05/04/2012

L'IACP: i 300 alloggi si faranno. Scoprire chi abbandona i rifiuti

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“Cavalie’, zitto tu e zitto io, così è andata avanti per oltre un anno la iacovella (la paradossale storia) tra l’istituto autonomo case popolari che prometteva di costruire trecento alloggi nel rione Capodimonte e i tanti ingenui prenotatari che avevano versato, come acconto, cinquemila euro a testa.

“E che vi credete che gli alloggi crescono come l’erba prataiola?” rispondeva per le rime il commissario dell’istituto, Nino Del Vecchio, chiamato in causa per il notevole ritardo nella consegna del bene promesso da parte di una cospicua parte di erogatori dell’anticipo.

Poi l’insofferenza si è allargata a macchia d’olio. Il “grido di dolore” dei delusi è stato raccolto dal Sunia (Sindacato inquilini ed assegnatari), dall’Apu (associazione proprietari utenti) e ovviamente da Alfonso Pacilio (rappresentate de i prenotatari).

“Ora basta!” hanno gridato i suddetti tribuni della plebe (popolo sofferente) “Posate subito il malloppo”.

“Bene!” hanno applaudito coloro che avevano sganciato l’acconto, forse un tantino delusi perché magari si sarebbero aspettati il rimborso della somma ingenuamente versata con un cospicuo interesse.

Ma la speranza è l’ultima a morire: si è sparsa la voce che il Commissario Nino Del Vecchio ha confermato la sua volontà di costruire i trecento alloggi in contrada Capodimonte... a meno che - come paventa il solito uomo della strada - l’Iacp non decida di fare un nuovo bando di prenotazione, magari raddoppiando il numero degli alloggi ed elevando a diecimila euro la somma da anticipare. Una voce vibrata si diffonde: “Ingenui una volta sì, ma fessi a ripetizione assolutamente no!”.

“Noi” continua la nostra lavascale “abbiamo fiducia solo in quanti dimostrano buona volontà, come il Comune di Benevento che, in nome di “Città luce”, per attirare i turisti ha promosso una serie di visite guidate ai siti più spettacolari della città. Purtroppo, per ammissione dello stesso presidente dell’Asia, Ugo Lonardo, pur avendo la “differenziata” superato il 60 per cento del totale dei rifiuti solidi urbani, le strade sono sporche: molti, troppi, cittadini degeneri, hanno l’abitudine di lasciare materiale vario, oltre all’umido, sulle pubbliche strade e particolarmente accanto alle campane per la raccolta del vetro. Poveri netturbini! Non ce la fanno proprio più a raccattare il malmesso. Ed ecco allora Sindaco ed Assessori indossare la tuta di “stradini volontari”. Ma il loro intervento risulta essere insufficiente alla bisogna. Ed ecco Gelsomina suggerire un valido rimedio: “almeno dinanzi alle campane dove si riscontra il maggiore deposito di materiale vario, si potrebbero collocare una serie di apparecchi fotografici e potenti riflettori per scoraggiare e magari pizzicare quei fetenti dei cattivi depositanti”.

“Gelsomi’,” obiettiamo con un sorriso di aperta derisione “ eh sì! Mo’ facciamo diventare tutte le vie cittadine studi fotografici!”.

“Cavalie’, e allora voi che cosa proponete?

“Gelsomi’, l’unica arma restano sui giornali e radio-televisioni locali continui programmi di dissuasione... Mica vogliamo prendere ad esempio quanto accaduto a San Marco dei Cavoti, dove i Carabinieri, su sollecitazione del Comune, hanno raccolto qualche sacchetto... perduto per strada da una signora...”:

“E come si sono accorti, i carabinieri, che il sacchetto era di quella signora? Mica ci era stato incollato sopra un biglietto da visita?” chiede con un ghigno Gelsomina.

“Gelsomi’,” spieghiamo pazientemente “i rappresentanti della Benemerita sono andati... a fondo del sacchetto: hanno sparso su di un tavolo i rifiuti e tra cartacce varie hanno scoperto alcune buste indirizzate alla signora.

La povera donna si sarà amaramente rimproverata di non avere messo preventivamente al rogo le buste che l’hanno incriminata. I solerti tutori dell’ordine forse avrebbero accettato le scuse della povera donna, ma i rappresentati del Comune, anche come buon esempio per la collettività sanmarchese, hanno appioppato una multa di seicento euro”.

“E che diamine!” ha esclamato sconcertata Gelsomina “Seicento euro per un sacchetto! E allora quanto dovrebbero far pagare a Benevento a coloro che lasciano vicino alle campane frigoriferi e cucine guasti, nonché mobili, tubi al neon esauriti e magari sacchetti con il puppù del neonato...”.

Abbiano avuto il nostro bravo da fare per far desistere la nostra lavascale dal proponimento di far agire i carabinieri anche a Benevento alla ricerca di “preziosi” sacchetti a perdere e tracce di accantonatori di mobili vari vicino alle campane...

“Gelsomi’, accontentiamoci della caccia intrapresa dall’Agenzia del territorio alle case fantasma, ovvero agli immobili non registrati al catasto”.

“Mamma mia,” ci interrompe Gelsomina “quante cose non vanno a Benevento! Meno male che a maggio entrerà in funzione il parcheggio di Porta Rufina con 170 posti auto. Sono anche maturati i tempi di aggiudicazione alla ditta Giardiello dei lavori relativi alla stazione degli autobus extraurbani a Santa Colomba.

Saranno realizzati cento stalli per auto e ben 15 stalli per autobus. Ci sarà una bella gara tra gli autobus per accaparrarsi un posto per sostare. E gli altri autobus? Forse potranno trovare ricovero nella struttura di circa 80 metri quadri che l’Amministrazione ha deciso di sistemare a verde con alberi di alto fusto... per riparare dal sole cocente”.

“Gelsomi’, ogni occasione per te è buona per gettare discredito sui poveri amministratori. Chissà cosa penserai di quanto accaduto a Campolattaro, dove la Provincia - come ha evidenziato il vice presidente Antonio Barbieri - ha plaudito all’esperto naturalistico, ingaggiato dalla Regione Campania, che ha imposto il differimento ad agosto dei lavori per il completamento della diga... per consentire la nidificazione di alcuni uccelli che avrebbero potuto essere disturbati dai lavori in corso, pregiudicandone la riproduzione se non addirittura allontanarli per sempre dalle zone (dove insiste l’Oasi del Wwf)”.

“Speriamo che i tecnici” farfuglia Gelsomina tra il serio ed il faceto “non vietino pure la pesca!”.

CLEMENTE CASSESE

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