ogni mese, per arrivare alla successiva cadenza settennale.

Chi cede alla tentazione di voler conoscere nei particolari i motivi che inducono il fedele a questo “atto di gratitudine, parametro della grandezza umana” (Don Adolfo L’Arco), trova il silenzio, perché personale è stata la richiesta, intima la sofferenza o la gioia che hanno consigliato di chiedere, a chi è lassù, aiuto, protezione e condivisione del proprio stato d’animo; indescrivibile il momento in cui si è avvertito e toccato con mano il “si” alla “grazia”.

“Il grazie”, “che qui diventa espressione della maturità umana che da esso è nutrita e accresciuta” (Gotthold Ephraim Lessing) viene sentitamente e praticamente esternato con la penitenza anche da parte di chi è costretto a stare in casa per qualsivoglia motivo o perché sofferente giace nel letto afflitto dalla malattia, perché “la sofferenza affina lo spirito e i sentimenti, purifica la vista interiore, modella la vita, come il vento leviga le gole dei monti o le dune del deserto, come lo scalpello tortura la pietra perché diventi un’opera di gran pregio” (M. Paciello - “Dalla pietra al cuore attraverso la Croce”- 2003).

E’ certezza che Guardia, dopo i Riti, è più ricca di umanità e di amore perché li ha resi “scuola del grazie”, esercizio fecondo della gratitudine dell’amore che gli viene dato anzitutto da Dio”, e “richiesta di Grazie”, perché gli interventi presso l’Onnipotente dell’Assunta possano determinare la fine dell’angustia che attanaglia l’uomo in quel particolare momento della sua vita, civile o spirituale che sia.   

I Guardiesi sono fieri e orgogliosi, quindi, di vivere i Riti anche come “Giubileo di Grazie” che segue il “Giubileo di Penitenza” e di considerarli il fiore all’occhiello che non dovrà mai appassire!

Non vi è alcun dubbio che questi Riti Settennali da molte edizioni sono sotto la lente di ingrandimento della stampa, di studiosi, di curiosi e di coloro che provano anche gusto di mortificarli di fronte all’opinione pubblica, nell’alveo di una nescienza incommensurabile, e di far subire la stessa sorte ad un popolo che non li ha chiamati e che comincia a sentire il fastidio della loro presenza, come una violenza gratuita della loro intimità spirituale. Le immagini che più spopolano sono quelle dei “Battenti”, quasi fossero l’unico elemento di tutta la manifestazione, ignorando quanto fanno e cosa propongono tutti gli altri partecipanti.  Sono coloro che, non conoscendoli, non vivendoli intensamente, ma guardandoli con spirito critico, di turista o di laico anti cristiano, vi vedano solo una manifestazione folkloristica di tempi remoti, o, addirittura, una sagra paesana.

Lo sforzo di far comprendere a questi, specialmente agli operatori dell’informazione, che non sono sulla retta via, è stato veramente notevole. Nel 2010, ad esempio, i Riti furono presentati ufficialmente ai giornalisti a Napoli. Quest’anno si è fatto un passo più lungo: la manifestazione penitenziale verrà ufficialmente presentata alla stampa il prossimo 7 luglio, presso la sala Marconi di Radio Vaticana, a Roma.

Il Parroco, padre Di Santo, ha espresso grande soddisfazione per la disponibilità dell’emittente e ha dichiarato: “Poter presentare i Riti settennali presso la prestigiosa e storica sede della Radio Vaticana è per la nostra comunità un grande onore ed una grande responsabilità. La scelta di tenere a Roma tale conferenza stampa nasce dalla necessità di individuare un contesto centrale, e facilmente accessibile, ai giornalisti che si sono accreditati presso l'ufficio stampa dell'evento”.

C’è speranza che questo incontro tenti anche di dissipare qualche residuo di dubbio e incertezza sulla posizione della Chiesa riguardo ai Riti. Posizione, peraltro, espressa inequivocabilmente ed ufficialmente sia con gli interventi scritti  dei Vescovi che si sono succeduti in Diocesi (Pubblicati in C. Labagnara “Tradizioni Rinnovate nei Riti Settennali” ed. 2010) , sia con la loro partecipazione attiva alla processione di penitenza del Clero e delle Associazioni Cattoliche, sia presiedendo la processione generale della domenica e la commovente conclusione dei Riti con la chiusura della nicchia in cui è custodita l’immagine dell’Assunta, che avviene dopo quindici giorni di ininterrotta veglia.

CARLO LABAGNARA

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