30/11/1999La scuola malata ed i medici fantasticano Continua lescalation di ricette da parte di illustri studiosi che hanno per il difetto di non aver mai vissuto lesperienza scolastica dal di dentro La scuola italiana malata, gravemente malata. Non pi competitiva in campo europeo e mondiale, da tempo si tenta di riformarla: una riforma radicale con ristrutturazione dellintero sistema con cicli diversi, nuove discipline, nuovi programmi Ma, in attesa della prevista grossa operazione di trapianto e della conseguente terapia di sostegno, al momento, ci si chiede: a chi affidarne la cura affinch in sala operatoria non giunga cadavere? Dopo il parto del comitato di saggi, nel quale troppi sono stati i letterati e gli scienziati rispetto a chi nella scuola vive ed opera, a proporre una ricetta miracolosa a pronto effetto ancora una volta uno che nella scuola non opera. Niente voti, niente giudizi, niente compiti a casa e fare della classe unarmoniosa orchestra nella quale il suonatore di piatti non si senta inferiore ad un suonatore di violino o di pianoforte. Questo il messaggio forte che il noto psichiatra Vittorino Andreoli, nel suo ultimo libro edito dalla Rizzoli Lettera ad un insegnante, invia agli operatori scolastici. Pi che una ricetta per una specifica malattia quella di Andreoli sembra essere un toccasana miracoloso, capace di guarire di colpo tutti i mali della scuola italiana, dalla primaria alle superiori. Una panacea che consentirebbe perfino di evitare la sala operatoria. Siamo seri. C un operatore scolastico capace di immaginare una scuola senza voti e senza compiti a casa? La scuola italiana non sa educare, cosa che riusciva agli insegnanti del passato. La scuola doggi afferma Andreoli non insegna a vivere, ad adattarsi, ad essere protagonisti del quotidiano in un mondo infinitamente pi complicato che nel passato. Troppo agonismo: gruppo dei bravi contrapposto a quello dei meno bravi. Obblighiamo i ragazzi a venire a scuola per poi frustrarli invece di rassicurarli inserendoli nel gruppo dei pari: tu sei da tre, la tua compagna da sette. Il riferimento deve essere la classe nel suo insieme: il che non affatto un appiattimento, perch se il violino o il pianoforte non attaccano bene, non c la sonata. Linsegnante deve essere un direttore dorchestra Quanto ai compiti a casa le garantisco che ormai c una patologia, una vera e propria invasione della scuola nel mondo della famiglia. Non pi possibile: una madre ha tante cose da fare, non deve fare la maestra, e nemmeno il padre. Devono parlare con i figli di tanti problemi che sono fuori dallesperienza scolastica. Penso ad una valutazione nellultimo anno del liceo, prima del passaggio alluniversit. Siamo tutti consapevoli che la scuola ha bisogno di un buon medico ma che necessitasse di uno psichiatra, che essa fosse malata psichicamente o mentalmente, questo nessuno lo avrebbe mai immaginato. Caro professore Andreoli, daccordo che la scuola vada amata e che linsegnante debba amare il lavoro che svolge, ma mi permetta di dissentire su molti punti della sua analisi e, quale docente, di rigettare taluni suoi consigli. Considerata la mia e la sua et, quasi certo che abbiamo frequentato la scuola negli stessi anni. Non penso di ricordar male, ma non mi risulta che la scuola del passato fosse meno competitiva di quella odierna o che il corpo insegnante facesse a meno di assegnare compiti a casa e disdegnasse voti e giudizi soggettivi, imperfetti, che rischiano di divenire persino ingiusti e discriminanti. Ricordo i tantissimi compiti che avevamo da svolgere a casa e lumiliazione di alcuni nel vedere segnato in blu sul lavoro corretto zero spaccato o uno, voti che oggi nessuno pi si sogna di assegnare. E le punizioni fisiche? Il voto sempre stato un modo per relazionare con lalunno. Attraverso il voto il ragazzo diviene consapevole delle proprie potenzialit, del livello di conoscenze raggiunto e pu verificare la capacit di progredire e superare gli ostacoli. Che lalunno non vada mortificato con il voto daccordo ma da qui ad annullarlo ne passa. Pienamente consenziente, invece, mi trovo con quanto il collega Gino Palmieri ha scritto nellultimo numero di questo quindicinale: evitare voti bassissimi e assegnare allalunno bravo anche il dieci. Non mi sembra poi una buona scusante per non assegnare i compiti a casa il fatto che i genitori abbiano altro da fare e che nel poco tempo libero dovrebbero parlare di problemi che sono fuori dallesperienza scolastica. La sua affermazione lascia intendere che i compiti a casa vanno svolti con laiuto di genitori o di terzi. Non condivido: lalunno dovrebbe fare da s perch solo se ha fatto da s in classe potr comprendere e correggere i suoi errori. I compiti a casa servono per completare lapprendimento e per maturare un rapporto autonomo, personale con il sapere. Senza labitudine a fare da s, a studiare a casa, come far il giovane una volta alluniversit per preparare gli esami? Il male endemico della scuola italiana da ricercare in ben altre cause che voti e compiti a casa. Lei lo ha solo sfiorato quando en passant ha affermato che gli insegnanti sono demotivati, che hanno mille ragioni perch mal pagati, anzi a rischio di povert. Da tempo nella scuola non arrivano pi educatori, persone che amano la giovent e la nobile arte dellinsegnare. C chi sceglie linsegnamento per comodit, chi perch non ha trovato nulla di meglio e chi solo per assicurarsi un minimo di pensione. Il professore, lei afferma, deve essere un buon direttore dorchestra per la sua classe. Pi che la classe ritengo che una buona orchestra debba essere il consiglio di classe e ancor pi il collegio dei docenti. Purtroppo bisogna amaramente constatare che in queste due realt suonatori di piatti e tamburi, solo perch capaci di fare pi rumore, molto spesso dominano su violini e pianoforti. Inoltre, i colleghi che amano linsegnamento e che lavorano seriamente (e che per fortuna non mancano) non me ne abbiano.

GIUSEPPE DI PIETRO

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