21/09/2012

I miei anni da preside al Giannone

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Dopo un triennio di intensa attività di collaborazione giornalistica, abbiamo avvertito il dovere di salutare anche noi, attraverso l’ intervista che segue la prof.ssa Maria Felicia Crisci, dirigente scolastica del Liceo Classico “Pietro Giannone” di Benevento, da quest’anno in quiescenza dopo oltre dieci anni di servizio alla guida di uno dei più prestigiosi istituti superiori di Benevento. Abbiamo cercato di ripercorrere con lei, certamente in uno spazio limitato, la sua non comune carriera scolastica e, allo stesso tempo, professionale. Tra le altre cose, abbiamo cercato di far emergere, gli aspetti reconditi ed umani del suo carattere, e della sua personalità.

Dirigente, ci vuole presentare, succintamente, la sua carriera scolastica e professionale?

Non ho molto da dire, perché ho un percorso scolastico e professionale abbastanza lineare. Sono stata studentessa ginnasiale di questo liceo. Per motivi logistici - viaggiavo da Cervinara, ma dalla zona a monte - si concordò in famiglia che avrei continuato il liceo al Giannone di Caserta, dove ero ospite di parenti e potevo raggiungere la scuola in maniera agevole. Laureata all’Università di Napoli, ho cominciato a insegnare, senza mai interrompere, meno di un mese dopo. Ho lavorato i primi tre anni in Sardegna, poi al Rummo di Benevento, al Giannone, fino all’88. Il primo settembre dell’88 ho preso servizio come preside nel liceo scientifico di Codigoro, in provincia di Ferrara, poi sono passata nei licei di Genzano di Roma, Airola, Cava dei Tirreni, Napoli e provincia, San Marco dei Cavoti; un anno sono stata al Guacci e poi, fino ad oggi, al Giannone. Certamente da preside ho fatto una gavetta molto più dura che da insegnante.

Dall’anno scolastico 2000/2001 dirige questo prestigioso Liceo Classico. Con quale tipo di azione dirigenziale ha impostato la sua azione direttiva?

Decisamente con spirito di servizio. Una scuola antica come un liceo classico e come il Giannone non ti fa sconti. E’ una vetrina. Nel bene e nel male è la scuola più in vista della città. Molti amano conservare un’idea nostalgica del liceo. Sento dire spesso: “Non è più il liceo di una volta” che è come dire “non ci sono più le stagioni di una volta”. E’ un luogo comune che non ha senso come non ha senso dire che i ragazzi non sono più quelli di una volta. Che forse i genitori sono quelli di una volta? La scuola è diventata molto più complessa e ai docenti viene chiesto molto più di quanto non ricevano nella loro preparazione. Il lavoro di un docente è frutto del suo senso del dovere, della sua responsabilità, della sua curiosità, e la scuola deve essere, con pochi mezzi, un luogo di elaborazione e di ricerca. L’esperienza di docente e di preside anche di qualche istituto diverso dal classico, mi aveva convinto che il liceo non doveva rinunciare alla sua struttura formativa, ma non poteva vivere in una perenne autocontemplazione e in una sterile autoreferenzialità. Il mondo fuori era in movimento e un po’ di aria fresca poteva fare solo bene. Quindi, senza snaturare il curriculum, abbiamo lavorato sulle lingue straniere, sulla matematica, sui nuovi linguaggi, sugli approfondimenti culturali, su segmenti di ricerca, sulla creatività. Abbiamo modernizzato le dotazioni e, quelli che erano i depositi umidi e polverosi, sono diventati vivibili spazi di ricerca. Dagli M24 che ho trovato nel 2000 e che erano stati acquistati 14 anni prima, siamo passati alle singole aule che possono collegarsi e lavorare con le lavagne interattive.

Quali sono stati i momenti più esaltanti?

Quando si lavora non si ha il tempo di esaltarsi. Se provo a fare mente locale mi ritorna sempre l’immagine degli studenti: vederli crescere, dare loro strutture mentali solide e ricchezza di stimoli, sentire che la loro mente è viva, si nutre ed è capace di andare oltre lo stimolo che tu hai dato. Avvertire che il ragazzo o la ragazza diventa, crescendo, un tuo interlocutore reale: questo, per me, è stato sempre l’aspetto stimolante ed esaltante della scuola.

Cosa lascia in eredità ai docenti, agli studenti e al nuovo dirigente?

Onestà mentale, rispetto per le persone e per l’intelligenza, nessun interesse per alcuna forma di potere.

Le prospettive del Liceo Classico Statale “P. Giannone” di Benevento?

Il Liceo Classico ha grandi prospettive se sa guardare avanti e sa dimostrare con fatti che è depositario di un patrimonio culturale che ci invidiano ma che non costituisce la verità assoluta. I patrimoni vanno verificati, aggiornati, non va mai abbassata la guardia sul rigore della ricerca e sulla didattica, anche se non ci danno retribuzioni adeguate.

Come si sta preparando alla quiescenza e come pensa di viverla?

Per ora sono serena, perché sento che si è concluso un ciclo. Che cosa farò? Non so. Riprendere le grandi, belle letture e guardarsi intorno. Qualcosa farò.

Chi intende salutare e ringraziare?

Saluto innanzitutto i miei studenti e a loro esprimo tutto il mio affetto. Ringrazio tutti coloro con cui ho lavorato, i docenti, il personale, l’Ufficio Scolastico regionale e l’Ufficio di Benevento, le istituzioni che, pur nelle difficoltà, ho trovato sempre vicine. Un pensiero di gratitudine va ai genitori che ci hanno affidato i loro ragazzi e spesso ci hanno ringraziato per quanto abbiamo fatto; li ringrazio anche per il contributo che hanno dato negli organi collegiali. Un pensiero anche alla stampa che ci è stata vicina e di stimolo.

ANTONIO FLORIO 

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