06/11/2017

A Benevento c'è una via 3 settembre?

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Il dottor Renato La Peccerella (mamma professoressa al Liceo, nonno il sindaco e podestà Matteo Renato Donisi) è sempre stato attento censore di cio' che si pubblica a Benevento. Figurarsi ora che, esonerato da orari d'ufficio, può frequentare antiquari e librai negli sconfinati vicoli della capitale. Al telefono pone una innocente domanda:

- A Benevento c'è una via 3 settembre?

- Certo che c'è. Centralissima, si chiamava Via Neviera, perché i ricchi proprietari potevano consentirsi di stoccare nei loro palazzi la neve per farne sorbetti e rinfrescare il vino d'estate.

- E sai perché si chiama via 3 settembre?

- E certo che lo so...

- Sì, ma volevo sapere se tu sai come è riportata in Benevento e la sua onomastica, un libro pubblicato dall'Amministrazione Comunale.

- E come vuoi che sia riportata?

- Ecco qua, prendi il libro, a pagina 21. Il 3 settembre 1943 a Cassibile...

- Ma va, dove lo hai letto?

- Prendi il libro. Ce l'hai o te lo devo mandare?

- Ce l'ho a portata di mano. Fammi vedere. L'armistizio comunemente detto dell'8 settembre 1943 fu in effetti firmato il giorno 3, ma a chi è mai passato per la testa che sia una data da celebrare? Per me e per te, e per tutti i beneventani, la data sul marmo dell'ex Via Neviera è quella del 1860, il giorno in cui Salvatore Rampone salì alla Rocca dei Rettori e pregò il delegato di Pio IX Edoardo Agnelli di sloggiare. Benevento era diventata città libera, capoluogo di una nuova provincia con tanto di apposito “governo provvisorio”, prima ancora che giungesse a Napoli Giuseppe Garibaldi al quale si sarebbe chiesto solo “un timbro”.

- Sì, ma conosci i redattori del volume?

- Antonio Carrea di sicuro, non foss'altro perché era l'organizzatore del palco e degli altoparlanti ogni 2 giugno e ogni 4 novembre a piazza Castello. Avrà sentito diecine di volte discorsi patriottici e mai che si sia parlato del 3 settembre 1943. La coautrice Rosa Rapuano si sarà fidata di una fugace puntata su Google e si sarà fermata alla prima taverna. Propenderei per una misericordiosa assoluzione nei confronti di quest'ultima.

p.s.

Non ho calcato la mano con La Peccerella, ma qui c'è un concorso di colpa. Per alcune ragioni, che espongo per completezza d'informazione.

Il volume è stato “finito di stampare” nel settembre del 2010 con “Tiratura limitata di n. 6.000 copie”, Edizione fuori commercio. Il Comune cioè ha fatto una spesa secca, senza possibilità di recuperare un euro. Hanno firmato la presentazione Il sindaco Fausto Pepe, l'Assessore alla Toponomastica (sic!) Giovanni D'Aronzo, l'Assessore all'Istruzione Luigi Ionico. Né loro, né i solerti collaboratori si sono accorti della “svista”.

Che dire? Non me n'ero accorto neanche io. Soleva dire un mio sveglio collaboratore: “Dotto', sbaglia u' ciuccio ca tene chella capa!”.

MARIO PEDICINI 

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