19/10/2011

Io con gli Indignados

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Il 15 ottobre scorso a Roma si è svolta la manifestazione degli Indignados. Dalle piazze di Madrid a quelle di Roma, l’onda dei ragazzi spagnoli che si riuniscono spontaneamente in strada per chiedere certezze nel futuro e nel lavoro, democrazia reale e partecipazione, un’onda arrivata ora in Italia come un ciclone.

Almeno così sembra, stando al tam tam su twitter e su facebook dove gli indignados italiani si sono dati appuntamento a Roma, oltre che in numerose altre piazze.

Proprio nella capitale qualcosa è stato diverso, non ha funzionato o è stato manomesso. Era iniziata bene. Con l’aria di una festa un po “incazzata” passatemi il termine, ma rende bene l’idea. Tanta gente, di ogni età, di ogni tipo possibile di bisogno. Ragazzi, studenti, operai.

Gente d’Italia in piazza che voleva urlare la propria indisponibilità a continuare a pagare gli errori e “orrori” degli altri. In piazza io c’ero e ho visto un popolo di gente sfinita e preoccupata, che lavora e tira avanti a stento, soffre e cresce e ride, e ha comunque ancora la forza di credere nella democrazia. Anche Benevento c’era. Moltissime associazioni sannite si sono date appuntamento, per protestare pacificamente e per chiedere ai politici di farsi carico dei problemi. L’indomani, l’amarezza e lo sconforto ha preso il posto dell’euforia della partenza.

“Adesso – dice F.N. 26 anni Beneventano – i nostri sforzi sono stati resi nulli, se speravamo che le nostre parole, le nostre bandiere i nostri volti puliti muovessero le coscienze di chi ci governa, ora con i danni causati si parlerà solo della caccia ai colpevoli e non dei problemi che abbiamo cercato di sollevare”.

E ancora G.L.27 anni indignata sannita:” Non so chi fossero questi incappucciati, ce li siamo trovati davanti all’improvviso, infiltrati o no hanno rovinato l’unica reale possibilità che avevamo noi giovani di prenderci in mano il nostro futuro, ma non con la violenza, con un’arma ancora più efficace: la parola”. Nei loro occhi leggo un reale spaesamento un forte stupore e disincanto.

Negli scontri anche un sannita è rimasto ferito, stando a quanto scritto dal giornale il Fatto Quotidiano www.ilfattoquotidiano.it

Un ragazzo di Benevento è rimasto ferito mentre un blindato delle forze dell’ordine faceva retromarcia. Sarebbe stato urtato dagli specchietti retrovisori del mezzo”. In realtà che   quella non sarebbe stata una manifestazione pacifica lo si è capito subito fin da quando, di primo mattino, cinque giovanissimi campani che stavano andando a Roma sono stati fermati a Cassino e denunciati per aver completamente sfasciato gli arredi di due carrozze ferroviarie. Teppismo gratuito e insensato, che sicuramente non aiuta a migliorare la nostra, haimè, già cattiva reputazione.

G. R. attivista beneventano mi racconta che a Roma appena arrivati “c’era un clima festoso di chi voleva dissentire pacificamente contro una politica mondiale, incapace di creare i presupposti per un futuro migliore ai giovani, ha dovuto lasciare il passo ad atti di violenza che riportavano alla mente le immagini viste 10 anni fa al G8 di Genova”.

Devo ammettere che anche io di fronte a decine di auto distrutte, di vetrine assaltate ho avuto un sussulto. Tra i ragazzi sanniti c’è tanta delusione per un evento che doveva restare pacifico e aveva lo scopo di cambiare in positivo le cose. Anche quanto è avvenuto, ci costringe a soffermarci su quello che quei ragazzi in quella piazza volevano dimostrare. La maggior parte era lì per urlare, pacificamente, la propria indignazione, verso un Paese che li tratta come un problema e non come una risorsa, un Paese che spesso soffoca i veri problemi con le banalità.

Allora forse in quella piazza c’era disperazione, c’era rabbia, c’era la volontà di far sentire la propria disperazione, ma c’era anche violenza e questo non può essere tollerato. L’effetto di quelle devastazioni è stato solo che l’indomani sui media nazionali, la notizia è stata quella degli scontri e dei numeri della guerriglia, non sicuramente del fiume di gente che aveva sfilato a Roma pacificamente, per chiedere una società migliore.

Questo ha solo fornito l’occasione alle tante “signore della politica” di sedere nei salotti televisivi denunciando gli atti di questa generazione, che a sentir loro è solo “violenta e non ha voglia di lavorare”. Ma tutti sappiamo che così non è in quella piazza c’erano tutti e questo è un ottimo segnale: i giovani italiani ci vogliono provare ancora, malgrado siano maltrattati, malpagati e continuamente umiliati, sono disposti a non andare via vogliono continuare a lottare per il proprio Paese.

È giusto allora trovare e punire i colpevoli ma come scrive Roberto Saviano: “La politica deve lasciarsi contaminare dai nuovi colori dei movimenti, dal popolo, la moltitudine che si è messa in marcia. Si sta verificando una sorta di mutazione dell’indifferenza. E i partiti vincono se sanno guardare oltre se stessi. Significa cambiare la selezione della classe dirigente, non più amministratori ma talenti. La moltitudine ha portato alla politica colori nuovi, il viola, l’arancione. I cittadini hanno saputo mescolarsi, hanno saputo unirsi come i partiti non sono riusciti a fare. Anche laddove c’erano posizioni diverse ci si è uniti per cambiare il Paese”.

Il mio augurio è che tutto questo non faccia venire meno la voglia di cambiare le cose. Spero che i ragazzi Sanniti come me continuino ad avere questa “rabbia” dentro e che la trasferiscano nella propria realtà cittadina, perché: “Il nostro tempo è adesso: la vita non aspetta”, mai però con la violenza, mai.

STEFANIA REPOLA

 





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