27/09/2017

La città delle cene... senza mensa

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Il 10 luglio il Consiglio comunale di Benevento ha approvato un Regolamento per il servizio di ristorazione scolastica. Il M5S lo definì aberrante e - ancora una volta facile Cassandra - disse: «Andrete a sbattere anche stavolta». L’indomani diramò una nota che è bene trascrivere per chi ha memoria corta e parla di «strumentalizzazioni» e chiede «collaborazione»: «Di fronte a tutte queste carenze organizzative e politiche, palesate dalla Giunta Mastella, non resta che ricorrere all’Autorità Giudiziaria per vedere riconosciuto il diritto di scelta tra la refezione scolastica ed il pasto domestico e, in tal caso, di consumarlo all’interno dei locali della scuola [...]. Non comprendiamo perché questa maggioranza che ha chiesto, ad esempio, di congelare la discussione sul “Regolamento” relativo al gioco d’azzardo patologico in attesa che si consolidasse un orientamento giurisprudenziale, non ha atteso analogamente tale orientamento sulla questione mensa, fondando la propria scelta su un’ordinanza della X sezione civile del Tribunale di Napoli, e mostrando di ignorare completamente le indicazioni date nel marzo 2017 del MIUR. Ci è parso un incomprensibile azzardo. Poiché questa Amministrazione, al di là delle chiacchiere sulla leale collaborazione, ha mostrato un piglio decisionista (nutrito di autoreferenzialità), non ci resta che sostenere la battaglia, che peggiorerà, se possibile, la situazione, dei genitori contrari a tale decisione aberrante».

Il TAR Campania ha, ieri, sospeso il Regolamento, dando ragione ai genitori che avevano fatto ricorso.

Pochi giorni prima l’ANAC aveva mosso rilievi non marginali al bando di gara, espletato per altro senza attendere il parere di quello stesso organismo con il quale (saggiamente) si era voluto un protocollo di vigilanza collaborativa.

Insomma, in un sol colpo vengono punti sciatteria (quante volte dovremo utilizzare questo termine in cinque anni?) e protervia. Purtroppo, come scrivemmo, ciò accade a danno delle famiglie beneventane.

Come rimarcato nella tesa Commissione di ieri, alla presenza del neo-assessore Rossella Del Prete, l’Amministrazione si è mossa tardissimo e male. Nell’Assemblea pubblica che tenemmo a marzo (a proposito: non ricordiamo consiglieri o assessori ad ascoltarci...) facemmo delle proposte. Questo e solo questo per noi significa “opposizione costruttiva”. Purtroppo furono voci nel deserto... Compresa quella di Pina Pedà. Mastella, che aveva preso atto della sentenza torinese dicendo di volerla rispettare, con una delle sua usuali piroette, decise manu militari di varare un “Regolamento” che per ora è stato sospeso.

Guardiamo la vicenda nella prospettiva della scuola e delle sue esigenze almeno nel medio periodo. Ci troviamo di fronte ad una situazione anomala per la quale la scuola e la sua offerta formativa vengono fatte dipendere da un servizio facoltativo a domanda individuale, da sempre istituito per agevolare le famiglie, e non certo per condizionare l’avvio del tempo pieno. Pertanto chiediamo che l’Amministrazione scolastica avvii immediatamente e senza ulteriori ritardi, l’inizio del tempo lungo al fine di dare immediata soddisfazione alle scelte operate dalle famiglie, recependo - nelle more della scelta definitiva del Comune - la sussistenza del diritto dei genitori di dotare i figli di un pasto di preparazione domestica. È l’ora della responsabilità per i dirigenti scolastici!

Il quadro complessivo è desolante: c’è un personale politico che fa scelte discutibili ed errori madornali cercando di scaricarle sulla componente “tecnica” dell’Amministrazione. Sarebbe bastato agire con il buon senso e ascoltare qualche suggerimento interessato al bene comune.

Ancora una volta possiamo ripetere: gli dei accecano coloro che vogliono perdere.

Marianna Farese e Nicola Sguera

M5S BN

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