23/11/2017

Così muore un Museo...

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Prima l’abolizione delle Province, poi il referendum che non le ha soppresse. Insomma un pasticcio vero e proprio. E sì perché il nostro Museo del Sannio è classificato come “provinciale” al pari della Biblioteca e quindi che dire, le Province sono state abolite, ma c’è un referendum che ha detto NO alla loro soppressione. Un fatto è certo: il Museo del Sannio - una vera e propria gloria per la nostra città - è fermo. Non un euro da spendere e persino la normale manutenzione diventa difficile. Se a Benevento ci togliete pure questo… Che fine farà ogni sogno di sviluppo culturale? Come si esce da questa situazione? Una sola è la speranza: che il nostro possa diventare Museo Nazionale di proprietà dello Stato e quindi avere un direttore del calibro di quelli recentemente approdati in alcuni importanti musei e che li hanno fatti crescere in modo esponenziale.

Ma di questo si devono far carico i nostri politici… e qui casca l’asino.

Sono in molti a ritenere che la vita culturale in questa città è scesa a livelli di infimo ordine. Le sembra esagerato pensare questo o c’è un fondo di verità?

La domanda diventa intrigante perché rimanda alla splendida realtà di un passato recente che si va allontanando, quello di una Benevento capace di schiudere percorsi nuovi alla cultura “producendo l’inedito e il sorprendente”, come allora si diceva in centri vicini e lontani non senza qualche invidia. Chi oggi frequenta biblioteche e musei innovativi, centri di ricerca sull’immagine e sulle tecnologie, teatri e conservatori di musica entrati in rapporto con il Museo del Sannio può notare che Benevento vive ancora di rendita su quel passato, pressoché sconosciuto alle sue attuali generazioni.

Soffermiamoci un attimo sul Museo del Sannio… Perché sono tanti in tutta Italia i Musei che sembrano rinati e sono lanciatissimi, mentre il nostro invece continua persino ad essere da anni privo di un direttore vero e proprio?

Il Museo del Sannio non è privo soltanto di un Direttore specializzato e di ruolo: manca di personale specifico e di finanziamenti. Del resto, quasi tutti i 4000 musei non statali italiani attraversano una vita grama, ma oggi specialmente i musei delle Province. A questa categoria appartiene il Museo del Sannio, istituito dalla Provincia di Benevento nel 1873.

Allora è tutta colpa della soppressione delle Province?

L’ultimo referendum costituzionale, che non ha soppresso le Province come si riprometteva, le ha tuttavia private di molte funzioni non fondamentali, tra le quali la manutenzione e la valorizzazione dei beni culturali di loro proprietà. Il Museo del Sannio s’è venuto così a trovare nella stessa situazione di altri prestigiosi Musei Provinciali e delle Biblioteche Provinciali della Campania (Museo Campano di Capua, Museo Irpino, Museo Archeologico di Salerno…), della Puglia, del Molise, della Basilicata, della Calabria… tanto per restare nel Mezzogiorno.

Quindi non ci sarà mai più un Direttore…

Mentre Museologia e Museografia, Biblioteconomia e Bibliografia, Archivistica e Discipline affini si studiano in Corsi ordinari di tante Università italiane ed estere, i nostri Musei e le Biblioteche Provinciali sono condannati a non avere più Direttori specialisti, assunti dalle Province mediante pubblici concorsi. Analogamente, se non cambia la situazione, non ci saranno più conservatori e catalogatori, bibliotecari e archivisti, restauratori e fotografi, e neppure custodi di settore con le relative garanzie. Alle Province italiane non è più permesso averli, come per rispettare un famoso motto di Totò: “Sono nobile altroché, ma un castello non me lo posso permettere”.

E come si può risolvere questo problema?

Tocca adesso ai responsabili della politica nazionale metter mano al ‘riordino’ annunciato prima del referendum, quando sembrava certo che le Province sarebbero sparite e il loro patrimonio di beni culturali sarebbe passato alle regioni o ai comuni. Ma la politica nazionale sembra ormai adagiata sul concetto che gestire tanti tesori di proprietà non statale sia una funzione non fondamentale neppure per gli enti che li possiedono. Va quindi sollecitata con forza, rappresentando tutte queste sofferenze che non sono affatto locali perché la cultura non è proprietà di pochi ma patrimonio universale.

Fino a quando lei è stato direttore il Museo del Sannio ha svolto attività di ricerca e di promozione culturale, tradotta in convegni studio con intervento di specialisti di ogni provenienza, incontri con artisti di fama internazionale ed esibizioni di grandi musicisti nelle annuali Stagioni musicali, e ha ideato e proposto mostre originali di grande richiamo i cui cataloghi rimangono testi fondamentali. Ce ne può ricordare qualcosa?

Fino a quando sono stato Direttore titolare del Museo del Sannio vigeva un Regolamento concesso dal Consiglio Provinciale, in linea con la legislazione statale: esso non consentiva di ridurre l’Istituto a quella che oggi si direbbe una ‘location’ da affidare ogni tanto a terzi per loro iniziative. Compito primario era inventare e produrre in proprio, col personale interno di ruolo. Il Bilancio annuale della Provincia di Benevento includeva infatti il Capitolo “Museo del Sannio” (e il Capitolo “Biblioteca Provinciale”, anche della quale sono stato Direttore titolare) ai cui stanziamenti dovevo attingere per la gestione ordinaria e la manutenzione continua del patrimonio del Museo, nonché per produrre attività culturali previo singole delibere della Giunta ma in totale autonomia decisionale. C’erano le condizioni ideali per chi, come me, aveva in mente un modello nuovo di museo: non più in attesa di avventori ma partecipe della costruzione della società.

