08/10/2012

Il riposo del commercio

Ma sì, bisogna gridare chiaro e forte lo sdegno dei lavoratori. Soprattutto quando c'è di mezzo la domenica.

Il furgoncino bianco con un grappolo di bandiere rosse al vento ha annunciato il raduno. Tutti davanti a Santa Sofia, come a dire davanti all'UNESCO, cioè al mondo intero. Per dire (chiaro e forte) al governo Monti che di liberalizzazioni si può morire. Può morire, addirittura, il commercio.

Per la verità se la sono presa un poco da lontano. Sono stati tirati in ballo il sacro e il profano. La domenica come giorno di riposo, a copiare il Padre Eterno che il settimo giorno si riposò (ma Lui aveva lavorato sodo per sei giorni). La famiglia che necessita di momenti di aggregazione. L'attacco alle multinazionali (Leclerc e Zamparini : io ci metterei pure le rivendite di pasta fresca e i fiorai) che soffocano il commercio locale.

Insomma una serie di ragioni per confermare che “Domenica è sempre domenica” (citazione canzonettistica) e “Mai di domenica” (citazione cinefila).

Ma chi veramente di domeniche si intende è l'altra categoria che, aderendo all'ipotesi, potrebbe mettere in crisi la proposta. Alludo ai preti. Chi meglio di loro, seguaci del vangelo, avrebbe più diritto di sdegnarsi?

Costretti a lavorare il dì di festa, per di più predicando la sacralità del riposo.  

 

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