07/06/2012

L'inquinamento fluviale

http://www.realtasannita.it/bt_files/newspaperFiles/gelsomina_2.jpg

“In galera!... ‘Ngalera aggia vede’” grida scompostamente Gelsomina.

“A chi vuoi vedere finire in galera?” chiediamo, curiosi.

“A chi ha ridotto così i nostri fiumi... Mi riferisco ai trentadue sindaci, Pepe compreso, che non hanno fatto niente per mettere un freno all’inquinamento del “Sabato” e del “Calore”, lasciando troppo spesso che gli scoli delle fogne si riversassero a cielo aperto nelle nostre acque, a volte senza alcun depuratore...”.

Abbozzando un sorriso alquanto sarcastico, chiediamo: “Ma da quando in qua ti sei scoperta ambientalista?”:

“Cavalie’, se non vi fa schifo, da sempre, da quando accompagnavo mia madre che andava a fare il bucato nel “Calore”. E mentre mamma’ sciriava (strofinava) i panni sui ciottoli più grandi, io mi facevo il bagno assieme alle figlie o alle nipotine delle altre lavandaie. I miei fratelli più grandi andavano invece a tuffarsi nella marrata, a ridosso della società elettrica, nelle acque fluviali che producevano energia elettrica, oppure sotto il ponte di ferro della linea ferroviaria per Avellino (che si stagliava di fronte al ponte Vanvitelli...).

Cavalie’, vi prego, non discreditate i nostri bagni! Erano in pochi i “signori”, magari anche voi, che si potevano permettere di affittarsi una casa al mare... indossando i costumi, noi il bagno a fiume ce lo facevamo con le mutande e il sottanino...”.

“Ecco, l’immancabile lamento della differenza di classe!...Premesso che io, quand’ero ragazzo, il bagno me lo facevo nella tinozza di casa, da che mondo è mondo c’è chi può e chi non può. Non farne una tragedia se sei cresciuta e il bagno a fiume non lo fai più...”.

“Cavalie’, non si tratta solo di bagni. Il fiume era anche il divertimento di mio padre che nei giorni festivi, magari anche all’imbrunire, dopo che era scapolato (a fine lavoro) si dedicava con gli amici a pescare con la uària (letteralmente: rete varia), intrappolando barbi, cavedani e anche anguille.Più spesso pescava col bilancino...”.

“Bella roba, il bilancino!” stuzzichiamo la nostra interlocutrice “Con la rete a maglie stretta, tuo padre faceva la... strage degli innocenti, ovvero pescava (di frodo) il novellame, i cosiddetti scardilli, che degustava con i familiari, fritti e insaporiti con sale e pepe...”.

“Embè?!” Piacevano pure a voi quando mio padre ne regalava un cartoccio alla vostra famiglia!...! Io perciò me la piglio coi sindaci” Gelsomina riprende a blaterare “che non hanno salvati i bagni e la pesca nei nostri fiumi ...”.

“Gelsomi’, non so darti proprio torto per il tuo cocente rammarico dell’addio alle gioie che procuravano le nostre acque fluviali...Effettivamente le autorità comunali di mezza provincia hanno trascurato di correre ai ripari. Né possono avanzare la scusante di ignorare il degrado fluviale

: le indagini degli inquirenti sono scattate da ben sei anni. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Clemente, ha visto in campo, a più riprese, tre nuclei di esperti: la polizia ambientale del Corpo forestale dello Stato, l’Arpac e l’Istituto Superiore di Sanità.

Il sindaco Fausto Pepe conosce bene il problema, essendo stato vagliato, lo scorso 24 aprile, alla presenza del Ministro Cancellieri, dalla Commissione di coordinamento delle province di Benevento e Caserta. Il quadro che si evince dall’apposito studio dell’Università Parthrnope e sconsolante. Basti pensare che nella sola cinta di Benevento sono risultati ben ventisei punti di scarico, senza alcun depuratore, nelle acque del Calore.

E la situazione non è certamente migliore negli altri comuni del >Sannio, con qualche sparuta eccezione (vedi Airola dove è operante dal 2009 un depuratore realizzato dalla Provincia).

Le nostre acque fluviali, che ricevono quelle presumibilmente già inquinate delle zone irpine, scorrono poco allegramente verso il Volturno, suscitando le giuste ire di quei comuni rivieraschi”.

“Cavalie’,” ci chiede,irritatissima, la nostra vessillifera dell’anquinamento fluviale “ e quando si muovono i nostri sindaci a installare e far funzionare al meglio i depuratori?”.

“Gelsomi’, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare tempestosa della precarietà dei bilanci comunali. Si prende ad esempio Apice che ha un dissesto economico di oltre 23 milioni di euro.

Tutti guardano quindi con speranza al governo da cui si aspettano congrui investimenti. Purtroppo anche il Presidente Monti è in difficoltà finanziaria...”.

Uh, cavalie’, quanta la fate lunga voi il Monti! Lui, il Presidente del Consiglio, sa bene come muoversi. I soldi gli mancano? E non si scoraggiasse! Lui che ha messo tante tasse, compreso l’Imu, trovasse un’altra tassa da appioppare alla popolazione abituata a stringere la cinghia...magari mettesse una tassa sull’aria che respiriamo...”.

Tutto si aggiusta. Che bello! Una volta rese le acque fluviali balenabili, potrò tornare , magari con le mie nipotine, a faermi un bagno nel Calore. E non basta: ci faccio rattoppare la rete del biolancino a mio marito che sar5à felice di riempire, come ai tempi belli, la capaia di tanti scardilli che mangeremo, alla faccia delle solite alici, alla vostra salute. Anzi! Siete invitato anche voi alla nostra tavolata, arricchita forse anche da un pezzetto di anguilla...

Venite, vi aspetto, ve faccie cunsulà!...”.

CLEMENTE CASSESE 

Torna alla home page

Visualizza altri articoli "Gelsomina la sa lunga"