14/09/2017

Commozione e fede a Guardia per battenti e flagellanti

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Sono passati già sette anni. Così il popolo guardiese, dall’ultima edizione, si è preparato a recitare, anche nel 2017, il più grande mea culpa collettivo mai visto. Devozione e penitenza sono i cardini che, da secoli, sorreggono il fortissimo legame tra gli abitanti di Guardia Sanframondi e la Madonna Assunta. La madre che protegge e perdona i suoi figli, che per lei si percuotono e si flagellano (da qui le figure dei “flagellanti” e “battenti” che incappucciati riempiono le strade del paesino in provincia di Benevento n.d.r.). La madre che da sempre ha un legame unico ed indissolubile con le migliaia di persone che anche quest’anno hanno, silenziosamente, pregato e rinnovato la loro fede.

Silenziosamente e privi di qualsivoglia narcisismo, basti pensare che le centinaia di battenti nella giornata clou dei Riti Settennali di Penitenza celano il volto con dei cappucci bianchi per occultare la propria identità. Perché si, in quelle ore di processione e preghiera, solo la loro madre deve sapere chi sono. E lei lo sa.

Centinaia e centinaia di persone, guardiesi residenti o che fanno ritorno appositamente per i riti, anche quest’anno hanno impugnato la spugnetta di sughero con 33 chiodi tenuti dritti da uno strato di cera si sono battuti il petto a sangue chiedendo al Signore, per intercessione di Maria Santissima, sua Madre, il dono del pentimento/conversione.

Centinaia di candidi sai bianchi disposti in due file ordinatissime, per l’intera giornata, hanno attraversato le vie del borgo battendosi. Seguiti dai flagellanti, che si percuotevano con discipline metalliche. Uomini e donne in candidi sai bianchi che con il passare del tempo e sotto il ritmo costante dei colpi si inzuppavano del loro sangue nel silenzio attonito delle oltre centomila persone accorse ad assistere all’evento. Un numero eccezionale di presenze per un paese di quasi seimila anime, tutte al proprio posto e con uno specifico compito durante questa settimana di penitenza che ha trasformato Guardia Sanframondi in un ingranaggio perfetto che da secoli fa dei Riti Settennali di Penitenza il più grande tributo alla Vergine.

Non a caso vi è una forte componente pittorica nella Festa dell’Assunta anche quando i quattro Rioni del paese (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) sfilano in due processioni ciascuno: quella di Penitenza e quella di Comunione e quando il lungo e spettacolare corteo formato dai Misteri (oltre 100 quadri raffiguranti scene bibliche e della vita della Chiesa, interpretati da oltre duemila persone) sfila in apertura dell’ultima processione. Simbolo della sacra rappresentazione è San Girolamo penitente, patrono dei battenti, che alla testa del corteo nel momento in cui è passato davanti alla Cappella del Sangue Sparso ha dato l’incipit al capobattente che al grido “Fratelli, in nome di Maria, con forza e coraggio, battetevi!” ha fatto si che in ginocchio, camminando a ritroso e con lo sguardo verso la statua dell’Assunta i centinaia di sai bianchi sono dal Santuario per sistemarsi, incolonnandosi, dietro il mistero del patrono.

Ed è così che hanno cominciato a risalire le tortuose viuzze del paese, senza mai smettere di battersi, anche durante le fermate della processione. Incessantemente e all’unisono, detergendo, disinfettando e mantenendo aperta la ferita grazie a del vino bianco versato di tanto in tanto sulla spugna di sughero. In un crescendo di passione e devozione si arriva al culmine dell’evento, dove i penitenti tornati al punto di partenza, si battono ancor più forte sotto lo sguardo di credenti e non credenti, curiosi, scettici e profani che, ancora una volta, oggi dopo sette, anni si sono riuniti in una comune rappresentazione di dolore e penitenza.

ARMANDO ALLEGRETTI

Foto A. Allegretti

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