19/06/2012

Stranezze del Consiglio comunale. Dubbi su eliporto e piazza Orsini

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Piazza Orsini: c’era una volta il parcheggio affidato a liberi guardiani non autorizzati da chicchessia. Tutto filava liscio per la felicità degli usufruttuari, particolarmente dei commercianti gravitanti sulla zona e naturalmente dei guardiamacchine che intascavano il pedaggio senza corrispondere alcunché ai proprietari del suolo sfruttato e ovviamente senza sborsare tassa alcuna.

Poi, all’improvviso, ecco saltare fuori una parte dei proprietari del suolo adibito a parcheggio (e si sottolinea “una parte” perché presumibilmente, nella frantumazione dei numerosi caseggiati a seguito dei bombardamenti aerei, gli originali proprietari si sono moltiplicati per la naturale proliferazione degli eredi).

Dunque, una parte dei titolari dei diritti di proprietà dell’area si è consorziata ed ha deciso di ricavare qualche spicciolo dallo sfruttamento del parcheggio. E, detto fatto, ha ordinato alla ditta Fi.Vi di tracciare un solco semicircolare, delimitando la propria area di proprietà.

“Ma quali diritti !?” hanno gridato esasperati coloro a cui era stato sottratto...il diritto “usucapionale” a parcheggiare. Le autorità comunali sono state costrette a viva forza ad intervenire. E’ entrata in ballo la Soprintendenza... ( è come il prezzemolo: buono per ogni minestra), che ha ritenuto di obbligare la ditta Fi.Vi a ripristinare lo stato dei luoghi.

“Ah, finalmente!” ha esultato Gelsomina che, abituata a mettere lingua in ogni pettegolezzo cittadino, si è schierata a favore dei commercianti che hanno patito il danno di non potere più fruire del comodo parcheggio a ridosso dei loro esercizi di vendita.

Caso chiuso? Neanche per sogno! Le autorità comunali, costrette a dipanare la intricata matassa, hanno incominciato a saggiare le intenzioni dei legittimi proprietari dell’area, con la speranza di far rinascere il parcheggio. Ma la soluzione del caso non è dei più facili.

L’appetito, poi, viene mangiando. Ed ecco saltare fuori i dormienti diritti delle decine di progetti architettati post-guerra nel tentativo di conciliare l’estetica della piazza e le speranze dei proprietari a vedere riedificati i loro palazzi.

Dice sconsolata Gelsomina: “Seh, seh! E mo’ fernesce ‘sta iacuvella (groviglio di desideri)! Addò cantano tanti galli non fa mai juorne!..

° ° °

Gelsomina - sempre lei! - salta da un argomento all’altro. Con una colorita espressione popolare “fotografa” la situazione dell’eliporto adiacente l’ospedale “Rummo”: “è cumme ‘o ciuccio ‘e Picchicola: nuvantanove piaghe e ‘a cora fracete!”.

Purtroppo, dopo cinque anni di attesa le vicissitudini dell’eliporto non sono terminate: Dopo le peripezie relative alla pista d’atterraggio, all’impianto di illuminazione, alla recinzione, alla segnaletica ed agli impianti semaforici, ora è saltata fuori il nodo della mancanza della squadra anti incendi.

“Cavalie’,” propone Gelsomina “fossi al posto del direttore dell’Asl, Michele Rossi, ci manderei uno squadrone di preti per liberare dal demonio il disgraziatissimo complesso!...”.

Atterreranno un giorno gli elicotteri del pronto soccorso?

° ° °

Una volta si annettevano le terre redenti. Oggi è tempo di aggregazioni di tribunali di modesta entità. Benevento gongola per la ventilata aggregazione al suo tribunale di quello di Ariano Irpino.

Purtroppo, non c’è rosa senza spine. Ed ecco volteggiare nell’aria tribunalizia l’ accorpamento della sezione di Guardia Sanframondi a quella di Piedimonte Matese che verrebbe distaccata dal Tribunale di Santa Maria Capuna Vetere.

Gelsomia commenta. “E, poi, dicono che la Legge è uguale per tutti!...”.

° ° °

Il Consiglio comunale di Benevento recentemente è saltato per mancanza di numero legale. Niente di strano!? Eppure la stranezza si è verificata: è risuonata nell’aula l’accusa da parte della maggioranza rivolta all’opposizione di non avere garantito la presenza del numero di consiglieri per il regolare espletamento della seduta.

Commento di Gelsomiuna: “ ‘0 bove chiama cornuto all’asino... Ma la maggioranza c’è o ci fa ?!...”.

CLEMENTE CASSESE 

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