20/10/2017

Il Museo è fermo e non c'è promozione

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Dopo circa 40 anni nel giugno 2015 è stata riaperta la Torre di Montesarchio, il monumento che insieme al Castello è il simbolo di Montesarchio. Evento nell’evento perché con la riapertura al pubblico della Torre ex fortezza aragonese, è ritornato in terra caudina il famoso e prezioso Cratere di Assteas, che rappresenta il Ratto di Europa. Il vaso, che porta la firma del ceramista greco, è  lungo 70 centimetri è stato protagonista unico della mostra “A casa di Europa”, nome ricavato dalle tipiche “figure rosse” dipinte sul suo lato principale che rappresentano, appunto, il ratto di Europa da parte di Zeus, sotto le spoglie di toro.

All’esposizione venne affiancato un efficace apparato multimediale che catapulta i visitatori in una vera e propria installazione. Una voce fuori campo illustra le leggende dei personaggi disegnati, affiancata da giochi di luce e videoproiezioni. Successivamente, dopo essere stato esposto in vari musei italiani, il cratere  è stato messo in esposizione non più nella Torre, ma nel Museo Archeologico Caudino che ha sede nel Castello.

Fin qui, nulla da eccepire, anche se la bellezza del Cratere di Assteas, viene ad essere mortificata insieme a tanti altri reperti, mentre nella Torre aveva avuto una location di grande rilievo.

Da alcuni mesi, però, non è più custodito nemmeno nelle stanze del Museo Archeologico di Montesarchio, in quanto dal mese di giugno il cratere pestano è in mostra al Museo Archeologico di Napoli, creando un vuoto nel museo caudino proprio nel pieno della stagione estiva, proprio quando c’è una maggiore possibilità che arrivino dei turisti nella città di Montesarchio, che pur  non essendo inserita in un circuito turistico importante, può sperare solo in un turismo attratto da un bene così prezioso quale appunto è il Cratere di Assteas, che come ricordiamo è ritornato alla luce dopo 2300 anni casualmente scoperto nel territorio di Sant’Agata dei Goti. Assteas fu uno tra i più attivi pittori vascolari a figure rosse della Magna Grecia, e gestì un grande laboratorio in cui si producevano hydriai e crateri. Dipinse prevalentemente scene mitologiche e teatrali.

Rappresenta uno dei pochi ceramografi delle colonie greche. La sua opera più famosa è il cratere che porta il suo nome, che riproduce il ratto di Europa.Il vaso, inizialmente trafugato da un operaio edile nel territorio di Sant'Agata de' Goti, venne esposto presso il Getty Museum dal 1981 al 2005. Al termine dello stesso anno tornò in Italia, a seguito di lunghe e complesse indagini del Comando per la tutela del patrimonio culturale dell'Arma dei Carabinieri, ritornando in Valle Caudina, come protagonista quando è stato inaugurato il Museo Archeologico di Montesarchio, dove dopo pochi mesi venne trasferito a Paestum, e poi in altre sedi museali importanti, lasciando però un grande vuoto nel Museo caudino dove sono esposti reperti della necropoli Caudium.

Come per tante altre situazioni, dopo aver investito molti capitali per ristrutturare il Castello e realizzare il Museo con l’allestimento della mostra “Rosso immaginario”, la ristrutturazione e riapertura della Torre tutto quanto è stato necessario per rendere fruibile al pubblico l’importante complesso monumentale, la Soprintendenza responsabile della gestione, non mette in campo manifestazioni adeguate che diano visibilità sia al Museo e Torre, e sia a tutto il patrimonio archeologico esistente su tutto il territorio di Montesarchio, in particolare nel Borgo Medioevale. Intanto, tutti si domandano quando il Cratere ritornerà in territorio caudino, e soprattutto se ritornerà ancora in mostra nelle stanze del Museo Archeologico di Montesarchio.

LUCIA DE NISI

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