Possiamo dire che all’epoca lei aveva gli strumenti per poter operare.

Intessendo rapporti con specialisti di molte discipline italiani ed esteri, e con il sostegno di sponsor non soltanto locali, ho riprogettato e arricchito di decine di migliaia di opere il Museo del Sannio mediante acquisti e donazioni, strutturandolo in quattro Dipartimenti (Archeologia, Medievalistica, Storia, Arte) e due Centri di Ricerca. Ben presto il Museo del Sannio assunse il ruolo di ‘museo pilota’ in Italia, con riconoscimenti a cominciare dai Soprintendenti competenti per territorio, a loro volta personalità notevoli della cultura italiana (Amedeo Maiuri, Bruno Molajoli, Mario Napoli, Raffaello Causa, Werner Johannowsky per citare qualche nome).

Cos’altro riuscì a realizzare all’epoca?

Eletto all’unanimità dai Direttori di quattrocento Musei Italiani, dagli Anni Ottanta sono stato uno del cinque componenti del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana dei Musei degli Enti Locali e Istituzionali. Impegnato dal Ministero nella elaborazione di norme per il Nuovo Codice dei Beni Culturali, fui nominato Referente Unico dell’Associazione per l’intera organizzazione museale degli Enti Locali dell’Italia meridionale. In tale qualità, ho realizzato il primo nucleo di Rete museale territoriale nelle province di Benevento e Avellino, istituendo prototipi di musei civici tra loro integrati (quelli di Ariano Irpino e Cerreto Sannita per la Ceramica; di Airola per l’Arte Napoletana del Sei e Settecento; di Torrecuso per l’Arte Contemporanea).

In quegli stessi anni ho avviato, per la prima volta in una istituzione museale, ricerche di nuova spettacolarità individuando artisti allora all’esordio, quali Mario Martone, Toni Servillo, Antonio Neiwiller, Antonio Sixty e altri protagonisti del teatro sperimentale e del nuovo cinema italiano. In tale contesto ha organizzato nel Museo del Sannio le Rassegne Internazionali Teatro Oggi (1981-1983) e L’immaginario tecnologico (1984) con i contributi teorici di specialisti di settore tra i quali Filiberto Menna, Mario Costa, Achille Mango, Alfonso Di Nola, Rino Mele, Clara Gallini, Fred Forest. Con il regista Ugo Gregoretti ho organizzato rilevanti Mostre storiche nell’ambito della Rassegna Città Spettacolo, pubblicandone i Cataloghi. La straordinaria Mostra di litografie conservate nel nostro Istituto intitolata Montecitorio inaugurata da Giulio Andreotti Capo del Governo venne richiesta dal Senato Italiano e poi trasferita a Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento Italiano a Torino. Anche da tante iniziative nacque la Museologia moderna.

Insomma riuscì ad organizzare mostre di notevole spessore e persino a realizzare delle pubblicazioni. E’ così?

Indimenticabile la Mostra Streghe Diavoli e Morte del 1988, nella quale per la prima volta misi in correlazione la celebre leggenda beneventana con il culto di Iside professato in città in epoca antica. Di non minore rilievo la Mostra Benevento com’era del 1979, una delle prime in Italia a recuperare il valore storico di fotografie private fino ad allora ritenute insignificanti. Ormai introvabili sono i miei tanti volumi Oreficeria medievale in Campania….Il soldo d’oro beneventano dollaro dell’Alto MedioevoAchille Vianelli nella cultura figurativa italiana…. L’Abbazia longobarda di San Vittorino a BeneventoTra i Sanniti in terra beneventana…. L’Arme del Comune di Benevento…. Il Museo del Sannio a BeneventoIl Chiostro di Santa Sofia a Benevento

Da quando è andato in pensione nel 2004 non ha avuto poi alcun rapporto con la Provincia?

Nel 2008 la Provincia di Benevento richiese per qualche mese il mio intervento professionale per aggiornare l’ordinamento espositivo del Museo del Sannio - e in particolare della Sezione Longobarda - in vista dell’inclusione, da parte dell’UNESCO, del complesso monumentale di Santa Sofia, sede dell’Istituto, nel patrimonio culturale dell’umanità.

Oggi svolgo attività di Consulente per Enti ed Istituzioni, nonché collaborazioni a case editrici italiane e periodici a stampa e online.

Sarà pure ritornato qualche volta a visitare il “suo” Museo… Come lo ha trovato?

Prima di tutto l’assenza di manutenzione quotidiana delle opere del Museo: è evidente, appena se ne varca la soglia, nell’annerimento dei reperti archeologici non più puliti, ma ancor più nelle sale di esposizione dei dipinti per l’assenza di climatizzazione, per non dire delle condizioni in cui versano manoscritti, libri… Poi la non più esistente esposizione del patrimonio di stampe antiche e moderne, delle centinaia di medaglie (una firmata dal grandissimo Emilio Greco…), delle migliaia di monete dall’età sannitica al Novecento… Infine, ma non da ultimo, lo sconvolgimento dell’ordinamento museografico che ha privato di logica scientifica il percorso espositivo nella sede di Santa Sofia dopo essere costato allo Stato italiano e alla Provincia di Benevento parecchi milioni di lire ottenendo riconoscimenti in tutto il mondo.

GIOVANNI FUCCIO

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