20/10/2017

Così il fotografo di Padre Pio si racconta

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E’ stata recentemente inaugurata la mostra fotografica del m° Elia Stelluto, meglio conosciuto come il fotografo storico di Padre Pio. Il tradizionale taglio del nastro, collocato dinanzi l’ingresso centrale del Palavetro, è stato effettuato dallo stesso artista Stelluto al cospetto delle autorità cittadine e della città capoluogo. Hanno presenziato: il sindaco Masone, il sindaco Mastella, i sindaci dei comuni limitrofi, per Pesco Sannita Michele, per Pago Veiano De Ieso ed altri sindaci del circondario. Ed infine è stato presente Mauro Moretti, presidente della Fondazione storica delle FS. Elia Stelluto, 83 anni ben portati, è originario di San Giovanni Rotondo, ha risposto così alle nostre domande.

Elia, come ha conosciuto Padre Pio?

Ricordo, erano gli anni Quaranta, frequentavo il convento di San Giovanni Rotondo, allora ero ragazzo, facevo il chierichetto e servivo la messa. In queste occasioni  ho conosciuto Padre Pio.

Cosa ricorda di quegli anni?

Erano anni duri quelli! Andavo dai frati anche per mangiare qualcosa. I frati ci aiutavano.

Come ha iniziato a fare il fotografo?

Mi ritrovai per caso in casa di Abresh, fotografo e titolare del primo negozio di souvenir. La signora mi disse se ero disponibile a comprare qualcosa per suo conto nelle case private perché, allora, lì dove abitavano non c’erano negozi  e la sua casa era distante tre chilometri dal centro del paese, e la strada era una mulattiera. Abresh aveva delle foto bagnate che si dovevano asciugare sul tavolo. Così iniziai a collaborare con lui e ad appassionarmi di fotografie, quindi dell’arte fotografica.

Come ha iniziato a fotografare Padre Pio?

In quel periodo riuscii a comprare una semplice macchinetta fotografica, siccome frequentavo il convento e servivo la messa a Padre Pio, iniziai così a fotografarlo. Era cosa tassativamente proibita a tutti i fotografi professionisti, compreso Abresh.

Quale fu la reazione di Padre Pio quando iniziò a scattargli le prime foto?

La prima volta che mi vide con la macchinetta fotografica in mano, mi disse: “Guagliò, cheglié chillu mastrillu?”. Il mastrillo, a Pietrelcina, era l’attrezzo utilizzato per catturare topi. Gli dissi che era una macchina fotografica con la quale scattavo fotografie, le sviluppavo, nel laboratorio di Abresh, e poi le stampavo.

E da allora cosa è successo?

Le foto che gli scattavo piacevano moltissimo al mio maestro Abresh, il quale, con esse, arricchiva il suo negozio ed anche il suo archivio fotografico.

Padre Pio gradiva che lei gli scattasse fotografie?

Un giorno, gli scattai delle fotografie con il flash. Padre Pio disse che gli davano fastidio i lampi, i flash. Minacciò di chiamare i carabinieri per farmi allontanare. Poi, gli chiesi scusa in sacrestia e mi disse che di foto potevo scattarne quante volevo, però senza lampi! E, da allora, tutte le foto che gli ho fatto, le ho fatte solo con la luce delle candele, comprese quelle che ho fatto nelle prime comunioni e ai matrimoni.

Poi come si è sviluppata la sua professione di fotografo?

Ho aperto uno studio fotografico in San Giovanni Rotondo, continuando a scattare centinaia e centinaia di foto a Padre Pio. Possiedo migliaia di negativi.

Dove ha allestito mostre fotografiche?

In tante città italiane e negli Stati Uniti d’America. Quindi a Roma, Palermo Udine, Torino, Bologna e in tante altre città, tra cui Benevento e nel museo permanente di Pietrelcina. Negli Usa a New York, Boston e a Filadelfia al Centro Padre Pio. Anche in Francia, a Nizza nell’Università Mediterraneo.

Veniamo a questa mostra fotografica allestita nel Palavetro.

