14/09/2017

Tra Gigione e Gabriele Lavia

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Il sindaco Mastella ha lavorato (poco) come giornalista ma ha praticato (molto) i giornalisti per non sapere che questi ultimi vogliono l'ultima parola. E allora, perchè vuole fare a tutti i costi il giornalista togliendo ai colleghi praticanti il boccone privilegiato dell'ultima parola? Risulta sconveniente, specie quando ne attacca le capacità culturali e intellettive.

Al termine di Città Spettacolo&Tutto il resto la conferenza stampa poteva essere l'occasione per un bilancio fatto di cifre, numeri, confronto tra attese e risultati. Esposizione ed eventuali domande. Mai e poi mai una conferenza stampa deve tramutarsi in un convegno sul tema. Soprattutto perché gli interessati al tema non sono solo l'amministrazione municipale e i giornalisti.

Ciò premesso, data l'importanza della cosa, ci preme offrire al dibattito qualche riflessione.

La separazione di Città Spettacolo da Tutto il resto. Non si tratta di alternativa (o Città Spettacolo o Tutto il resto), ma di doppia offerta. Lo scopo è quello di dare dignità e spazio a due cose, che sono assolutamente diverse.

Città Spettacolo deve riprendere fiato con il teatro. In un momento di profonda crisi, i teatranti hanno diritto a rispetto, attenzione e pubblico pagante. Questo si raggiunge “isolando” (in senso buono) le loro performance in modo che l'attenzione della organizzazione entri in simbiosi con quella della produzione e non vada a contrastare i legittimi interessi di altre manifestazioni. Città Spettacolo si era guadagnata le stigmate di autentico festival del teatro italiano. Che abbia tenuto sempre il livello di una simile definizione lo abbiamo messo in dubbio in più di una occasione. E, tuttavia, nonostante lo scadimento degli ultimi tempi, aveva conservato una sua identità.

Messa insieme al cartellone nazionalpopolare di A Sud di Nessun Nord (misterioso scioglilingua della rassegna 2017), la sessione teatrale è stata oscurata dai travolgenti successi di momenti di facile spensieratezza. E' fuori discussione che delle ondate di folla - sparse da un punto all'altro della città - ne hanno beneficiato anche le presentazioni di libri e i dibattiti davanti a San Bartolomeo (non tutti si sedevano per riposare o per aspettare la musica susseguente), ma è altrettanto evidente che l'attrazione per Peppino Di Capri o per Renzo Arbore ha sfavorito i poveri diavoli costretti dal programma ad esibirsi in contemporanea. E meno male che non c'era Gigione.

Anche tutto ciò che è filato liscio va sottoposto ad esame, per cercare ciò che è da migliorare.

A me pare che non si deve perdere l'occasione di valutare anche la sostenibilità di certi successi. Renzo Arbore ha riempito la sua lunga serata con ripetizioni di immagini straviste e l'ultima parte è stata una rapsodia di tutte le sue sigle televisive. E la canzone italiana che è nelle corde della sua orchestra?

Dice: ma i soldi erano quelli. Benissimo. I soldi si possono moltiplicare se si è in grado di proporre un programma da un anno all'altro, il che come minimo consente di avvicinare sponsor e collaboratori. E si fanno ricavi se si spendono soldi nella pubblicità, nella preparazione di programmi di sala e di tutto quel corredo che chi va a teatro ritiene utile tant'è che ne fa piacevole acquisto.

E qui entriamo nell'altro campo, quello della organizzazione. Che non può far capo al direttore artistico. Al tempo di Gregoretti c'era Alfredo Balsamo: e ho detto tutto, Peppino dixit. E non c'era tutto il globale mondo delle telecomunicazioni. Certe trasmissioni televisive sono in parte foraggiate da chi organizza eventi, ma possono essere un tramite per incassare sostegni economici.

Qualcosa il Comune deve fare e sono i teatri da aprire e mettere in funzione. In questo 2017 risultavano inagibili San Nicola, Comunale, De Simone e Calandra. Tutti di proprietà comunale.

Forse qualcosa da fare ce l'avrebbe anche la Fondazione Città Spettacolo. Che abbia intenzione di dircelo?

L'improvvisazione del cartellone vogliamo credere sia anche la causa di tanti ristoranti chiusi. O pure loro hanno ceduto la piazza agli arrosticini e ai caciocavalli impiccati?

Fatta chiarezza tra Gigione e Gabriele Lavia (Ivan il Terribile nel 1980), bisogna lavorare tutto l'anno per arrivare a risultati di qualità compatibili con l'altro esercizio di costi e ricavi. Non è il sindaco che deve produrre Città Spettacolo o Tutt'altro. Quando Pietrantonio diede l'impressione che voleva fare anche il regista, qualcuno  installò all'imbocco di Via Arco Traiano una targa con su scritto Via Antonio Pietrantonio. E il vigile urbano, preoccupato per le sorti del suo sindaco, chiese sperduto quale oscura diffamazione stesse nella parola aggiunta sotto: Mecenate.

MARIO PEDICINI

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