20/07/2017

Sembra strano che per andare a vedere gente in mutande che rincorre una palla bisogna pagare...

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Grande dibattito sul costo di un abbonamento per vedere tutte le partite del Benevento allo stadio di casa. Abituati come siamo a ritenere che ognuno abbia diritto a tutto (compresa la felicità: e chi è ipocondriaco?), effettivamente sembra strano che per andare a vedere gente in mutande che rincorre una palla bisogna pagare.

Pure quando arriva il circo equestre si deva pagare, sia pure convinti di aver avuto un favore col biglietto scontato offerto ai semafori da sorridenti circensi.

Forse si è perso un po' di equilibrio quando anche noi giornalisti abbiamo sottoscritto l'idea di una festa collettiva alla quale tutti dovevano partecipare. Ma questa festa era la promozione in serie A, un sentimento che si propaga ed effettivamente non costa niente (se uno riesce a non farsi fregare dalla bancarella che offre bandiere e palloni giallorossi).

Fatta la festa di popolo, sbollita l'euforia in piazza, si torna coi piedi per terra. “Fare il campionato” per la società Benevento Calcio è una impresa economica (tra l'altro disciplinata dal punto di vista amministrativo dalla Federazione Giuoco Calcio, che è controllata dal CONI, struttura della pubblica amministrazione): ci sono costi e ci devono essere ricavi pari ai costi. Parte (limitata) dei ricavi si ottiene dalla vendita dei biglietti e degli abbonamenti. Tutto qui.

Se, poi, è vero che sono in tantissimi a voler fare l'abbonamento, è legge di mercato che i prezzi salgono. Dice: ma bisogna salvaguardare il tifoso locale. E che fine hanno fatto gli orgogliosi proclami: adesso verranno da Avellino, da Campobasso, da tutta la Puglia a vedere la serie A a Benevento?

MARIO PEDICINI

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