23/11/2017

Secondo il Comitato Olimpico i videogiochi sono uno sport

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È notizia di poche settimane fa che il Comitato Olimpico Internazionale ha stabilito che anche i videogiochi possono essere considerati uno sport. Questo riconoscimento non vuol dire (almeno per adesso) che in una prossima edizione delle Olimpiadi vedremo atleti di ogni parte del mondo combattersi a colpi di joystick, ma sotto certi aspetti rappresenta una vera rivoluzione.

Per molti anni infatti giovani, giovanissimi e meno giovani si sono divisi in due fazioni: da una parte coloro che amano lo sport, il calcio ma non solo, praticato sul campo, versando sudore e subendo infortuni di gioco; dall’altra i cosiddetti sportivi da salotto, quelli che, oltre a guardare le partite in televisione, indossano i panni dei loro atleti preferiti solo in maniera virtuale, comodamente seduti sul divano, al riparo dalle intemperie e correndo il rischio tutt’al più di soffrire della sindrome del tunnel carpale a causa delle troppe ore passate alla consolle o al computer.

Ebbene, oggi, a detta del CIO, tale divisione non ha più ragion d’esistere: se i vostri figli preferiscono trascorrere i loro pomeriggi liberi sparando all’impazzata contro mostri e alieni o costruendo imperi e città, se non escono per giocare all’aperto nemmeno nelle giornate di sole e se vanno a trovare i loro amici solo per provare un nuovo videogame, non fatevene un cruccio. Potreste avere in casa un futuro Francesco Totti o una futura Federica Pellegrini virtuali.

Davanti alle immediate proteste di medici, pediatri e studiosi d’ogni sorta, il CIO ha ribadito con fierezza come la propria decisione sia stata attentamente ponderata. I videogiochi infatti non rendono i loro più assidui utenti pigri e sedentari, non li inducono ad abbuffarsi convulsamente nelle pause tra una partita e l’altra, bensì acuiscono i riflessi, contribuiscono a mantenere la mente lucida ed il corpo sano. Purché presi con moderazione, s’intende.

Così, mentre gli appassionati di saghe videoludiche come Super Mario, Zelda o Final Fantasy possono essere soddisfatti di potersi finalmente definire dei veri sportivi, in altre sedi questa novità ha suscitato sdegno ed invidia. Infatti anche i rappresentanti di altre nobili forme di divertimento domandano a gran voce lo stesso riconoscimento: quando saranno considerati sport anche gli scacchi, la dama, il Monopoli, il poker, la canasta e gli altri giochi di carte? Perché il cugino sovrappeso che passa le serate giocando ad Assassin’s creed è uno sportivo e lo zio beone che gioca a morra in osteria non può fregiarsi di tale titolo? E la tombola, quanto dovremo ancora aspettare perché nasca una federazione ed organizzi un campionato nazionale?

Scherzi a parte, è vero che negli anni più recenti i videogiochi hanno compiuto passi avanti notevoli e non richiedono più solo riflessi pronti e dita veloci: sistemi come il Kinect dell’Xbox o i controller della Wii hanno costretto davvero i videogiocatori ad alzarsi dalla poltrona e usare tutto il corpo nell’attività ludica. E la realtà virtuale, che ha già mosso i primi passi e tra non molto entrerà di prepotenza nelle nostre case, trasformerà ancora di più i videogiochi in un’esperienza fisica. Ma ancora non riesco a vedere un videogame come un modo efficace per tenersi in forma.

Magari in futuro alle Olimpiadi potremo applaudire i campioni di picchiaduro o di sparatutto in prima persona mentre si contendono le medaglie d’oro. Per il momento, mi accontenterei se almeno in Fifa 18 il Benevento riuscisse a vincere qualche partita.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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