06/11/2017

Cosa resterà delle visite di Renzi e Tajani?

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In questi giorni Benevento ha registrato la visita di prestigiosi uomini politici che hanno portato, per alcune ore, la nostra città alla ribalta nazionale. La tappa del segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, seguita a distanza di pochissimo da quella del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani hanno originato un botta e risposta di incontri politici di alto livello, palesando l’avvio di una competizione elettorale ormai in atto e rivolta verso l’obiettivo delle elezioni politiche di primavera.

La presenza di questi importanti personaggi istituzionali non sembra, tuttavia, aver scosso e destato un interesse così vivo da parte della popolazione. C’è da chiedersi se, a distanza di pochi giorni, ci sia nella gente il ricordo di queste visite e di quanto siano state utili per ridare speranza o per produrre delle risposte reali ai tanti problemi che la città attende da anni.

È ovvio che, chi di parte politica, potrebbe smentire queste osservazioni elencando i temi affrontati e la validità delle proposte e degli obiettivi realizzati in queste fondamentali occasioni di incontro. Potrebbe di fatto ribadire quanto sia stato rilevante il richiamo ad uno sprono verso un maggior utilizzo dei fondi europei o la notizia dei ristori in arrivo alle aziende danneggiate dall’alluvione, per esempio. Viene da pensare, purtroppo, che anche i riferimenti positivi in queste circostanze danno l’impressione di voler rimarcare la volontà di “passare all’incasso” in termini di consensi e di voti da reclamare nelle prossime elezioni, lasciando in bocca il sapore amaro della propaganda, anche quando tale non è. Rimane quindi, in tutto questo, la sensazione di una scontata passerella d’inizio campagna elettorale di cui, probabilmente, molti vorrebbero fare a meno.

Può sembrare, inoltre, che ci si rivolga non tanto ai cittadini, che rimangono lontani da questi eventi celebrativi, quanto ai propri interlocutori interni, per stimolarli e dare argomenti efficaci nella ricerca di suffragi sul territorio. Sarebbe stato più che lodevole, invece, poter dimostrare interesse e vicinanza verso Benevento quando questa città ha attraversato i suoi momenti più difficili: questo sì avrebbe dato autorevolezza a chi oggi si presenta con nuove promesse di riscatto futuro.

La coincidenza di questi incontri a ridosso degli appuntamenti elettorali rischia, invece, di poter essere interpretata in una chiave di lettura ben diversa, come di un “senso del dovere a scoppio ritardato”, ormai pleonastico e superfluo perché “ai problemi di quel momento ci si è già riusciti da soli a metterci le pezze”.

Una dimostrazione di apertura potrebbe essere, in queste circostanze, quella di stimolare ad una presenza più ampia dei gruppi sociali del territorio, affidando la parola negli incontri e nei convegni a diversi e più numerosi organi rappresentativi del territorio, senza preclusioni di genere, siano essi associazioni sindacali, movimenti, associazioni di categorie economiche e quant’altro la società sia capace di esprimere, tanto più quando gli incontri sono a così alto livello.

In questo modo queste occasioni potrebbero diventare una seria opportunità   di confronto. Al di fuori di ciò l’idea rimane quella della passerella, la cui traccia permane solo su chi si sente alimentato da un obbligo di appartenenza e nulla più. Se così fosse la speranza di sentirsi rappresentati, per le nostre genti del Sud, è lontana dal trovare spazi nel futuro.  

LUIGI RUBINO

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