03/10/2012

I terremoti e gli scontati rituali

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Ci risiamo con il terremoto. Noi sanniti abbiamo una lunga tradizione di terremoti. Ognuno di noi ha avuto l’occasione di provare quei momenti di angoscia, quando tutto trema e ci sentiamo spaventosamente impotenti di fronte alle forze della natura. Avvertiamo, forse proprio per questo, una profonda solidarietà con quelle popolazioni che, ciclicamente, scoprono come anche la loro terra è “ballerina”. Quasi ci si sorprende, dimenticando che l’intera penisola è stata, è e naturalmente sarà ancora, per diversi millenni, ad alto rischio sismico.

Facendo un calcolo approssimativo, dai tempi di Papa Orsini in poi – da quando cioè si è avuta una registrazione alquanto puntuale dei terremoti in zona – ogni trenta/quaranta anni il Sannio è funestato da un evento di grande rilievo. Volendo fare una previsione, su questa assai modesta base statistica, e dando per scontato che l’ultimo terremoto “grave” è stato quello del 1980, siamo autorizzati a fare tutti gli scongiuri di rito: sono già trascorsi 32 anni. Quello recente è stato, per fortuna, poca cosa.

Ma, toccato ferro o i “gioielli di famiglia”, cosa facciamo in realtà? Forse andiamo via da Benevento per trasferirci in una zona a basso rischio sismico all’estero? E chi ha una casa costruita prima dell’entrata in vigore delle normative edilizie antisismiche forse se ne cerca un’altra? No, certamente, a meno di non essere fortunati vincitori di una qualche lotteria. Restiamo tutti esattamente dove siamo, con le nostre cose e i nostri cari.

Allarghiamo il discorso alla nostra Regione. Le previsioni che il Vesuvio possa ridestarsi dal suo lungo torpore sono ben note. Gli studiosi, quasi unanimi, concordano che in un periodo compreso tra la fine di questo secolo e l’inizio del prossimo, il vulcano possa tornare in piena attività. Questo vuol dire che, sempre secondo previsioni umane e per questo stesso elemento assai limitate nella loro attendibilità, tra il 2080 e il 2120 potremmo avere la replica di quella eruzione che Plinio il Vecchio ebbe la ventura di osservare in diretta dal mare.

Cosa dovremmo fare? Cosa concretamente succederà? Certamente non evacueremo milioni e milioni di persone sulla base di una previsione. Le migliaia di villaggi e agglomerati di case, che si trovano sulle pendici del vulcano, continueranno tranquillamente a rimanere al loro posto. E così avviene in altre zone del mondo. I californiano sanno benissimo che, prima o poi, ci sarà quello che viene definito il “big bang”. Ma non vanno via, nemmeno loro. Troppo alti i costi di un spostamento di milioni di persone per quello che rimane comunque sempre un rischio, non una certezza. Quello che di sicuro avverrà, sarà una miriade di commentatori televisivi che, nel fare il loro lavoro, troveranno certamente il modo e il tempo per servizi o titoli come questi: Tragedia annunciata!! Inascoltato l’allarme lanciato dagli studiosi!! Perché non si è intervenuti?

LUIGI PALMIERI 

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