01/03/2012

Gaetano Rummo: un medico innovatore

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Notissima a Benevento e nel Sannio nonché al di fuori dei confini provinciali e anche nazionali, la figura del grande clinico Gaetano Rummo presenta ancora alcuni aspetti finora misconosciuti poiché, pur senza prescindere dai fondamentali aspetti della sua professione, egli sperimentò innovative tecniche didattiche e scientifiche e si prodigò altresì in un fattivo impegno in altri settori quali il commercio, l’economia e l’imprenditoria con iniziative di sostegno e incoraggiamento, lottando inoltre orgogliosamente contro la potente e deleteria casta accademica.

La storia di Rummo inizia il 6 luglio del 1853 in un antico palazzo in Piazza Orsini, ove nasce da piccoli commercianti che al prezzo di non pochi sacrifici gli consentono di compiere gli studi e, dopo la laurea in medicina conseguita a Napoli nel 1879, gli affidano anche il giovane nipote Andrea Ferrannini che diverrà poi suo valido collaboratore.

Assistente di Salvatore Tommasi ed Enrico De Renzi, il giovane medico sannita mostrò però ben presto il suo carattere fiero e ribelle e nel 1881, ingiustamente respinto al concorso per coadiutore medico all’Ospedale degli Incurabili, provò l’esattezza della sua diagnosi eseguendo di nascosto l’autopsia sul paziente nel frattempo deceduto e il cui male non era stato riconosciuto dagli effettivi vincitori, lasciando subito dopo Napoli per recarsi a Parigi, vincitore di una borsa di studio di perfezionamento.

Tornato nuovamente in Italia con salda preparazione, si dedicò a innumerevoli ed importantissime ricerche sulle patologie cardiologiche e sulle aritmie poi classificate come Morbo di Rummo e Sindrome di Rummo e Ferrannini, distinguendosi altresì come precursore della prova di Katzenstein e soprattutto, nell’ideazione e nella messa in pratica di nuove metodologie didattiche e divulgative fondando nel 1855 a Napoli il quotidiano di medicina, chirurgia, farmacia, veterinaria e scienze affini «La Riforma medica», che divenne un importante organo di confronto e dibattito internazionale e fu edito fino al 1905 quando ebbe cadenza dapprima settimanale e poi quindicinale fino al 1977 allorché passò alle Edizioni Minerva Medica di Torino.

Oltre che nel giornalismo medico ove ebbe notorietà vastissima, Rummo fu stimato docente universitario e alla sua scuola formò numerosi e valorosi medici, ma se fin qui la storia è più che nota, meno conosciuta è invece la geniale e pionieristica applicazione scientifica di nuovi mezzi tecnici nello studio e nella didattica poiché - primo in Europa - promosse l’uso del fonografo per registrare le voci di ammalati a scopo di ricerca, applicò sin dal 1889 la fotografia nelle indagini sulla grande isteria, ed utilizzò infine la cinematografia a scopo didattico, filmando cioè alcuni dei più eloquenti casi clinici con l’aiuto dell’operatore napoletano Ruggeri e proiettandoli poi in aula nel 1911, quando mostrò pure agli studenti il film La neuropatologia (1908) girato dal neuropatologo torinese Camillo Negro, e illustrò i risultati dei suoi scambi epistolari con Fulgence Raymond, sperimentatore e pioniere francese di tale innovativa tecnica.

La sua carriera accademica fu altrettanto brillante, ma così come in gioventù, anche in età matura mostrò segni di viva insofferenza per lo scarso valore attribuito al merito tant’è che, docente nell’ateneo di Siena, partecipò ad un concorso per quello di Firenze e, pur avendolo brillantemente superato, preferì rifiutare l’incarico come segno di protesta verso i colleghi che ne temevano il carattere schietto e franco, passando quindi ad insegnare a Palermo, ove creò ex-novo il primo moderno istituto clinico d’Italia, e infine a Napoli ove alternò l’attività scientifica alla politica, intendendola ugualmente come missione sociale e volta al conseguimento di risultati pratici e tangibili.

Consigliere comunale e provinciale a Benevento e poi deputato al Parlamento nel 1895 e nel 1904, Rummo promosse infatti riforme sociali e della scuola, mentre nella terra natia favorì l’istituzione della Camera di Commercio nel 1902, suggerì l’istituzione di una lotteria nazionale per finanziare i lavori di scavo del Teatro Romano, fu al fianco dei contadini sanniti per l’incremento della tabacchicoltura e, infine, fondò la Banca Commerciale Beneventana a sostegno della piccola industria e dell’agricoltura.

Autore di numerosi saggi e testi scientifici, si spense a Napoli l’11 maggio 1917 e lasciò la sua ricca biblioteca agli Ospedali Riuniti di Benevento che furono a lui intitolati dal 1935, così come pure ebbero il suo nome una strada e il liceo scientifico cittadino, mentre due monumenti e una lapide sulla facciata della casa natia sono un ulteriore e doveroso omaggio all’insigne clinico che tuttavia, al di fuori dei confini provinciali, non è ancora purtroppo noto quanto avrebbe invece meritato per gli innovativi contributi alla scienza medica con misconosciuti primati internazionali, per il rigore accademico nonché per l’impegno politico a favore dell’imprenditoria e dell’industria in Campania.

ANDREA JELARDI

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