19/10/2012

C'ero anch'io agli scioperi contro le Regioni

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Caro Giovanni,

probabilmente in quelle foto pubblicate da “Il Tempo” c’ero anche io. Quanti ricordi, quanto impegno, quanta passione prendevano noi tutti.

Nel 1967 ancora non mi ero laureato e nel 1970 non avevo ancora un lavoro. Non voglio fare il revisionista, ma forse è vero che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. In effetti i nostri timori per l’Unità d’Italia messa in pericolo dalla introduzione delle Regioni, erano infondati. L’Italia non era unita allora e non lo è oggi. Nonostante le nobili intenzioni del Nostro Presidente. E non è perché alcuni scalmanati in camicia verde blaterano di secessione.

E’ perché l’unico collante di questa italietta rimane l’interesse economico camuffato sotto tutte forme, ammantato di falsi ideali politici, giustificato da necessità contingenti o emergenze. Mi pare che rimane sempre valido il modello di un’Italia in cui ognuno tutela e fa solo il suo interesse, senza scrupoli e senza remore, ed oggi, si può affermare, anche senza timori di incappare in una punizione, non dico esemplare, ma almeno proporzionata.

Se l’Italia fosse stata davvero unita non avrebbe dato la stura al degrado ed omologazione inculturale che la contraddistingue, non avrebbe lasciato mano libera agli speculatori, agli evasori, ai discesi in campo ed ai loro accoliti. Se l’Italia fosse stata davvero unita non si sarebbe per esempio creato l’assurdo costituzionale che ogni organismo delle cosiddette rappresentanze regionali paga i consiglieri in misura diversa o stabilisce regole previdenziali e pensionistiche selvaggiamente diverse.

Ciò senza parlare dei disgustosi privilegi che si sono assicurati gli speciali siciliani o i normali laziali.

Né c’è da credere che le norme anticorruzione vedranno la luce, né che saranno efficaci. Tu mi dirai che forse se la politica, per essere gentili e senza offesa per le sfortunate meretrici, è andata “a puttane” è anche per colpa di coloro che se ne sono allontanati. Io me andai nel 1972, perché la scelta era o “perdere tempo” per la politica o trovarsi un lavoro. Io mi lanciai sui concorsi pubblici che mi hanno dato di che vivere lavorando molto dignitosamente.

Oggi si entra in politica per farsi una posizione pensando di rubare o trovarsi un posto con le raccomandazioni, semmai anche un posto nel governo. Ho sentito dire in una trasmissione televisiva che la politica è un mestiere. Ti ricordi che tentammo di metter su una piccola scuola di politica con la Giovane Italia? Questi di oggi non sanno nulla di storia di economia e forse nemmeno di geografia. Altro che Regioni.

Non sono state un errore le Regioni, lo è stato lasciarle andare ognuna per la sua strada senza principi morali, senza regole di buon senso, senza una omogeneità legislativa. Avrebbe ciò limitato le autonomie? Non credo. Avrebbe solo limitato gli abusi.

A questo punto ti dico: viva Togliatti: …un’Italia federalistica sarebbe un’Italia nella quale in ogni regione finirebbero per trionfare forme di vita economica e politica arretrate, vecchi gruppi reazionari, vecchie cricche egoistiche, le stesse che hanno fatto sempre la rovina dell’Italia”. (Rapporto al V Congresso nazionale del PCI, Roma 29 dicembre – 6 gennaio 1946 – Rinnovare l’Italia).

Sostituisci ai gruppi reazionari e alle vecchie cricche i politicanti e i corruttori di sempre ed avrai il quadro di oggi.

Con l’affetto di sempre

Raffaele Tresca

Prato, 8 ottobre 2012 

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