Sono esposte oltre quattrocento fotografie con dimensioni 50x70 centimetri, in bianco e nero e a colori, che ripercorrono tutta la vita di Padre Pio, ovviamente dagli anni Quaranta in poi. Comprese quelle del suo funerale e quelle che ho scattato a Roma, a Pietrelcina e a Benevento nel febbraio dell’anno scorso in occasione del  Giubileo straordinario della Misericordia.  A tal proposito non so se le posso raccontare un episodio.

Di quale episodio si tratta?

Questo non glielo ho raccontato a nessuno. Pochi giorni prima della partenza del corpo di Padre Pio da San Giovanni Rotondo stavo in ospedale per problemi ad un ginocchio. I medici mi consigliarono di non andare a Roma a fotografare Padre Pio. Io, invece, incurante di cosa potesse accadermi, dissi, tra me e me, a Padre Pio. “Padre Pì, pienzaci tu!”. E le foto che gli ho scattato sono lì. Eccole!

Tra le foto più caratteristiche, quali vuole mostrarci?

Ecco, queste due. Vede quella lì. In quella c’è un vescovo che arriva in convento; ed è Padre Pio che gli bacia la mano. In quell’altra, guardi là, il vescovo sta per partire, per lasciare il convento; ed è il vescovo che bacia la mano piagata di Padre Pio.

Ha ancora voglia di mostracene delle altre?

Certo! Ecco, vede quelle altre due. Sono quelle dell’olmo delle stimmate. Ecco com’era la prima volta che l’ho fotografato, anni Cinquanta; ecco come è adesso, ovviamente trattato, nella chiesetta di San Francesco a Piana Romana. Ed ancora, vede la foto della Torretta con tutti quei sostegni in ferro e reti metalliche. E’ stata scattata negli anni Sessanta dopo il terremoto del ’62; ed ecco come è adesso! Ed ancora vede il ponticello di legno in via del Rosario, che ora non c’è più! Questa è davvero foto storica.

Elia, prima ci fa fatto vedere foto che si potevano confrontare, come quella del vescovo, come quella dell’olmo, della Torretta, adesso perché non va a fotografare il nuovo ponte in pietre in via del Rosario per continuare a mostrare evoluzioni di fotografie storiche?

Non sapevo di questa costruzione. Ha fatto bene ad informarmi. Ci andrò appena mi sarà possibile!

Ci vuole presentare la sua collaboratrice?

E’ mia sorella Maria. Pensi, lei risiede, ormai da anni, qui a Pietrelcina. Ha comprato una casettina dopo la stazione ferroviaria.  Anche lei si diletta come fotografa. E qui a Pietrelcina ho in comproprietà i locali del museo fotografico permanente di Padre Pio al Castello. Per tutti questi motivi, spesso ci vediamo qui, a Pietrelcina, per un caffè, per una chiacchierata.

Cosa resterà a Pietrelcina di questa mostra fotografica?

La soddisfazione di averla allestita in un momento particolare, storico. Difatti, è stata inaugurata nello stesso giorno dell’inaugurazione del trenino turistico di Padre Pio. Di essa, farò  due cataloghi e forse qualche altro. Il primo lo consegnerò alla sede dell’Archeoclub di Pietrelcina; un altro alla Biblioteca provinciale di Benevento, affinché anche i posteri passano osservare momenti particolari della vita di Padre Pio attraverso le mie fotografie. Insomma, Padre Pio, attraverso le mie foto, continua e continuerà a vivere. Vede che sguardo ha, vede i suoi occhi, il suo viso, vede il viso dell’ultima messa, sembra che è ancora vivo, sembra che, veramente, sta lì, che, veramente, sta qui di fronte a noi. Ed anche io, attraverso le foto che gli ho fatto, e che i posteri osserveranno, continuerò, come autore delle stesse, a vivere! Pensi, queste sono soddisfazioni uniche, impagabili!  

ANTONIO FLORIO 

Foto ricordo del giovane Elia Stelluto con Padre Pio

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