03/02/2012

Don Mimì, il barone del pallone

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La storia del barone Domenico Petruccelli - che nell’anno appena concluso ha festeggiato l’85° compleanno - è una storia d’altri tempi che per certi versi ricorda quella del barone Luigi Fontana interpretato da Totò nel film Gambe d’oro (1958) nei panni del presidente della squadra di calcio di Cerignola. Ma mentre il personaggio del principe della risata era molto avaro e lesinava all’allenatore i soldi per la squadra, don Mimì è stato invece sempre generoso e di animo magnanimo, prodigandosi per la sua terra con non poche opere di mecenatismo specialmente in favore dello sport, sponsorizzando per decenni squadre e formazioni sportive e di calcio a San Giovanni Rotondo e meritando per questo l’unanime stima dei concittadini.

Nato il 20 agosto del 1926 a Baselice, ove ha sempre conservato la residenza nell’avito palazzo di famiglia pur trascorrendo parte dell’anno a San Giovanni Rotondo, don Mimì è il primogenito del barone Pietro - da cui ereditò considerevoli proprietà - e di Adelaide Lagorio, nobildonna ligure giunta per devozione a San Giovanni Rotondo allo scopo di dedicarsi ad opere di bene accanto a Padre Pio il quale tuttavia la indusse a sposare il suo caro amico Pietro dicendole «Se vi volete bene sposatevi; si va in paradiso anche da sposati….ma le tue ossa non invecchieranno».

Così come previsto dal Santo frate, Adelaide Lagorio morì nel 1937 dando alla luce l’ultimogenita di cinque figli che prese il suo nome, e quindi Mimì e i suoi fratelli furono allevati dal padre nel ricordo della donna che per dodici anni al suo fianco si era sempre dedicata al prossimo.

Educato alla generosità e all’amore per gli altri, don Mimì fin da giovanissimo si prodigò nelle opere promosse da Padre Pio con cui rinsaldò i già forti legami familiari di amicizia e collaborazione, e destinò inoltre le sue sostanze ai giovani del paese per promuovere l’attività sportiva dell’ A.C. San Giovanni Rotondo che oggi lo ricorda tra i suoi benemeriti tant’è che sul sito internet si legge infatti: «Domenico Petruccelli detto Don Mimì il Barone, è figlio diretto di stirpe regale. Il Gianni Agnelli sangiovannese amante dello sport e del calcio, non lesinava mai risparmi dando sempre carta bianca ai suoi collaboratori non badando mai a spese. Voleva sempre armonia intorno alla squadra - era fondamentale per lui - e trovò in Ercolino Stefano l'uomo al quale cedere la presidenza e con il quale dividere gioie e dolori durante il periodo della sua gestione. Don Mimì era un uomo calmo saggio e cercava sempre di accontentare, ma era sempre orgoglioso della sua squadra, voleva che ognuno facesse bene il proprio dovere fino in fondo, ripudiava la violenza in sua forma, amava la sua creatura in modo morboso ed ogni anno cercava sempre nuove soluzioni per rendere tutto molto più bello e per raggiungere le mete prefissate. Voleva sempre vincere con lealtà ed è per questo che la sua figura è rimasta scolpita nel cuore dei sangiovannesi non solo nell'ambito sportivo. La dote predominante è senza dubbio la generosità.

Anche se sono passati molti anni da allora Don Mimi' a tutt'oggi chiede sempre agli addetti ai lavori come vanno le sorti della nostra amata e gloriosa società, rammaricandosi per notizie negative e reagendo con occhi lucidi a notizie positive per la squadra. Rimarrà sempre innamorato del suo vecchio e grande amore.

Negli anni 1962-63, il presidente d'accordo con Don Mimì e con i suoi collaboratori, affidò la squadra a De Santis, sangiovannese purosangue e profondo conoscitore di calcio con il compito di darle nuova linfa vitale grazie alla politica dei giovani locali. …..Questa squadra era famosa perchè si faceva rispettare in tutti i campi, per il carattere e la compattezza, in campo rappresentavano i cosiddetti undici leoni e quell'anno conquistarono un decoroso terzo posto a pochissimi punti dalla prima, misurandosi con squadre come l'Andria, il Barletta il Manfredonia ed il Cerignola. Questi risultati davano grosse soddisfazioni alla società ed alla citta' e questo lo si leggeva negli occhi del Barone perchè dava merito alla sua politica giovane, sempre attenta al vivaio e sempre pronto a pescare nel settore giovanile….. Questo era il fiore all'occhiello di Don Mimì questi i ragazzi che il Barone ha sostenuto e fatto crescere.

L'era del Barone verrà sempre ricordata per i grandissimi giovani che Don Mimì ha saputo coltivare e far crescere. Il duo Ercolino-Petruccelli sara' fondamentale per i talenti che poi negli anni a venire formeranno gli insegnanti che tutt'ora vediamo nei campetti alle prese con i giovani di oggi.

L'epoca del Barone è sicuramente uno dei periodi più significativi della nostra storia calcistica caratterizzata dal folto pubblico che accorreva al vecchio Tonino Massa di via Palestro, e dai numerosi pullman organizzati per seguire e sostenere la grande squadra. Serietà, sacrificio e massima correttezza in campo e fuori. Questo era Don Mimì. Nel 1973-74 però il Barone decise di staccarsi per ovvi motivi e fondò una nuova società distaccata che chiamo Sangiovannese».

Da allora ad oggi sono passati quasi quarant’anni e, anche se dal mondo dello sport il barone Petruccelli si è da tempo allontanato, resta sempre un saldo punto di riferimento per i suoi concittadini di San Giovanni e di Baselice i quali ultimi sanno che grazie a lui, in caso di problemi di salute, c’è sempre un posto all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e le porte della sua casa sono sempre aperte per tutti, così come si conviene ad un gentiluomo d’altri tempi che oggi trascorre le sue giornate nella casa alle Mattine, nella campagna di San Giovanni, con la sorella Adelaide e la moglie Antonia, e pur non avendo avuto figli è confortato dalle gioie di una lunga vita sempre dedicata agli altri.

ANDREA JELARDI



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