19/11/2011

Lo scrigno dei ricordi

“Silvia, rimembri ancor quel tempo della tua vita mortale…

Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia 
la vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

un affetto mi preme 
acerbo e sconsolato…”

A volte bastano un profumo o la nota di una canzone o un’immagine per far riaffiorare ricordi fino ad allora nascosti in un angolo del cervello.

Il presente non può esistere senza passato. E più trascorrono gli anni e più il passato si allunga, come il filo di un gomitolo che si srotola con la complicità di un gatto che ci gioca come se fosse una pallina.

Anche il bambino appena nato ha il ricordo della vita precedente, anche il ragazzo ricorda le carezze della mamma, anche l’uomo maturo ricorda il primo bacio o la prima delusione, anche ” la vecchierella siede con le vicine
su la scala a filar, incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo, 
quando ai dì della festa ella si ornava, 
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.”. Il mondo della letteratura, della musica, dell’arte si ciba e vive di ricordi. Qualche esempio? Dante scrive l’intera Commedia ricordando. Proust scrive una serie di testi ” Alla ricerca del tempo perduto”.

Ma… Qualche volta, anzi, quasi sempre, i ricordi sono come “ i cani che dormono”: non bisogna svegliarli. Nel senso che bisogna conservarli in uno scrigno come una cosa preziosa. Ma non bisogna aprire quello scrigno, non bisogna riportarli alla realtà, perché altrimenti svaniscono, si sciupano, si dissolvono. Un esempio: chi di voi non ricorda con affetto e nostalgia gli anni di scuola, i compagni dell’adolescenza, del liceo, gli scherzi, i primi amori, il batticuore per un’interrogazione, la gita scolastica. Ma se oggi, dopo che sono trascorsi alcuni anni, tanti, si decide di ricomporre quella classe e di fare una rimpatriata: che pena! Chi è completamente cambiato, chi non c’è più, chi è malato. E poi: di cosa parlare? Non ci sono argomenti, se non forzati e falsi. Dobbiamo convincerci che i vecchi tempi non tornano. Quegli anni non torneranno più! Perciò: lasciamo in pace i ricordi, teniamoli cari come le cose più belle che abbiamo nel cuore e nella mente, non li buttiamo via! C’è un tempo per ogni cosa. Viviamo il presente e coltiviamolo come la rosa più bella del nostro giardino. La più profumata. Magari dello stesso profumo di quella che ci è stata donata da ragazzi.

Seguo con piacere la trasmissione “I migliori anni” ma ogni volta sento una profonda amarezza: nel vedere e sentire quei cantanti, oggi, mi ricordo di com’erano, di com’ero e… piango.

“ Mi ricordo montagne verdi e le corse di una bambina…”

“Sentivo mia madre… poi nulla… sul far della sera.”.

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com

 

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